La storia di riscatto del senegalese Omar Ngom, arrivato 20 anni fa in Italia da clandestino: da lavapiatti è diventato chef, è tornato a Dakar dove ha aperto il suo ristorante e cucinato per l’ambasciata italiana

chef Omar Ngom

Potrebbe essere una favola, ma solo perché – come in tutte le favole – c’è il lieto fine. Ma è più corretto definirla una bella storia di riscatto, di caparbietà, una testimonianza della voglia di farcela che riesce a superare ostacoli e difficoltà d’ogni tipo. È la vicenda del senegalese Omar Ngom, classe ’79, che vent’anni fa (era il 19 dicembre 2001) arrivò in Italia come clandestino. “Sono arrivato in Europa con un visto – racconta – prima in Portogallo, poi in Svizzera e in Francia. Ma il documento non era valido per entrare in Italia, quindi sono entrato come clandestino, di notte, in treno dalla stazione parigina di Gare de Lyon a Torino”. Ecco la sua storia, nelle immagini di Gerardo Gazia.

L’avventura italiana di Omar parte da Torino, senza documenti. Poi arriva a Milano, a Como e Brescia, dove resta tre mesi, infine si stabilisce a Siena, dove vive un suo cugino: qui trova lavoro come lavapiatti al ristorante dell’Hotel Palace Due Ponti, dove si mette in mostra fino a scalare le posizioni. Prima diventa aiuto cuoco, poi cuoco, grazie alla proprietaria dell’hotel, la signora Paola Fioravanti, che intravede del talento e gli paga i corsi per diventare chef nel 2008. “Per campare – spiega – all’inizio ha cominciato a vendere CD falsi, ma non ci sono riuscito: il primo giorno la polizia mi ha preso e sequestrato tutto. Ho capito che quella vita non faceva per me”.

Fu la cugina, cameriera ai piani, a procurare a Omar il primo incarico. E la proprietaria ne fu entusiasta “Disse che la cucina del ristorante non era mai stata così pulita – ricorda – e mi propose un contratto. Però servivano i documenti, e sulla base della Bossi-Fini riuscirono a regolarizzarmi”. Da quel momento Omar Ngom inizia a girare e maturare esperienze: dal 2009 al 2016 lavora all’hotel Garden e all’Osteria Il Carroccio, sempre nella città toscana. “Qui sono piaciuto così tanto – racconta – che il titolare mi ha aumentato lo stipendio senza che lo chiedessi”. Nel 2016 è invece all’Isola d’Elba al residence eco-resort Casa degli Ulivi per più di due anni. Nel 2018 si sposta a Dusseldorf, in Germania, al ristorante La Scala, nel 2019 ad Ancona (Ristorante il Passetto), poi ancora a Bagno Vignoni (Ristorante Posta Marcucci) e infine nel 2020 al Passo Sella, al rifugio Salei, in Val Gardena.

chef Omar Ngom

Ormai la cucina è la sua strada, e nel 2016 lo chef Omar Ngom torna in Senegal e avvia la propria attività, il catering “Sama chef privée”, a Dakar. Qui conosce la signora Yudith, proprietaria dell’Hotel Sekubi, dimora in stile coloniale dell’ambasciatore americano negli anni ’50 e lì nel gennaio 2020 apre il suo ristorante italiano “Il Pappagallo”, nel cuore della capitale, dove prepara alcuni dei piatti che ha imparato in vent’anni trascorsi nel nostro Paese. “Il mio ristorante – conferma – è frequentato da politici importanti, calciatori, attori, diplomatici. Sono orgoglioso di quanto ho costruito”.

chef Omar Ngom

E il lieto fine? Beh, la ruota gira e un giorno a Dakar lo chef Omar Ngom partecipa addirittura a una cena dell’ambasciata italiana, lavorando come aiutante della chef stellata Cristina Bowerman, nell’ambito della Settimana della cucina italiana. Nell’occasione, a chiedergli l’autografo è l’ambasciatore della Francia in Senegal. Niente male, niente male affatto. “Per me è stato importante lavorare accanto a una chef come lei”, conferma.

chef Omar Ngom

“A Siena mi hanno voluto bene e hanno creduto in me, facendomi sentire come uno di famiglia – racconta Omar Ngom – pagandomi i corsi di cucina e mandandomi a fare stage. Con l’arrivo del Covid ho deciso di tornare in Senegal, non vedevo mia moglie da un anno. Non c’era più possibilità di tornare in Italia, e a quel punto sono rimasto a Dakar. Il mio catering viene ricercato dai personaggi più in vista del Senegal, ma nel cuore mi sento italiano e sono certo che un giorno tornerò: quando guardo il Duomo di Siena o i paesaggi della Toscana, mi sento a casa”.

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Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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