giovedì 16 Luglio 2026
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Rustichella d’Abruzzo, la resistenza del grano

In Abruzzo esiste un pastificio che ha fatto della resistenza una filosofia di vita. Non una resistenza nostalgica o retorica, ma concreta, radicata nella terra e nei gesti quotidiani. È Rustichella d’Abruzzo, e questa è la sua storia

In Abruzzo c’è un pastificio che ha fatto della resistenza una filosofia di vita. Non una resistenza nostalgica o retorica, ma concreta, radicata nella terra e nei gesti quotidiani. Rustichella d’Abruzzo nasce nel 1924 a Penne e da allora cammina controvento, fedele a un’idea di artigianalità che sembra appartenga a un altro tempo.

La famiglia Peduzzi, oggi rappresentata da Gianluigi e Stefania, ha scelto di non piegarsi alle logiche industriali. Nel 2004 ha lanciato Primograno, un progetto che puntava a recuperare la filiera corta quando ancora nessuno ne parlava. Non per moda, né per marketing, ma per continuare l’opera del nonno, che coltivava grano in Abruzzo e lo restituiva sotto forma di pasta da consumare tutto l’anno. Una “economia semicircolare” ante litteram, che oggi torna con nomi nuovi ma con lo stesso spirito.

Rustichella d'Abruzzo, Primograno

Primograno significa semina e raccolto in Abruzzo, collaborazione con i contadini locali e rispetto per la biodiversità agricola. Ogni spiga diventa parte di una filiera interamente regionale, dal campo al piatto, che si traduce in una pasta dal forte legame identitario. È un progetto pionieristico che ha anticipato di anni il dibattito sulla sostenibilità e sulla tracciabilità, trasformando un gesto agricolo antico in un modello moderno e replicabile. L’iniziativa ha coinvolto aziende agricole e artigiani del territorio, dai fornai ai norcini, fino ai produttori di vino, creando un sistema integrato che racconta l’Abruzzo attraverso i suoi protagonisti.

I grani di Rustichella d'Abruzzo

Il cuore di questa visione è l’area vestina, la valle del fiume Tavo, un tempo costellata di mulini. Qui Rustichella semina ogni anno il proprio grano e lo trasforma in sei formati della tradizione: spaghettoni, traghetti, chitarrone, penne rustiche, le virtù e sagne a pezzi. Ogni fase viene tracciata, registrando entrate e uscite di grano e semole, in una logica di trasparenza che tutela contadini, consumatori e biodiversità.

Grano Marzuolo, la nuova sfida di Rustichella d’Abruzzo

Negli ultimi anni la sfida si è fatta ancora più radicale: riportare in vita il grano Marzuolo, varietà documentata già nel Settecento e ormai dimenticata. Seminato a marzo e raccolto a settembre, un tempo serviva alle comunità di montagna come assicurazione contro i raccolti andati male. Rustichella, insieme al CREA – Centro di Ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, sta lavorando per ottenere la certificazione di questa varietà come grano autoctono abruzzese. Un atto di ricerca e resistenza agricola che ha il sapore di una sfida brigantesca, in pieno stile abruzzese.

Oggi il Marzuolo viene coltivato tra Santo Stefano di Sessanio e la zona collinare di Pianella. È ricco di fibre e proteine, poco stressato dall’uomo, altamente digeribile e adatto anche a chi soffre di intolleranze al glutine. Rustichella lo utilizza per due formati di pasta, uno lungo e uno corto, prodotti in tiratura limitata, proseguendo così la strada dei grani antichi che tengono insieme memoria e futuro. La tecnologia si piega all’artigianalità: essiccazione lenta in cabine statiche, impasti calibrati con precisione, riduzione degli scarti.

Ma la resistenza di Rustichella non si ferma ai campi e ai pastifici. Ogni anno, l’azienda celebra la stagione della trebbiatura con Primograno, una festa collettiva fra dipendenti, distributori e amici per raccontare l’Abruzzo a tutto tondo. Nel 2025, a Tenuta San Pellegrino, tra i formaggi della Tenuta del Proposto, i salumi dell’Azienda Agricola di Mascio, la celebre porchetta Nobilio, i vini di Chiara Ciavolich e la musica della Banda di Celano, è andata in scena l’anima di un territorio intero. A rendere la serata ancora più speciale, lo show cooking dello chef Max Mariola, che ha reinterpretato la pasta e fagioli in chiave estiva con ingredienti locali come il pomodoro a pera e il Tondino del Tavo. Più che un evento, un manifesto: dimostrare che la verità del grano e la verità della terra possono e devono ancora parlare al mondo senza piegarsi alle logiche del mercato.

Rustichella d’Abruzzo esporta oggi in oltre 70 Paesi, ma il suo centro di gravità resta qui, tra i campi abruzzesi. Non c’è contraddizione: è proprio la forza di questa fedeltà che le permette di essere internazionale. Come i briganti, Rustichella sceglie strade difficili, fuori dalle regole del mercato di massa. È una resistenza silenziosa, fatta di semi e di pasta. Una resistenza che non arretra perché mossa da sani principi.

 

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Antonio Galdi
Antonio Galdi
Antonio Galdi, classe 00, si laurea nel 2022 in scienze gastronomiche mediterranee presso l’università di Napoli Federico II. Inizia a lavorare come aiuto cuoco in vari alberghi e ristoranti ma dopo un master in critica enogastronomica, inizia a pubblicare i suoi primi articoli. Adora la cultura pop legata al cinema, alla musica e alla letteratura italiana.

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