Dietro le stelle, l’ultimo libro di Valerio Massimo Visintin, mette sotto i riflettori i vizi, le storture e le contraddizioni di un intero settore, quello del food. Tutto vero, ma vale la pena approfondire un paio di punti…

Dietro le stelle
Valerio Massimo VIsintin, autore di “Dietro le stelle”

La tratta ferroviaria che porta da Torino a Firenze è lunga poco più di tre ore. Un tempo che a chi scrive è stato sufficiente per divorare Dietro le stelle (ed. Mondadori, 148 pag, 17,50 euro), l’ultimo libro del giornalista Valerio Massimo Visintin, critico gastronomico del Corriere della Sera. Il viaggio è volato in un battito di ciglia, perché il tema affrontato dal volume – già piuttosto noto agli addetti ai lavori ma non per questo poco appassionante, tutt’altro – è di quelli che tengono incollati. In fondo, la penna spigliata e spesso ironica di Visintin ha contribuito a rendere più “leggero” quello che a tutti gli effetti suona come un caustico j’accuse del settore del food e di molti suoi protagonisti.

 

Dietro le stelle

L’abbiamo letto cercando di tenere un occhio alla forma e uno alla sostanza, un po’ come a un critico sarebbe richiesto fare con un piatto. Sul primo fronte, non ci sono dubbi: poiché Visintin si scaglia tanto contro chi scrive in maniera volutamente complessa quanto contro chi non ha contenuti (pur lavorando come content creator), non potevamo che aspettarci un linguaggio semplice ma non appiattito, accessibile – salvo un “dimidiante” ignoto alla Treccani e che conta appena 785 voci su Google – ma al tempo stesso denso di metafore e strumenti retorici che servono a rendere l’idea anche a un pubblico magari poco avvezzo alle sfumature del settore. Solo un dubbio si insinua nella mente: più volte l’autore addita chi scrive non per il lettore bensì per altri (chef, uffici stampa, sponsor) ma talvolta l’impressione è che Dietro le stelle sia destinato quasi esclusivamente ai personaggi di quelle stesse cerchie – rectius, gironi infernali – in cui, come un novello Dante, relega buona parte di chi nomina.

Stampa dell’Ultima Cena o l’ultima Cena Stampa?

E veniamo alla sostanza, partendo da un presupposto. Molto, se non quasi tutto, di ciò che Valerio Massimo Visintin scrive è vero. Inutile girarci intorno: rispetto ad altri volumi che hanno inteso raccontare il mondo del giornalismo enogastronomico (“Gli Sbafatori” di Camilla Baresani) o il fenomeno dell’alta gastronomia mediatica (“Cessate il cuoco” di Andrea Cuomo), stavolta l’autore fa tutti i nomi e cognomi, non ricorre ad allusioni o a circostanze riferite a mezza bocca. No, a Visintin va riconosciuto il coraggio di aver detto a voce alta che il re è nudo. Ma questo porta a una prima considerazione, ed è quel “privilegio” di cui parliamo nel titolo. E’ il privilegio di poter raccontare tutto ciò che è scritto in Dietro le stelle da una prospettiva non così comune, quella di un giornalista regolarmente contrattualizzato con una posizione solida in un quotidiano di prestigio. Se ha potuto scrivere certe cose – così come se può esercitare il lavoro di critico senza dover scendere a compromessi – è perché gode di un paracadute che molti non possono neanche sognarsi. Intendiamoci, questa non è una considerazione di merito né stiamo dicendo che sia facile e comodo, parlare quando non si ha l’obbligo di industriarsi per arrivare alla fine del mese. Ma in un settore in cui gli articoli vengono pagati pochi euro e frotte di precari si litigano una collaborazione, è un dato di fatto che la sicurezza economica aiuti.

Eccolo, il paradosso: a permettere a Visintin di squarciare il velo delle miserie di questo settore è quella stessa sicurezza economica che dovrebbe garantire al critico la possibilità di esercitare il suo lavoro. Non è né giusto né sbagliato: è semplicemente così. In un mondo ideale, il critico non è ricattabile perché viene pagato dall’editore. Nel mondo reale, l’unico (o quasi) che può scrivere un libro come Dietro le stelle è Visintin. Tornando alla metafora dantesca, è un po’ come se all’inferno l’Alighieri avesse portato con sé un lasciapassare che lo pone al di sopra di ogni peccato e conseguente giudizio.

Dietro le stelle

Un’altra considerazione è d’obbligo: prima di acquistare Dietro le stelle (sì, non l’abbiamo richiesto alla casa editrice né rientriamo nelle copie omaggio) abbiamo letto con attenzione ciò che del volume si diceva in rete. La prima e più frequente accusa è che “Visintin scrive cose già note, sempre la solita solfa”. Non siamo d’accordo: l’operazione di metacritica – ossia la critica che critica se stessa – insita nel libro racconta sì argomenti e situazioni già note alle cronache, ma ciò non significa che sia un volume privo di spunti innovativi (dalla cronistoria della critica al fenomeno delle infiltrazioni mafiose) e punti di vista condivisibili (la personalissima idiosincrasia verso i sedicenti influencer) pur con qualche contraddizione: il libro ricorda che i ristoranti stellati sono lo 0,1% e incassano lo 0,85% dell’intero comparto, eppure l’ombra lunga del macaron è una presenza immanente lungo le 148 pagine. Ma la vera linea rossa che stavolta è stata superata sta nel (non) aver elargito patenti di dignità, per usare un termine usato nella quarta di copertina.

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Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

1 COMMENT

  1. Premetto che non ho letto il libro ma conosco bene il “pensiero”, critico, di Visintin cioò detto concordo con la tua osservazione che, in quanto a contratto di una casa editoriale, il giornalista-autore possa permettersi di scrivere ciò che ha scritto ma c’è un però, secondo me…
    E’ la figura del giornalista tirata in ballo.
    Il giornalista, in quanto tale, informa o comunica?
    Informa il pubblico in modo oggettivo o comunica in modo soggettivo perchè pagato, in qualsiasi forma esso sia?
    Il giornalista fa parte di un ordine,
    https://www.odg.it/deontologia_e_massimario
    dovrebbe rispettare un codice deontologico ma spessissimo si confonde col food blogger che si barcamena per capitalizzare il suo impegno per un pacco di farina, una cena a sbafo o qualche euro se possiede una partita IVA:
    Visintin è contrario al circo IG perchè li si celebra, effettivamente, il meretricio tra giornalismo e ristorazione, tra sponsor e markette!
    Appena posso approfondirò il mio punto di vista, leggendo il libro

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