Niente servizio ingessato da fine dining, niente necessità di concentrarsi su piatti elaborati, niente soggezione o innovazione a tutti i costi. Seguendo un trend che abbiamo recentemente ritrovato da Gamella al Collegio Alla Querce e che in fondo è specchio di una macrotendenza più generale della ristorazione tout court e di quella alberghiera in particolare, il nuovo ristorante Alassio – all’interno dell’hotel 4 stelle The Hoxton Florence, alla fine di via San Gallo – ha aperto i battenti da poche settimane con un obiettivo ben preciso: diventare un’opzione per i fiorentini che cercano tempi lenti, atmosfere rilassate, piatti non troppo complessi. In una sola parola, convivialità. Volendo aggiungerne una seconda, autenticità.

Come suggerisce il nome – e anche qui il pensiero corre a un’altra nuova apertura fiorentina, Onde all’interno del Four Seasons Hotel, non fosse altro per l’iconografia marinara – il fil rouge di Alassio è il richiamo alla nota località vacanziera ligure, uno dei centri più family friendly della riviera, reso immortale dal celebre muretto. Sia nell’ambientazione che nei piatti del menù, il ristorante è un tributo ai sapori mediterranei e al comfort food che risveglia i ricordi di vacanze estive trascorse in riviera.

Varcando la sua soglia, gli ospiti sono avvolti da un’atmosfera che evoca il fascino delle cittadine balneari: sotto le volte originali adornate da un murale a tema costiero realizzato dall’artista Giulia Mangoni, si svelano pareti dai toni pesca, manifesti vintage, ceramiche d’autore e lampadari di Murano. Il cuore del ristorante è una spettacolare cucina a vista in travertino e marmo verde, dove i cuochi lavorano sotto un grande lucernario.

Niente menù degustazione, per cominciare. In carta spiccano, oltre alle crudité (siamo pur sempre in un locale d’albergo), i capisaldi della cucina ligure, in primis le trofie al pesto preparate dallo chef pistoiese Filippo Fondatori o la focaccia di Recco. Ma da provare sono sicuramente i carpacci di pomodoro affumicato (sia con la ricciola che nella versione veg) o gli spaghetti alla chitarra con gamberi rossi e crema all’aglio. Per uno che ha passato oltre un decennio nelle cucine di Cina, India e Caraibi, tornare a una cucina “semplice” è forse un po’ come tenere a freno le briglie di un cavallo di razza, ma – repetita iuvant – le strizzate d’occhio all’universo fusion non rientrano nelle scelte aziendali del The Hoxton. Unica concessione, la girella ripiena di ricotta e mascarpone accompagnata da filetto di triglie, cozze e limone.

Tornando alla carta, c’è spazio anche per influenze toscane, testimoniate dalla bistecca cotta al josper. Ma al di là dei piatti in sé, spesso studiati per essere divisi tra i commensali, nelle sue tre sale da 92 coperti interni (più 110 all’aperto) Alassio invita a pranzi lenti e conviviali, cene abbondanti tra amici ed a godersi il pasto magari sorseggiandoci cocktail dal gusto fruttato – dal Capperi Martini al Bianco Sbagliato, dal Pomodoro Highball al Mediterranean Negroni – realizzati nell’adiacente Enoteca Violetta dai bartender Fabio Santoro e Luchas Dumbrava.

E a fine pasto, in omaggio a una rinnovata esigenza di semplicità anche nei dessert, ecco il classico Tiramisù o la Panna Cotta al limone. Considerando il buon rapporto qualità-prezzo, una certa trasversalità che porta ad avere una soluzione gastronomica per ogni fascia della giornata, nonché l’approccio decisamente easy, le premesse ci sono tutte affinché Alassio diventi uno dei ritrovi della Firenze più “scialla”.

