Slow Food Travel lancia un nuovo modello di viaggio in cui la tradizione gastronomica diventa esperienza turistica: ecco Transameria, viaggio alla scoperta delle tipicità dell’Umbria meridionale

Il progetto Slow Food Travel nasce con l’intento di proporre un nuovo modello di viaggio, in cui la tradizione gastronomica, legandosi alla storia e alla cultura di un territorio, diventa esperienza turistica: Transameria è un viaggio alla scoperta delle tipicità dell’Umbria meridionale.

umbria transameria

Nel rispetto per la filosofia Slow Food e per le sue rigorose linee guida, Slow Food Travel avvicina viaggiatori e produttori: l’accoglienza è infatti offerta direttamente da quest’ultimi che, promuovendo le loro stesse eccellenze, si fanno narratori di un territorio e delle sue tradizioni.

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Transameria prende il nome dall’antica Via Amerina – arteria che, in epoca romana, collegava Roma e i principali centri abitati dell’Umbria – e a partire da quest’anno si unisce agli altri itinerari di Slow Food Travel; attraversando una delle più vaste e integre macchie mediterranee dell’Italia Centrale, il tragitto va da Todi (PG) ad Amelia (TR), passando per i borghi di Montecastrilli e Avigliano Umbro.

L’itinerario di circa 100 chilometri si può percorrere in bicicletta o in auto, facendo sosta in luoghi suggestivi e sperimentando innovative attività turistiche, tutte incentrate sull’esperienza: nei mesi scorsi infatti sono stati selezionati una cinquantina di produttori, allevatori, artigiani, bottegai e osti – già vicini a Slow Food – allo scopo di suggerire al viaggiatore destinazioni enogastronomiche di qualità, ma anche di promuovere il turismo sostenibile attraverso una rete di soggetti virtuosi.

Partendo da Todi, ci si può muovere in direzione del Castello di Sismano, con le sue torri semicircolari risalenti all’XI secolo, e raggiungere poi la foresta Fossile di Dunarobba, patrimonio mondiale dell’umanità; passati Toscolano e Santa Restituta, si arriva, in seguito, all’insediamento preistorico di Grotta Bella, giungendo poi a Macchie, il paese delle carbonaie e infine alla città di Amelia, centro di origini romane, dalle imponenti Mura Poligonali.

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L’itinerario è pensato per godere di antichi borghi, castelli e paesaggi costellati di castagneti secolari ma anche per soffermarsi ad assaporare la cucina e le eccellenze enogastronomiche locali; si va dalla striscia con le fave, alla palomba alla ghiotta, passando per i gustosi Fichi Girotti e due noti presìdi Slow Food, ovvero la fava cottòra dell’Amerino e il cicotto di Grutti.

Studiando la mappa dell’itinerario e contattando le strutture di proprio interesse, è possibile organizzare il viaggio in totale autonomia; in alternativa ci si può ispirare al “Weekend in Transameria” creato da Slow Food Travel. Quest’ultimo, partendo da Todi e arrivando ad Amelia, propone anche osterie dove cenare, agriturismi dove alloggiare e cantine ove fermarsi a degustare dell’ottimo vino; consigliatissimi, per esempio, nei dintorni di Todi, l’osteria “Il Merollo”, il Bio Agriturismo “Montemenardo” e la Cantina di Sobrano, dove godere del Grechetto di Todi e passeggiare tra i filari.

Arrivando sui Monti Amerini, invece, Slow Food Travel suggerisce di soggiornare al PeR (Parco dell’Energia Rinnovabile), un agriturismo ecosostenibile immerso nei boschi secolari della macchia mediterranea, dove si produce anche il Presidìo Slow Food della fava cottòra.

Raggiunta, infine, Amelia è bene fermarsi a “Il Baronetto”, locale suggestivo ricavato dall’antica cucina della servitù di un palazzo rinascimentale, e prima di lasciare la città vanno assolutamente provati i fichi girotti, una preparazione artigianale, nota già in epoca romana e tramandata sino al Medioevo – quando era obbligo per gli amerini portare al Papa “centum pignatum ficuum” (cento pignatte di fichi) – rilanciata a partire dal 1830 dalla ditta “Antonio Girotti”.

Per chi volesse, invece, muoversi in bici, Slow Food ha pensato – con il supporto dell’Associazione Uncover Umbria – a “La Chiocciola in Bicicletta”, un itinerario ad hoc, ideale anche per le famiglie.

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"Galeotto fu per lei il Montepulciano d'Abruzzo 2009 di Emidio Pepe": così, con una parziale citazione, si potrebbe iniziare a raccontare quello che è stato, per Martina, un cambio di passo. Nata a Terni nel 1984, benché gli studi universitari in Biologia sembravano portarla altrove, Martina infatti ha lavorato qualche anno come autrice televisiva per poi - con quel "famoso" calice in mano - decidere di iscriversi a un corso della Fondazione Italiana Sommelier. Ancora fresca di diploma, si è fin da subito impegnata nella divulgazione enogastronomica e poi è entrata a far parte, in qualità di Editor e Wine Specialist, della grande distribuzione, italiana e internazionale. Oggi, per lavoro e per inclinazione, si occupa in particolare dei piccoli produttori, degli artigiani della vigna e dei loro vini coraggiosi.

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