In una città che ha fatto della contaminazione culturale la sua anima più profonda, c’è un luogo che ha scelto di raccontarla ogni giorno, bicchiere dopo bicchiere, morso dopo morso. Si chiama Sabir, come la lingua franca dei marinai che solcavano il Mediterraneo nel Medioevo, ed è molto più di un cocktail bar. E oggi, dopo otto anni di attività, celebra il suo compleanno rinnovando la proposta gastronomica con una nuova linea di tapas che sanno di mare, di terra, di viaggi.
La storia de Il Sabir
Nel cuore di via Quintino Sella, a pochi passi dal centro storico, Sabir è nato come un secret bar. Oggi non è più un segreto, ma è rimasto fedele al suo spirito originario: accogliere, sorprendere, far viaggiare. Al piano strada l’ingresso è discreto, quasi timido. Ma è solo scendendo di un livello che si entra nel vero mondo del Sabir: pareti ottocentesche, un bancone in pietra lavica, luci basse e morbide, divani che invitano alla sosta. È qui che il tempo cambia ritmo, che le voci si fanno più lente, che l’incontro diventa un gesto naturale.
La nuova proposta food non arriva per riempire lo stomaco, ma per dare voce ai cocktail, per raccontare attraverso il cibo la stessa narrazione che da sempre passa per i bicchieri. Piccole porzioni, grande identità: questa la filosofia che guida il nuovo menù. Ogni tapas è pensata per dialogare con un cocktail specifico, creando un pairing che non è solo gusto, ma cultura.

C’è ad esempio la kofte, polpetta speziata di chiara ispirazione mediorientale, che trova la sua anima gemella nel Gipsy Spice, un drink a base di metaxa, miele, limone, pepe e zenzero. Un abbraccio tra dolcezza e piccantezza, tra fuoco e morbidezza. Poi c’è lo tzaziki mediterraneo, cremoso e rinfrescante, che si accompagna al Masticazzi, il cocktail simbolo del Sabir, costruito sulla mastica greca. Qui l’incontro è tra freschezza erbacea e resina profumata, in un gioco che sorprende.
La patata incontra la feta in una terza tapas che profuma di Egeo, e che trova nel Mezcal Margarita – realizzato in collaborazione con Del Maguey Vida – il suo compagno ideale: un sodalizio tra la rusticità mediterranea e il fumo messicano, un’inedita armonia tra mondi lontani. Infine, la bruschetta con stracciatella e pomodorini secchi, una carezza di Puglia e Sicilia, che si specchia nell’Aegean Cocktail, ispirato alle isole greche. Un ultimo abbinamento che chiude il cerchio e invita a ricominciare.
Tutto è studiato per far parte del rito dell’aperitivo, che al Sabir conserva ancora il valore del tempo condiviso. Qui non si viene per riempirsi lo stomaco, ma per lasciarsi trasportare. I piatti non interrompono la bevuta, la accompagnano, la amplificano, la completano. E mentre le tapas raccontano il Mediterraneo attraverso il cibo, i cocktail fanno lo stesso attraverso gli aromi.
La drink list, com’è nello stile della casa, cambia ogni sei mesi. La stagione attuale è un omaggio alle festività del Mediterraneo e del Sud globale, un viaggio che passa da Andalusia a Persia, da Palermo allo Sri Lanka. Tra le proposte spicca il Pasión, costruito con Wild Turkey, labdano, caramello e tabacco, che evoca i profumi intensi del Sud della Spagna. Il Rosalia Gimlet, invece, unisce Bombay Premier Cru, vetiver e limone, in un ponte ideale tra l’isola siciliana e quella cingalese. E ancora, il Golden Mule, dove gin, zafferano, melograno e zenzero reinterpretano in chiave persiana un classico della mixology.
Il Negroni in Tre Atti è forse il manifesto più eloquente del Sabir: tre declinazioni, tre variazioni su un tema, per raccontare Firenze da tre prospettive diverse – mediterranea, speziata e al caffè. È un’esperienza sensoriale e narrativa, che spinge a riflettere su quanto può essere ricco un singolo drink quando diventa racconto.

Ma al Sabir non si vive solo di cocktail. Qui da sempre si fuma anche il narghilè – molto prima che diventasse una moda da rooftop – in un’atmosfera intima e raccolta che invita alla conversazione lenta, alla scoperta reciproca. È il primo shisha bar d’Italia in piena regola, e ancora oggi resta uno dei pochi in grado di offrire un’esperienza completa, rispettosa della tradizione e attenta alla qualità.
Con queste nuove tapas, Sergio Mannino e Piera Cannatella – i due fondatori – hanno aggiunto un nuovo capitolo a una storia iniziata otto anni fa, ma che ha ancora molta strada davanti a sé. Fino all’autunno, quando arriverà la prossima drink list, l’invito è semplice: lasciatevi perdere sotto. Il Mediterraneo, qui, non si guarda. Si assapora.

