Un nome che racconta un vitigno autoctono e il ristorante stellato: a Villa Cordevigo la cucina dello chef Marco Marras al ristorante Oseleta, tra echi sardi e veneti

A molti il nome “Oseleta” non dirà molto. Non lontano dal lago di Garda, dalle parti di Cavaion Veronese, questo termine indica invece non una ma due icone enogastronomiche del territorio: da un lato è così chiamato un vitigno autoctono – uno dei più scuri che esistano, insieme al Sagrantino, che prende il nome dall’uccellino (oseleta, in dialetto) che va a beccare gli ultimi acini della vendemmia – e dall’altro è il nome dato al ristorante stellato di Villa Cordevigo, delizioso wine resort risalente al XVIII secolo che ha fatto sua la missione di ridare dingità e pregio all’Oseleta in purezza.

Se su quest’ultimo fronte i proprietari dell’antica Villa Cordevigo – le famiglie Cristoforetti e Delibori – sono tra i pochissimi (tre in tutto) ad aver recuperato questo storico vitigno in precedenza usato solo per i tagli, e a produrne ogni anno una limited edition di 2488 bottiglie, è sul versante dell’omonimo ristorante che l’Oseleta regala gioie ai turisti gourmet italiani e internazionali, grazie alla cucina del giovane chef sardo Marco Marras.

È stato lui ad aver preso in mano la cucina aperta dalla proprietà della villa all’inizio degli anni Dieci, e che dal 2013 ha conquistato la stella Michelin con lo chef Giuseppe D’Aquino, di cui Marco Marras era sous chef prima di raccoglierne il testimone. Originario di Bosa, classe ’88, si è formato soprattutto in località di mare (Portofino, l’Isola d’Elba, Cala di Volpe, Miami, Hawaii, Puglia) senza disdegnare qualche passaggio tra le montagne di Madonna di Campiglio e Ginevra. Dopo il Covid, a lui è toccato il compito – mai scontato – di confermare il macaron.

In uno spazio ricavato in una delle ali laterali della Villa, immersa nella prestigiosa tenuta di cento ettari di vigneti e oliveti (più i favi per il miele e l’orto per le verdure), il ristorante Oseleta è il luogo in cui Marco Marras può esprimere la cucina che lui stesso definisce “polifonica”, in cui ciascuna voce e gestualità risaltano pur mantenendo un’avvolgente armonia. In effetti, nei suoi piatti si trova l’incontro – spesso accennato, mai sopra le righe – tra le radici sarde e il territorio veneto. La cucina di Marras rappresenta così un filo diretto tra Veneto e Sardegna: non a caso, lo chef definisce la sua proposta come un mélange fra ricordi del passato, il legame profondo con la terra d’origine, le tecniche acquisite nel corso degli anni e le esperienze culinarie vissute in vari Paesi.

Il costante richiamo all’essenza sarda dello chef, il suo amore per le terre mediterranee e la stagionalità si traduce in antipasti come lo Scampo marinato al miele, frutto della passione, gel al sambuco, mandorla tostata (foto in alto) o la Capasanta gratinata con fave, guanciale, pecorino (sardo, of course) e jus di vitello.

Echi sardi anche tra i primi piatti del ristorante Oseleta, dove spiccano una Linguina biologica monograno Felicetti con crema di porro, cannolicchi e bottarga di muggine oppure i Cappelletti di gambero rosso con la loro bisque, burrata, limone e n’duja (foto in alto), piatto dai sapori intensi ma equilibrati.

L’attenzione di Marco Marras al pescato si mostra anche sui secondi, che oscillano tra il San Pietro in un inedito connubio con carciofi croccanti, noci di macadamia e salsa mugnaia (foto in alto), e tra il Bianco di baccalà in olicottura, salsa pil pil al lime, patata viola, riccio di mare, senza disdegnare piatti di terra come il Petto di faraona cotta a bassa temperatura, cicoria amara, salsa al timo, millefoglie di patate.

Al di là della cucina stellata di Marco Marras al ristorante Oseleta e della fornita cantina che predilige bottiglie italiane e francesi, una sosta a Villa Cordevigo è suggestiva per più di un motivo: oltre a dare l’impressione di un autentico tuffo nella storia, in particolare, tra le sue ricchezze è doveroso menzionare la collezione di 3300 reliquie presenti all’interno della chiesetta consacrata dedicata a San Martino e risalente al 14° secolo, appartenenti a Marcantonio Lombardo, vescovo di Crema e padrone della Villa nel 18° secolo.

Accanto al ristorante Oseleta c’è poi naturalmente il tema vinicolo, con ben 22 referenze e un’attenzione crescente al mondo del biologico: le famiglie Delibori e Cristoforetti, proprietarie di Villa Cordevigo dagli anni Novanta, erano già proprietarie dei vigneti Villabella. Dal 2011 la struttura – 40 tra stanze e suite, con spa – è stata convertita in wine relais, un albergo a 5 stelle lusso, e nel 2017 viene premiata ai Tripadvisor Travellers’ Choice Award come uno dei “Top 10 hotel” in Italia, entrando nello stesso anno nell’associazione Relais & Châteaux.
Ristorante Oseleta

