martedì 27 Ottobre 2026
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Giò e Giuà: la startup dei sughi di alta qualità tra Toscana e Campania

I sughi pronti della Salsamenteria Giò e Giuà nascono dall’incontro tra la tradizione campana e quella toscana. Sette gusti in barattolo, uno per ogni giorno della settimana

Clack. È l’inconfondibile rumore del sottovuoto, associato all’apertura di una miriade di barattoli e barattolini contenenti i prodotti più disparati, dalla marmellata alle acciughe sott’olio. Le nostre orecchie ci sono abituate, ma c’è un prodotto ben specifico che se legato a questo rumore ci fa un po’ insospettire: il sugo pronto. Bene, questa è la storia di come il sugo pronto si è spogliato dai pregiudizi per conquistare anche i palati più allenati.

Giò e Giuà, storia di sapori tramandati e ritrovati

Giò è Giovanni Gerini. È di Pontassieve, in provincia di Firenze e fa il macellaio.
Giuà è Giovanni Fiorillo. È di Napoli e da sempre lavora nei macelli e si intende di cucina. Si incontrano, perché tutti e due lavorano con la carne e perché li unisce una grande passione per i sapori veri e per le ricette di famiglia. Giò invita Giuà nella sua bottega e gli apre le porte della tradizione toscana. Già porta Giò a Napoli e gli svela i segreti della cucina napoletana. Nasce un fitto scambio di lettere in cui ci sono racconti, storie e – ovviamente – ricette.

È con quelle lettere recuperate che le nipoti di Giò – Antonella e Alessandra Gerini, che da anni dirigono con successo il Salumificio Gerini – contattano Tonino Fiorillo, il nipote di Giuà, testimone della tradizione campana custodita dal nonno. È così che nasce la Salsamenteria Gio e Giua e che viene creata una linea di sughi fatti seguendo le loro ricette, come omaggio ai nonni e alla loro amicizia. I sughi della Salsamenteria Giò e Giuà sono sapori tramandati e ritrovati e vengono fatti seguendo le indicazioni e i piccoli grandi segreti dei due nonni. Sanno di ricordi che non possono e non devono perdersi, di memoria che va custodita, di pentole lasciate a lungo sul fuoco per il pranzo della domenica e delle occasioni speciali.

Le sette ricette tra la Campania e la Toscana

Bada come l’è rossa
Ma dimme a verità, ce sta a carne dint’?

La volontà di portare a tavola i sapori della tradizione campana e quella toscana si evince già dal packaging, curatissimo e con impresse divertenti frasi scritte in entrambi i dialetti. Da Bada come l’è rossa scritto sull’A’ Salsaforte a Ma dimme a verità, ce sta a carne dint’? scritto su Il Sugo Finto, la simpatia tipica delle due regioni emerge barattolo dopo barattolo. Li abbiamo assaggiati tutte e sette, a condire pasta e pinsa. Dopo la degustazione, possiamo affermare che i due anni impiegati per studiare come ritrovare nel barattolo il sapore del sugo appena pronto sono stati spesi bene: sfido a riconoscere alla cieca la differenza tra confezionato e non.

Il Sugo Finto. Di finto ha solo il nome, il sapore è vero verissimo. Merito delle tante erbe aromatico e degli odori, del pomodoro San Marzano DOP, della cipolla toscana, del vino rosso del Chianti e dell’olio delle colline di Reggello.

Il Ragù Toscano. Per preparalo ognuno ha il suo segreto, ma uno è imprescindibile per tutti: la carne, che deve essere buonissima. Nel barattolo solo carne scelta della Selezione Premium Gerini (Chianina e Cinta Senese), con pomodori San Marzano DOP e vino rosso del Chianti.

Il Ragù Napoletano. Tanti odori, San Marzano DOP e carne scelta della Selezione Premium Gerini. E poi una cottura di 12 ore a fuoco lentissimo, come tradizione partenopea vuole.

Puttanesca coll’Aglione. Pomodoro San Marzano DOP, Aglione della Val di Chiana (dolce e digeribile), olive nere, capperi, olio Evo toscano e sale. Semplice e buonissimo.

La Sciuè Sciuè del Vesuvio. Pochi ingredienti e una cottura veloce di pochi minuti. Pomodorini del Piennolo del Vesuvio DOP, aglio bianco napoletano, basilico e olio EVO. Il sapore del sole e del vengo del golfo di Napoli.

A Salsaforte. Un sugo antichissimo, creato a Napoli prima della scoperta dell’America. E infatti non lasciatevi ingannare dal colore rosso acceso: è senza pomodoro. Una passata di peperoncino dolci e piccanti, con brodo ristretto di carne. Con la pasta è fenomenale, ma è squisito anche sul pane o sulla pizza.

La Genovese Napoletana. Cipolle, tante, di Tropea e di Montoro. Cotte lentissimamente e lasciate appassire. E poi muscolo, corazza di manco e tracchiulelle di maiale per un sugo squisito.

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Francesca Luna Noce
Francesca Luna Noce
Classe 1995, Francesca Noce si laurea a Firenze in Viticoltura ed Enologia, iniziando fin da subito a lavorare come enologa nel Chianti Classico. Nel 2020 continua gli studi a Pisa in Innovazione Sostenibile in Viticoltura ed Enologia. Enologa, critica enogastronomica e insegnante fiorentina, è autrice di articoli e degustazioni legati alla divulgazione enologica in Italia e all’estero

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