Un tempo si parlava di “distillati bianchi”, ma ormai questa concezione pare superata. Se anche qui da noi in Italia si barriquano le Grappe, cosa fanno all’estero con i loro prodotti tradizionali?

Un tempo era ad appanaggio esclusivo di Cognac e Whisky, oggi la barrique pare essere diventata molto più democratica. In effetti è paradossale pensare che esistano regole sul fatto di invecchiare o meno i distillati, e quello che potremmo erroneamente per innovazione è in realtò figlio della storia. Infatti invecchiare il Gin non è certo una novità se pensiamo che nelle navi della marina inglese era trasportato così, ed è interessante scoprire che la Grappa è stata cominciata a esser messa nel legno quando si temeva che mancasse la produzione per via della filossera. Insomma, osare non è peccato. Ecco alcune idee originali che hanno contribuito a rilanciare distillati bianchi in una nuova veste:

Weber Haus Amburana

Weber Haus lança cachaça Premium envelhecida em 7 Madeiras – Turismo por Cristina Lira

la Cachaça, prodotto nazionale brasiliano, del boom degli anni ’80 e ’90 in Italia ha ereditato soltanto una cattiva nomea, di prodotto scadente, fratello minore del Rum. E le volte i tentativi di rimendiare non hanno migliorato la situazione, con a partire dal 2009  una serie di nuove proposte commerciali di prodotti a base di succo di canna che imitavano molto i Rum agricoli francesi tradendo il proprio stile brasiliano.
Oggi però esistono prodotti Premium veramente di alto livello, che: si apprezzano soprattutto lisci o si esaltano nella miscelazione contemporanea. Forse la più degna di nota è per noi la Cachaca biologica della gamma Weber Haus, distilleria artigianale e familiare, a cui è’ stato permesso di invecchiare in botti di Amburana, un tipo di legno che si trova solo nelle foreste dell’America Latina.

Wenneker Islay Cask Finish – Genever invecchiato in botti di whisky

Garrafeira S. Pedro - Genebra Wenneker Islay Cask Finish 50cl.L’antenato del Gin che conosciamo oggi fu inventato nel lontano 1658, in una farmacia di Leida (Olanda), dal dottor Franciscus de le Boë Sylvius. Un prodotto inizialmente concepito non tanto per il piacere di bere, bensì a scopo curativo: proprio così nacque il suo “Jenever”. In effetti, l’intuizione non era certo sbagliata: le proprietà benefiche del ginepro erano già rinomate da tempo in tutta Europa e De le Boë era talmente sicuro della bontà del suo rimedio da pretendere di curarci addirittura un terzo delle malattie esistenti al mondo. Il suo “Jenever” era così usato come digestivo, tonico e coadiuvante per i reni affaticati dei ricchi mercanti olandesi di città, colpiti ad esempio da gotta o reumatismi. E, a posteriori, non c’è da escludere che funzionasse davvero, in quanto il ginepro è un forte diuretico naturale. Oggi questa categoria senza dubbio soffre nel confronto con il suo discendente, il Gin, ma ne esistono moltissime tipologie estremamente interessanti, e alcune nuove sperimentazioni in questo mondo potrebbero sorprendere, come ad esempio questo prodotto da Wenneker, che prende il suo colore dorato dall’invecchiamento nelle botti di Islay Single Malt Scotch Whisky.

Palma Oak Aged Spiced Gin

Mallorca Distillery è la prima distilleria artigianale dell’isola. Qui si producono una Vodka Biologica arricchita con un tocco di Flor de Sal e un Gin a base di botaniche sostenibili. L’azienda infatti crede molto in un Km zero e nell’Organic, e tutti gli ingredienti sono raccolti localmente durante il corso dell’anno, grazie ad una serie di collaborazioni con piccoli produttori biologici dell’Isola, che forniscono ad esempio fiori selvatici e agrumi freschi provenienti dai frutteti rurali di Maiorca. Anche lebacche di ginepro sono insulari, così come i fiori di mandorlo, raccolti una volta all’anno prima della primavera, le foglie d’arancio e la lavanda, in un mix decisamente mediterraneo. Del gin esiste per l’appunto anche una versione invecchiata in botti di quercia che precedentemente contenevano il vino locale, ovvero il Manto Negro

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Federico S. Bellanca
Federico Silvio Bellanca, nato l’ultima settimana del 1989 a Fiesole, reputa se stesso la risposta alla domanda di Raf “cosa resterà di questi anni 80”, e si crede simpatico ogni volta che fa questa battuta. Specialista in Marketing del settore Beverage, ha lavorato in quest'ambito per alcuni anni (soprattutto sul mercato francese), per poi passare a ruoli di responsabilità nelle vendite in diverse aziende spaziando dal vino alla birra fino ai prodotti food. Stregato dal fascino del giornalismo ha cominciato a scrivere per riviste tecniche nel 2015, prima su GDOnews e successivamente su Beverfood.com. A fine 2017 inizia a scrivere su il Forchettiere per raccontare la passione di tutti i protagonisti della ristorazione incontrati mentre cercava dati di mercato e trend di marketing. Ama i cocktail in cui gli ingredienti sono creati del bartender, i ristoranti che non fanno razzismo regionale nei vini e tutto quello che viene servito crudo o quasi. Odia i sorrisi forzati nelle foto , gli appassionati morbosi di un singolo prodotto e scrivere di se stesso in terza persona nelle biografie perché non riesce a farlo troppo seriamente…

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