sabato 12 Settembre 2026
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Firenze, multa da 1.000 euro per un decaffeinato servito a 2 euro

La disavventura del titolare di Ditta Artigianale pone l’accento sulla differenza tra il costo di una tazzina di caffè e il suo reale valore, e sulla necessità di fare qualità anche a rischio che non venga sempre percepita

ph. da Facebook

Quando il cliente ha scoperto di dover pagare 2 euro un caffè decaffeinato, è andato su tutte le furie. Ha iniziato a urlare e inveire contro i baristi, fino a chiamare la polizia municipale: quest’ultima, verificando che sul menù al bancone mancava quella voce col relativo prezzo, ha così multato il locale per 1.000 euro. Accade a Firenze, nella sede di piazza Sant’Ambrogio della celebre caffetteria di Francesco Sanapo, uno dei templi italiani degli specialty coffee.

A raccontare la vicenda è lo stesso Sanapo, indignato (a sua volta) non solo e non tanto per la multa – che comunque impugnerà – ma per il fatto che ancora oggi ci siano clienti che giudicano eccessivo dover pagare 2 euro un caffè di alta qualità. Nello specifico, il decaffeinato che ha scatenato il casus belli proviene da una piccola piantagione della regione del Chiapas, nel Messico, preparato secondo i metodi di estrazione ad acqua di Ditta Artigianale. Un caffè su cui – racconta Sanapo – i margini economici sono minimi. Questo è quanto i baristi di Ditta Artigianale hanno tentato di raccontare all’uomo quando si è visto battere alla cassa un conto di 2 euro.

“Il cliente ha iniziato a urlare, a inveire contro i baristi. Gli abbiamo spiegato il perché di un prezzo diverso da un ‘comune’ decaffeinato, ma non voleva sentire ragioni. Tra un ‘io vi rovino’ e un ‘siete dei ladri’ ha chiamato la municipale. Gli agenti intervenuti hanno fatto il loro dovere, per carità, ma è chiaro che la sua indignazione non riguardava il fatto che il prezzo non fosse esposto al bancone (mentre lo era nel QR code) quanto piuttosto l’idea che 2 euro per un caffè siano troppi”.

Ed è questo, al di là di come andrà a finire la vicenda, ciò che amareggia Francesco Sanapo. Chi lavora nel mondo del caffè sa che un espresso di qualità non può costare le cifre attuali, e che – come accade nel mondo della ristorazione, della pasticceria, di cocktail, gelati, vini, pizza e via così – non c’è nessuno scandalo nel dare un valore economico alla versione premium di un prodotto. La qualità va pagata, insomma. E per chi da anni lotta perché sia riconosciuto al caffè un prezzo congruo, questo è un boccone davvero amaro da buttare giù.

Non solo. “Con tutte le possibili variazioni che oggi vengono proposte rispetto a un prodotto qualsiasi – spiega ancora Francesco Sanapo, considerato la voce più autorevole in Italia sul tema del caffè – è di fatto impossibile indicare i prezzi di ogni singola variante. Pensiamo a un gin tonic realizzato con 5-6 tipi diversi di gin di qualità crescente, quindi con prezzi diversi: il bartender sarebbe costretto a indicarli tutti. La legge in questione è datata, andrebbe adeguata alla realtà dei tempi altrimenti la quasi totalità di bar e ristoranti cadrebbe facilmente in errore”.

Le reazioni del mondo associativo non si sono fatte attendere: “Siamo solidali con i colleghi di Ditta Artigianale. Siamo nel 2022 – scrive Serena Nobili di Dini Caffè – ma ancora in Italia non si può parlare di qualità quando si parla di caffè, in questo settore la qualità non viene percepita: è gravissimo. La qualità si deve pagare: un cliente che si arrabbia tanto da chiamare la polizia è l’emblema di una situazione che deve cambiare. La tazzina di decaffeinato normalmente si paga 1,30 euro, ha fatto scandalo il prezzo di due euro ma in realtà non si parla del fatto che la qualità era molto più alta e quindi i 70 centesimi in più erano più che giustificati. Poi mi chiedo il perché del fatto che la tazzina in Italia ha un prezzo ‘politico’: in altri settori, per chi vende ad esempio vino o birra, i prezzi sono liberi”. Nobili ha aggiunto che “dietro una tazzina di caffè c’è un lavoro immenso, migliaia di selezioni, di lavorazioni. Già il prezzo ‘base’ in Italia è basso anche per un caffè di bassa qualità, figuriamoci per un caffè speciale. Noi cerchiamo di fare cultura, ma così è dura”. Il presidente di Confartigianato Imprese Firenze Alessandro Vittorio Sorani ha parlato di “fatto grave. Non considerare la qualità di un prodotto dove c’è un grande lavoro dietro è qualcosa che mi amareggia profondamente. La qualità si paga ed è a vantaggio di tutti”.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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