giovedì 10 Settembre 2026
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Vino: Graziano Prà e la scommessa vinta del tappo a vite nel Soave Classico Doc

Dopo 14 anni l'azienda di Graziano Prà ha completato la transizione dell'intera produzione di Soave Classico Doc "Monte Grande" - circa 15mila bottiglie annue - dal tappo di sughero allo Stelvin

Il percorso di sperimentazione è ormai alle spalle, e per Graziano Prà la scommessa del tappo a vite anche per i grandi cru del Soave può dirsi vinta. La scelta coraggiosa dellazienda vitivinicola di Monteforte d’Alpone (Vr) che, ormai 14 anni fa, ha deciso di puntare sul tappo a vite per i suoi vini bianchi, ha pagato. E oggi ha completato la conversione dal tradizionale tappo di sughero allo Stelvin (dal nome del produttore che l’ha inventato) per l’intera produzione delle 15mila bottiglie annue del Monte Grande, un Soave classico Doc che nasce dai vigneti storici di famiglia e che, come cru, racconta la forza minerale dei terreni vulcanici Soave.

Se all’inizio della sperimentazione lo Stelvin era stato utilizzato solo per le bottiglie destinate all’archivio aziendale, questa quota è salita col tempo prima al 30% e poi al 50%, fino alla transizione totale. Mentre anche il Valpolicella Superiore è già passato allo Stelvin, a titolo di mera curiosità l’azienda sta pensando di replicare lo stesso esperimento con un altro dei suoi vini più prestigiosi, l’Amarone, che però da disciplinare non può prescindere dal tappo a sughero. Si tratta quindi di una prova interna, per verificare se l’esito è il medesimo ottenuto col Soave.

Non a caso, la ricerca di Graziano Prà nei confronti del tappo a vite è iniziata per trovare la soluzione migliore per l’affinamento del vino, e il primo vino a sperimentare questa strada è stato Otto, il Soave Classico Doc fresco e di pronta beva realizzato con uva Garganega al 100%. Ma perché cimentarsi in questa crociata? “Il tappo a vite supporta la longevità del vino, gli permette di evolvere correttamente e garantisce una chiusura perfetta – sottolinea Graziano Prà, titolare di Prà – sono queste solo alcune ragioni che sostengono la nostra scelta, una decisione maturata dopo tredici anni di osservazioni e degustazioni comparate di vecchie annate. Oggi siamo certi che il tappo a vite sia la scelta migliore per l’affinamento e la conservazione dei nostri vini, la risposta più forte al nostro desiderio di produrre vini buoni nel tempo, senza difetti ed eleganti”.

Oltre alla longevità e alla garanzia dell’evoluzione in bottiglia, attraverso una micro-ossigenazione del vino senza alterazioni, l’azienda sostiene il tappo a vite anche per il suo essere rispettoso e attento nei confronti del cliente. “Comprare una bottiglia di Soave con il tappo a vite – aggiunge Graziano Prà – significa non correre rischi ed essere certi di acquistare un vino che dipende dall’annata, e mai dal tappo. Inoltre, lavorando molto con i mercati esteri, il tappo a vite ci permette di reggere lo stress da trasporto, evitando tutti i problemi legati al posizionamento verticale o orizzontale e agli sbalzi di temperature tra un mezzo e l’altro”.

L’azienda è la somma delle scelte lungimiranti di Graziano Prà che da sempre ha messo al centro del suo lavoro la valorizzazione dei territori: come il Monte Grande, cru dell’azienda, il Monte Bisson nel Soave e la Morandina nella Valpolicella. In tutto sono 40 ettari vitati nelle colline del Soave, con suoli di origine vulcanica, e 8 ettari in quelle della Valpolicella, dove alleva vigneti a 500m di quota, su un terreno composto da suolo calcareo e in un’area caratterizzato da grandi escursioni termiche, influenzata dalle correnti fredde dei Monti Lessini e del Monte Carega. 

Oggi Graziano Prà produce cinque etichette provenienti dai terreni del Soave, Otto, Staforte, Monte Grande, Colle Sant’Antonio e Passito Bianco delle Fontane, e la linea Morandina dai vigneti in Valpolicella, con i rossi Valpolicella, Ripasso e Amarone della Valpolicella.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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