martedì 27 Ottobre 2026
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Orrori e strafalcioni nei menù di Capodanno: la galleria dei cenoni sbagliati

Grafici distratti, chef temerari, f&b sprovveduti: dai refusi alle eresie gastronomiche, ecco una galleria degli errori – e orrori – legati ai menù del cenone di Capodanno

Ci sono perle diventate ormai evergreen come il “fois gras” che prende il posto del foie gras (con la variante ecologista foie grass e persino foiee grais e foisgrasse), c’è il “polipo” in guisa di polpo, c’è l’insalata “aisberg” e un “gtrionfo” che farebbero rivoltare nella tomba il decano dei correttori di bozze.

Ci sono errori di forma e di sostanza, nei più sbagliati e disturbanti menù dei cenoni di Capodanno. E c’è chi con pazienza e dedizione si diverte ogni anno a raccoglierli e metterli alla berlina virtuale su Facebook: il fustigatore dei (mal)costumi di San Silvestro è il toscano Leonardo Ciomei, oggi animatore di alcuni dei più accesi dibattiti gastro-culturali sulla piattaforma di Zuckemberg.

È grazie al suo fiuto per gli orrori che nel giro di poche settimane – da quando cioè i ristoranti hanno iniziato a postare il menù di Capodanno – ha potuto riempire la bacheca con errori e sviste d’ogni tipo, alcune “veniali” o fatte per distrazione, altre invece da segnare con la matita rossa.

Ma perché succede? Essenzialmente per tre motivi, a seconda del tipo di errore: fretta di pubblicare, pressappochismo e voglia di strafare, quella stessa voglia che porta trattorie e ristoranti “che di solito hanno un menu semplice, senza fronzoli e gastrofighettismi, ad imbastire per Natale e il cenone di fine anno menu con piatti improbabili composti da schiume, polveri, sfere, turbanti e mousse”.

Gli strafalcioni sono tanti e tali che per fare un minimo di ordine dobbiamo dividerli per tipologia, in una sorta di viaggio dantesco nei diversi gironi degli orrori.

Parole improbabili e strafalcioni nei menù di Capodanno

Nella galleria degli orrori dei menù di Capodanno c’è quello il cui autore ha azzeccato un “Clar de Lune” ma è scivolato su “roast beff”, c’è chi ha coniato il neologismo “tartillas” (una via di mezzo tra tartare, tartine e tortillas?).

C’è il ginghiale (cinghiale al gin?), e l’uovo pochet (coffee?), ma c’è anche chi sui nomi dei piatti ha tirato fuori un estro fuori dal comune (foto in alto). Eccone altre:

Le grafiche più imbarazzanti

In questo girone finiscono quei ristoranti che hanno affidato la grafica del menù a qualcuno con evidenti problemi di buon gusto. E c’è chi (foto in alto) azzecca una combo importante: passi la policromia dei caratteri, passi l’architettura delle informazioni, passino le maiuscole distribuite a casaccio, ma quel caciucco senza una C mostra una pregevole attenzione sia alla forma che alla sostanza.

Ecco invece chi ha risolto alla radice il problema di allestire una grafica. Testo giù di botto, in un mancato omaggio all’Ulisse di Joyce.

Qui invece abbiamo una grafica in cui il flute è sproporzionatamente grande, il che rende estremamente difficile leggere i piatti sulla destra.

Qui invece è il font scelto per il titolo ad essere incomprensibile

Infine, ma forse qui la colpa è condivisa, c’è chi ha pubblicato con un carattere così piccolo e un’immagine talmente scura che leggere i piatti è praticamente impossibile.

Fusi, refusi e strafalcioni nei menù di Capodanno

Questo girone è appannaggio di chi aveva troppa fretta, o poca voglia di dare una rilettura prima di pubblicare il menù. Altrimenti non si spiega come sia possibile sbagliare il nome stesso del locale (foto in alto).

Qui abbiamo invece il menù che passa in rassegna tutti gli stilemi del gastrofighettismo contemporaneo, e affonda il colpo con un triplete Susci-Sautern-Mazzara degno di Mourinho.

Qui amuse diventa amuce e mousse si fa muosse, altrove spuntano una gamberessa e la salsa bronuase, mentre il salmone è affummicato e la bouille abbaisse… beh, possiamo solo immaginare che intendesse bouillabaisse. Ecco un florilegio:

Il prezzo (non) è giusto

Afferiscono a questa categoria sia i menù dove il prezzo è palesemente fuori mercato (cene a due zeri con un food cost di pochi euro) sia quelli con incongruenze significative. È il caso del menù a 100 euro con caviale, ostriche e champagne, astice e Coca-Cola e Fanta illimitate.

C’è poi quello che per 80 euro non offre nemmeno il primo piatto e ti fa scegliere UNO dei tre raffinatissimi ed elaborati contorni (patate, insalata, spinaci).

Qui abbiamo un menù a 110 euro con una serie di piatti non certo complessi né con materie prime particolarmente costose.

Proseguiamo con un menù di Capodanno 2021 ispirato agli anni ’80 con pizzette, rustici, salumi, pennette vodka e salmone, grigliata mista, petto di pollo, ecc…. con una bottiglia per 4 persone.

Qui invece offrono una scelta amletica tra il prosecco e lo champagne…. Chissà chi l’avrà vinta?

E per finire, un menù a 75 euro a persona che rischia la bancarotta offrendo due calici di prosecco in regalo.

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