Nell’epoca delle mode effimere, hanno scelto di puntare sulla sostanza. Oggi sono appena una manciata di coraggiosi – appassionati, sicuramente – in tutto il Paese, i produttori di brandy italiano, che rappresenta una delle espressioni più di nicchia della tradizione distillatoria del Paese. Spesso meno celebrato rispetto ad altri distillati nazionali come la grappa, la versione italiana del cognac vanta in realtà una storia ricca e una qualità che però ancora stenta a conquistare estimatori, sia in Italia che all’estero. Citare i cugini d’Oltralpe non è casuale, perché la produzione di brandy nel nostro Paese nasce nel tardo 1800, quando la fillossera aveva drammaticamente ridotto l’estensione delle vigne della regione del Cognac. Fu in quegli anni che numerose distillerie italiane iniziarono a dedicarsi al brandy per sostituire la scarsa produzione francese, ma molte di esse – da Carpené a Borghetti, da Ramazzotti e Sarti – cessarono la produzione.

Per definizione, il brandy è un distillato di vino ottenuto attraverso un processo che prevede la fermentazione dell’uva, la distillazione e un successivo periodo di invecchiamento in botti di legno, generalmente rovere. Ciò che distingue il brandy italiano è innanzitutto la materia prima: vini (non necessariamente dei vitigni più blasonati, tutt’altro) provenienti da diverse regioni vitivinicole, spesso caratterizzati da profili aromatici eleganti. Ciò consente di ottenere distillati dal gusto morbido, equilibrato e con note che spaziano dalla vaniglia alla frutta secca, fino a sentori speziati.

Tra i produttori più rinomati spicca l’emiliano Villa Zarri, considerata una vera eccellenza nel settore. Questa azienda si distingue per un approccio artigianale e per l’utilizzo di metodi tradizionali, come la distillazione discontinua in alambicchi di rame e lunghi invecchiamenti in legni pregiati. I brandy di Villa Zarri sono apprezzati per la loro finezza, complessità e capacità di esprimere al meglio il carattere del territorio.

Li abbiamo assaggiati di recente da Enoteca Alessi, in un evento firmato Proposta Spirits che di Villa Zarri è distributore: l’azienda guidata da Guido Fini Zarri (foto in alto) è radicata a Castel Maggiore sin dagli anni ’50, e rappresenta un progetto unico in Italia, volto a produrre un brandy di altissimo profilo ispirato alla tradizione charentaise, ma con una profonda anima territoriale. La filosofia produttiva si fonda su tre pilastri: distillazione discontinua di vini – in primis Trebbiano Romagnolo – in alambicco Charentais, lunghi invecchiamenti in botti di rovere francese e totale assenza di zuccheri, coloranti o aromi aggiunti. Il risultato è un distillato puro, dove la complessità è frutto unicamente del dialogo tra vino, legno e tempo.

Il percorso guidato ha esplorato diverse espressioni della casa – dall’Assemblaggio Tradizionale 10 anni al Millesimato 2002 – evidenziando la capacità del Brandy di evolvere e sorprendere. Notevoli sono il Millesimato 2005, affinato in botticella di Vin Santo, e il Millesimato 2003 con selezione di Tabacco Toscano, pensata per i cultori del fumo lento. Interessante anche il Millesimato 30 anni a Pieno Grado, la massima espressione della cantina emiliana, mentre tra i liquori meritano un assaggio il Cherry Brandy (con infusione di ciliegie) e il Nocino Biologico, da una ricetta storica familiare.

Un viaggio nel brandy italiano che consente di scoprirne anche la versatilità: può essere degustato liscio, come distillato da meditazione, oppure usato in miscelazione o in pairing con dessert, cioccolato fondente e formaggi stagionati.

