Poco più di un anno fa il ristorante Mimesi di Dimora Palanca, a Firenze, aveva catturato l’attenzione della critica nazionale di settore. Nel giro di pochi mesi sono andati via la direttrice e lo chef Giovanni Cerroni

Era circa metà settembre dell’anno scorso, quando descrivevamo il ristorante Mimesi di Dimora Palanca come uno dei luoghi gastronomici più interessanti che avessero aperto i battenti a Firenze negli ultimi anni. E l’affermazione resta valida, almeno per quanto riguarda l’operato della direttrice e la mano felice dello chef romano Giovanni Cerroni, che – rispettivamente al volante della gestione e della cucina della struttura in via della Scala – nel giro di un’annualità ha conquistato la fiducia di diversi gourmet cittadini grazie a uno stile elegante, raffinato, mai banale.

Intorno a un punto di forza come questa cucina, però, a livello di proprietà Dimora Palanca non deve aver costruito qualcosa di solido e duraturo, se è vero che a distanza di pochi mesi hanno lasciato il timone le due figure chiave di qualsiasi progetto imprenditoriale legato a ristorazione e hotellerie. Prima ha abbandonato la postazione la general manager Laura Stopani, che già aveva fatto notare le sue doti a Borgo Santo Pietro, poi – l’ufficialità risale a ieri, ma era nell’aria già da diverse settimane – lo chef Giovanni Cerroni, che ha affidato ai social il suo messaggio di commiato.

In realtà, avevamo già provato a chiedere lumi sul futuro del Mimesi qualche tempo fa, ma al telefono ci è stato risposto sia che il ristorante al piano interrato di Dimora Palanca non era più aperto – spostato al piano superiore per i classici lavori da eseguire in bassa stagione – sia soprattutto che lo chef Cerroni “non è più con noi”. E così, in attesa di conoscere i prossimi passi del talentuoso chef (e della ormai ex direttrice), non resta che riflettere su come sia stata sufficiente una manciata di mesi per portare un locale alla ribalta nazionale.

Grazie a un efficace lavoro di marketing, infatti, sin da subito il Mimesi era stato inserito nelle agende dei cronisti e critici gastronomici del circuito nazionale, andando talvolta a scapito degli attori sulla piazza fiorentina. Che sarà pure local rispetto alle piazze romane e milanesi, è vero, ma forse è quella che poi aiuta di più a riempire i tavoli. Nel giro di un anno si è così consumata prima l’ascesa e poi il declino di un progetto che era partito con le migliori intenzioni. Difficile stabilire responsabilità, tra l’eventualità di diluire la “spinta” del lancio su un periodo più lungo e un posizionamento piuttosto alto pur in mancanza (ancora) di stelle o riconoscimenti che giustificassero quella fascia di prezzo. Ma in mezzo a tanti dubbi un paio di certezze ci sono: le competenze della direttrice Laura Stopani e la mano felice di Giovanni Cerroni, che ci auguriamo ancora di vedere in città.

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Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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