In Abruzzo c’è un pastificio che ha fatto della resistenza una filosofia di vita. Non una resistenza nostalgica o retorica, ma concreta, radicata nella terra e nei gesti quotidiani. Rustichella d’Abruzzo nasce nel 1924 a Penne e da allora cammina controvento, fedele a un’idea di artigianalità che sembra appartenga a un altro tempo.


La famiglia Peduzzi, oggi rappresentata da Gianluigi e Stefania, ha scelto di non piegarsi alle logiche industriali. Nel 2004 ha lanciato Primograno, un progetto che puntava a recuperare la filiera corta quando ancora nessuno ne parlava. Non per moda, né per marketing, ma per continuare l’opera del nonno, che coltivava grano in Abruzzo e lo restituiva sotto forma di pasta da consumare tutto l’anno. Una “economia semicircolare” ante litteram, che oggi torna con nomi nuovi ma con lo stesso spirito.

Primograno significa semina e raccolto in Abruzzo, collaborazione con i contadini locali e rispetto per la biodiversità agricola. Ogni spiga diventa parte di una filiera interamente regionale, dal campo al piatto, che si traduce in una pasta dal forte legame identitario. È un progetto pionieristico che ha anticipato di anni il dibattito sulla sostenibilità e sulla tracciabilità, trasformando un gesto agricolo antico in un modello moderno e replicabile. L’iniziativa ha coinvolto aziende agricole e artigiani del territorio, dai fornai ai norcini, fino ai produttori di vino, creando un sistema integrato che racconta l’Abruzzo attraverso i suoi protagonisti.

Il cuore di questa visione è l’area vestina, la valle del fiume Tavo, un tempo costellata di mulini. Qui Rustichella semina ogni anno il proprio grano e lo trasforma in sei formati della tradizione: spaghettoni, traghetti, chitarrone, penne rustiche, le virtù e sagne a pezzi. Ogni fase viene tracciata, registrando entrate e uscite di grano e semole, in una logica di trasparenza che tutela contadini, consumatori e biodiversità.
Grano Marzuolo, la nuova sfida di Rustichella d’Abruzzo
Negli ultimi anni la sfida si è fatta ancora più radicale: riportare in vita il grano Marzuolo, varietà documentata già nel Settecento e ormai dimenticata. Seminato a marzo e raccolto a settembre, un tempo serviva alle comunità di montagna come assicurazione contro i raccolti andati male. Rustichella, insieme al CREA – Centro di Ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, sta lavorando per ottenere la certificazione di questa varietà come grano autoctono abruzzese. Un atto di ricerca e resistenza agricola che ha il sapore di una sfida brigantesca, in pieno stile abruzzese.
Oggi il Marzuolo viene coltivato tra Santo Stefano di Sessanio e la zona collinare di Pianella. È ricco di fibre e proteine, poco stressato dall’uomo, altamente digeribile e adatto anche a chi soffre di intolleranze al glutine. Rustichella lo utilizza per due formati di pasta, uno lungo e uno corto, prodotti in tiratura limitata, proseguendo così la strada dei grani antichi che tengono insieme memoria e futuro. La tecnologia si piega all’artigianalità: essiccazione lenta in cabine statiche, impasti calibrati con precisione, riduzione degli scarti.

Ma la resistenza di Rustichella non si ferma ai campi e ai pastifici. Ogni anno, l’azienda celebra la stagione della trebbiatura con Primograno, una festa collettiva fra dipendenti, distributori e amici per raccontare l’Abruzzo a tutto tondo. Nel 2025, a Tenuta San Pellegrino, tra i formaggi della Tenuta del Proposto, i salumi dell’Azienda Agricola di Mascio, la celebre porchetta Nobilio, i vini di Chiara Ciavolich e la musica della Banda di Celano, è andata in scena l’anima di un territorio intero. A rendere la serata ancora più speciale, lo show cooking dello chef Max Mariola, che ha reinterpretato la pasta e fagioli in chiave estiva con ingredienti locali come il pomodoro a pera e il Tondino del Tavo. Più che un evento, un manifesto: dimostrare che la verità del grano e la verità della terra possono e devono ancora parlare al mondo senza piegarsi alle logiche del mercato.
Rustichella d’Abruzzo esporta oggi in oltre 70 Paesi, ma il suo centro di gravità resta qui, tra i campi abruzzesi. Non c’è contraddizione: è proprio la forza di questa fedeltà che le permette di essere internazionale. Come i briganti, Rustichella sceglie strade difficili, fuori dalle regole del mercato di massa. È una resistenza silenziosa, fatta di semi e di pasta. Una resistenza che non arretra perché mossa da sani principi.

