venerdì 11 Settembre 2026
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Patatine in busta: chi le ha inventate? Facciamo chiarezza….

Secondo una diffusa tradizione, le patatine fritte vennero inventate – nella forma in cui oggi le conosciamo – nel 1853 a New York dal cuoco George Crum. Ma non è che una versione della storia, un falso mito cui molti di noi hanno sempre creduto.

Alzi la mano chi non ha mai passato una serata davanti alla propria serie tv preferita sgranocchiando patatine! Tutti, almeno una volta, si sono concessi questo piacere. Le patatine americane sono un grande classico dei momenti di relax. Quanti sanno la loro vera storia? Per chi non può non approcciarsi al cibo mettendo in primo piano quella meravigliosa dote che è la curiosità ecco, nelle prossime righe, alcune informazioni che vale la pena conoscere.

Chi ha inventato le patatine fritte?

Ne avevamo già parlato qui, nel dettaglio: Le patatine fritte in busta sono un prodotto non popolare: di più! Ce ne sono per tutti i gusti, con ingredienti più o meno piccanti. Tutti, in casa, ne abbiamo più di un pacco. Magari non sempre si è grandi appassionati del prodotto, ma lo si tiene di scorta nell’eventualità dell’arrivo di ospiti. A chi dobbiamo la loro invenzione? Come in molti casi, sono diverse le versioni che si rincorrono. La più accreditata chiama in causa un cuoco di nome George Crum che, nel lontano 1853, lavorava ai fornelli del ristorante Moon Lake’s House di Saratoga Spring. Una sera, a uno dei tavoli era seduto il barone Cornelius Vanderbilt. Il nobile, come contorno ordinò un piatto di patatine fritte. 

Una volta che ebbe il piatto davanti, non rimase soddisfatto di quanto gli avevano portato e chiese che le patate venissero tagliate più sottili. George Crum accettò di buon grado questa sfida, mettendosi all’opera per servire al cliente esigente delle patatine il più sottili possibile. Davanti all’allora innovativa trovata di Crum, il barone rimase a dir poco estasiato, continuando a elogiare il piatto mangiato per lungo tempo. Nel corso di un pasto al ristorante come tanti altri, nacquero le chips di patate, un prodotto che, di lì a poco, avrebbe iniziato la sua strada di rivoluzione prima dell’alimentazione americana e, successivamente, di quella mondiale.

Altre versioni

Come già accennato, questa è solo una delle versioni che vengono chiamate in causa quando si parla della storia delle patatine fritte in busta. Interessante a tal proposito è citare il punto di vista del giornalista T.J. Stiles, vincitore del Premio Pulitzer, che ha più volte cercato di rendere giustizia a Catherine Adkins Wicks. Sorella di Crum nonché suo braccio destro ai fornelli, nel 1917 rivendicò, alla veneranda età di 103 anni, di essere stata lei l’ideatrice delle celebri potato chips.

Ci sarebbe un’altra teoria da citare, sempre portata alla luce da T.J. Stiles, che conosce molto bene la materia in quanto il Pulitzer lo ha vinto nel 2010 proprio grazie a una biografia del barone Cornelius Vanderbilt. Analizzando, per il suo lavoro di scrittore, alcuni articoli del New York Herald risalenti al 1849, si trovò davanti a citazioni relative a una donna di nome Eliza, nota ai tempi per essere una bravissima cuoca. Secondo la testata sopra menzionata, Eliza sarebbe vissuta in prossimità di un lago e sarebbe stata così nota da attirare gente anche da città lontane per via dei suoi modi originali di cucinare le verdure.

Si potrebbe andare avanti ancora molto con le teorie sull’origine delle patatine fritte in busta. Un’altra degna di nota ci fa fare un ulteriore passo indietro nel tempo, per la precisione al 1817. In quell’anno, il medico britannico William Kitchiner pubblicò un ricettario da lui firmato. Tra le varie preparazioni proposte, figuravano anche patatine fritte tagliate a fette estremamente sottili. C’è chi, giustamente, fa presente che la pubblicazione della ricetta non lo rende automaticamente ideatore della stessa e che, per questo, è molto probabile che la preparazione fosse nota già da ben prima della pubblicazione del libro. Non c’è che dire: dietro a un prodotto che fa parte della nostra quotidianità e che consumiamo quasi senza pensare, ci sono storie interessanti e, per certi versi, anche rivoluzionarie.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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