Con una metafora immobiliare, dopo la casa in campagna – nella tenuta “La Palagina” nel Valdarno – e la storica magione di famiglia in via Pistoiese, adesso i Gori Bros prendono casa in centro a Firenze portando il nome Da Burde in zona Porta al Prato. A far ‘capitolare’ i fratelli Andrea e Paolo Gori, che finora si erano mostrati piuttosto restii a cedere alle lusinghe del capoluogo, è stata la prospettiva di accompagnarsi con un altro brand rigorosamente made in Florence, la Starhotels di Elisabetta Fabri. Da qui la decisione di portare il nome e il know how ultracentenario della pluripremiata trattoria all’interno dello Starhotels Michelangelo.

Sensale di questo matrimonio, che da oggi e per almeno un triennio porta in viale Rosselli i piatti storici del menù di Burde, è il gruppo Fedegroup che ha contribuito alla definizione del modello operativo e alla connessione tra l’identità gastronomica della trattoria e il contesto alberghiero. Sotto la supervisione del general manager di Starhotels Michelangelo Mauro Polmonari, la liaison tra la trattoria e l’hotel intende far sì che la struttura ricettiva – la cui offerta ristorativa era finora confinata essenzialmente agli ospiti – possa aprirsi alla città in modo più ampio, dando modo allo stesso tempo di provare la cucina di Burde anche in orario serale (la sede di via Pistoiese è aperta quasi sempre solo a pranzo).

Da oggi, quindi, nei circa 25 coperti in viale Rosselli trovano posto sia alcuni dei piatti simbolo del territorio fiorentino – dal lampredotto alla pappa al pomodoro e panzanella, dalla tartare di manzo all’insalata di trippa, dal baccalà alla fiorentina ai pici al ragù bianco toscano – sia alcuni degli evergreen della cucina di Burde, dalla bistecca fritta al peposo, fino al crostino di fegatini. I prezzi in alcuni casi sono identici a quelli di via Pistoiese, in altri invece vedono un ritocco, anche significativo. Per quanto riguarda invece la carta dei vini, quella elaborata da Andrea Gori per la “succursale” in centro contribuisce a raccontare la Toscana in un percorso pensato per valorizzare la profondità enologica della regione, con in più la possibilità di avere annate o etichette speciali con un minimo di preavviso, consegnate direttamente dalla cantina di Burde.

Naturalmente, di base Paolo e Andrea Gori restano (rispettivamente in cucina e in sala) nella casa madre in via Pistoiese, ma durante la fase di start up sono stati ben presenti e magari potrà capitare di incrociarli in viale Rosselli. “Le ricette che portiamo al Michelangelo – racconta lo chef Paolo Gori – non sono rielaborate per piacere a tutti: sono quelle che abbiamo sempre fatto, con gli stessi ingredienti, gli stessi tempi, la stessa mano. Il lampredotto è lampredotto, il baccalà è baccalà. Firenze ha un gusto preciso, intransigente se vuoi, e noi non abbiamo nessuna intenzione di addomesticarlo. Chi entra da noi deve sentire che sta mangiando come si mangia a Firenze da sempre, non come qualcuno ha immaginato che si mangi a Firenze”.

Da un lato, impossibile aspettarsi che all’interno di un hotel di foggia contemporanea possa ricrearsi a tutto tondo l’atmosfera di Burde – fatta di grandi quadri alle pareti, di sapori e profumi, ma soprattutto di quei personaggi che solo la periferia sa regalare – ma almeno per ciò che riguarda piatti (intesi come supporto materico), posate e bicchieri l’esperienza sarà il più possibile identica a quella della trattoria fondata nel 1901 da Egiziano Barducci e oggi arrivata alla quarta generazione.

