domenica 25 Ottobre 2026
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Provati per voi: al ristorante Touch cena col menù digitale

Il nome stesso richiama la tecnologia touch-screen, e in effetti l’idea è quella di sostituire il classico menù con una serie di tablet dove sono mostrati i piatti presenti in carta. Ecco come funziona il ristorante Touch e come potrebbe migliorare

ristorante Touch Firenze

Bisogna ammetterlo, l’idea di partenza era molto intrigante: abbiamo provato il ristorante Touch a Firenze sulla spinta della curiosità per quel nome, che evoca la tecnologia touchscreen. In effetti, la scelta di sostituire il classico menù con una serie di tablet – uno per ogni tavolo – dove sono mostrati i piatti presenti in carta ci è sembrata interessante. Non fosse altro che si eliminano le classiche domande da ristorante: “Cos’è la sorpresa dello chef?“, oppure “Cosa c’è nella zuppa delle mille meraviglie?” e così via. Un ulteriore vantaggio è che la tecnologia digitale riesce ad ampliare l’offerta del menù cartaceo non meno di quanto un giornale on-line non faccia rispetto all’edizione cartacea. E’ tutto lì, nero su bianco (pardon, pixel su pixel): nome, ingredienti, ma soprattutto foto. Belle, invitanti, accattivanti, talmente professionali che ti aspetti legittimamente una differenza con ciò che troverai nel piatto. Soprattutto se sei passato dall’esperienza McDonald, dove il confronto tra il BigMac della pubblicità e quello che ti viene portato è impietoso. Al Touch a Firenze, con piacevole sorpresa, abbiamo trovato una perfetta corrispondenza tra l’immagine e la realtà. I piatti erano anche ben costruiti, pensati e realizzati con rigore e passione. Singolare, al riguardo, il “mojito da mangiare”: si tratta di una versione destrutturata del celebre cocktail, proposto sotto forma di dolce dove sono presenti tutti gli ingredienti (ps: se qualcuno volesse approfondire, ecco la ricetta del vero mojito cubano).

touch a firenze

Fin qui gli aspetti positivi. Unico neo, per il Touch a Firenze, il fatto di non essere andati fino in fondo. Ottima l’idea del menù digitale, ma allora perché non portare la cosa alla sua naturale evoluzione, cioè la possibilità per il cliente di ordinare da sé, scegliendo direttamente dal tablet i piatti e spedirli in cucina con un clic? Da un punto di vista tecnologico la cosa dovrebbe essere piuttosto semplice, mentre in sala non ci sarebbero ripercussioni sul fronte occupazionale – i camerieri dovrebbero comunque portare il piatto, e all’occorrenza continuare a dare quel tocco umano che non guasta mai – e in cucina lo chef potrebbe lavorare come se avesse di fronte le classiche comande.

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