Dove può nascondersi la bellezza, se non tra le mura di un giardino capace di stupire ogni volta i fiorentini? Dopo mesi fatti di spesse tende rosse e zone off limits, le Serre Torrigiani si svelano con una nuova sfumatura pop che dialoga con la struttura naturalmente liberty della serra. Un incontro tra natura e modernità che segna l’inizio di un vero e proprio Rinascimento dell’intero progetto.

Arte, design, cocktail e cucina: il restyling trasforma la storica serra in un erbario liquido e sensoriale. Un percorso tra bellezza e creatività, con interni ripensati e un’offerta food & drink rinnovata, senza rinunciare alla cifra stilistica che da sempre contraddistingue le Serre.
Grande attenzione, affatto scontato, è stata dedicata alle piante: non solo elementi estetici, ma veri e propri “operatori di salubrità”. Come racconta Vanni Torrigiani, socio fondatore: «Il nuovo sistema le integra in un processo di assorbimento e trasformazione degli inquinanti, restituendo aria più pulita e riossigenata. In questo modo le piante diventano parte integrante del progetto, coniugando bellezza, funzionalità e sostenibilità ambientale».

Un concetto ribadito da Simone Bellocci, AD e socio: «Inauguriamo la nuova stagione culturale con un concorso letterario dedicato al verde e alla natura. Un tema che rappresenta l’essenza stessa di questo luogo e che riteniamo fondamentale per stimolare una riflessione condivisa».
L’arte si fa esperienza viva con l’installazione di Matteo Baroni: un’opera che si intreccia con la natura, creando un continuum tra interno ed esterno. Una soglia impalpabile che segna il confine tra la città, appena lasciata alle spalle, e il sogno lucido che le Serre Torrigiani promettono a chi varca la sua porta.

Gli interni, firmati dall’azienda Paolo Nesi con la direzione creativa di Giuseppe Dicecca, si distinguono per linee armoniche e forme tondeggianti, in dialogo costante con la natura. Il rinnovamento che ha toccato anche l’immagine del bar, gestito da Lapo Scacciati, bar manager della struttura e dal suo team ( Barbara e Leonardo Scorza, Elia Gini e Renato Hila); le vecchie tonalità del legno lasciano ora spazio a un verde pastello che incornicia una bottigliera di nicchie illuminate con luce soffusa.

La nuova drink list nasce dal giardino stesso delle Serre e riprende la filosofia che negli anni ha conquistato i clienti più affezionati: nomi diretti, che anticipano la bevuta e lasciano poco all’interpretazione.
Due le strade percorse dal team. La prima costellata di ricordi prende il nome di Evergreen e rispolvera i grandi signature dei menu passati qui tornano il Basilico (Koch El Mezcal infuso al basilico, bergamotto, citrico, agave), il Cetriolo, il Fumè (Connenara Whiskey, Mezcal Vida Del Maguey, Dom Benedictine, orange Bitter, Cynar) e il Passion Fruit.
Con lo stesso stile, nascono invece i 13 nuovi signature, cocktail originali nati direttamente dalle botaniche della serra, che trasformano ogni bicchiere in un paesaggio sensoriale.

Qui troviamo il Mela con Michter’s straight bourbon, Jameson black barrel whiskey, cordial di mela rossa, nocciola, il Datterino con Vodka Bareksten, sciroppo di pomodoro datterino e lime, succo di line, sale, basilico, soda al mandarino e bergamotto e il Rabarbaro con Gin Sipsmith dry, Fusetti, Liquore al rabarbaro Nardini, Noilly Prat, Vetz.

Lollipop, finti pomodori, gelatine e caramelle sono il vero plus di questa selezione, più che garnish parliamo di micro-narrazioni commestibili che completano il drink e impreziosiscono l’esperienza. Accanto alla proposta beverage, la cucina dello Chef Mario Castellano interpreta il territorio con creatività e rispetto della stagionalità. I piatti nascono da prodotti freschi, provenienti da filiere corte e artigianali, dialogando anch’essi con le botaniche della serra e con la nuova carta cocktail. “Cambiamo il menu seguendo il ritmo delle stagioni – racconta Castellano –. Creiamo nuove ricette con ingredienti freschi, scelti con cura e attenzione alla stagionalità del territorio”
Con questo nuovo corso, le Serre Torrigiani riaffermano il loro ruolo di hub culturale nel cuore di Firenze: non solo un luogo da vivere, ma un simbolo di come la città sappia rigenerarsi senza perdere la propria anima. Un giardino che è, oggi più che mai, specchio del tempo che cambia.

