Il Consorzio del Chianti Classico produce il cortometraggio “La leggenda del Gallo Nero” per celebrare il mito fondativo della denominazione a cavallo tra Firenze e Siena

Ogni icona, si sa, ha bisogno di un proprio mito fondativo. Per il vino Chianti Classico l’icona è il Gallo Nero, mentre per il mito occorre rifarsi alla storia che a cavallo tra le province di Firenze e Siena viene ancora oggi raccontata ai pargoli. Un aneddoto a metà strada tra il verosimile manzoniano e qualche sprazzo di verità storica – in primis la rivalità tra Firenze e Siena, una delle millemila battaglie che nel corso dei secoli ha visto opposte le diverse città del Granducato – che oggi il Consorzio di tutela del Chianti Classico ha voluto celebrare con un cortometraggio, La leggenda del Gallo Nero.

Un breve film, appena 15 minuti, ambientato nel medioevo e presentato in anteprima durante – il gioco di parole è inevitabile – l’Anteprima del Chianti Classico, al teatro del Maggio Musicale di Firenze. A realizzarlo sono stati i registi Daniele Palmi e Matteo De Nicolò (Swolly agency), coinvolgendo oltre 60 maestranze prevalentemente chiantigiane, e girato ovviamente sul territorio (il Castello di Brolio e il Castello di Gabbiano). Un “corto” che al netto di qualche buco nella trama (nessun osservatore rivale nell’accampamento per verificare che i cavalieri partissero effettivamente al cantar del gallo? Va bene la lealtà cavalleresca, ma avrebbe aggiunto un po’ di verosimiglianza ai fatti narrati) è gradevole e volutamente “epico”.

Le cronache dell’epoca attestano ampiamente gli scontri, numerosi e continui, durante il Medioevo tra i due Comuni, floridi e potenti. Ma si tramanda anche una leggenda, vero e proprio mito fondativo della cultura chiantigiana. Anziché perseverare nella guerra, le due città si accordarono per fissare il confine dove si sarebbero incontrati due cavalieri, che dovevano muoversi dalle rispettive città al canto del gallo. I Fiorentini, con un astuto espediente, tennero a digiuno l’animale designato a cantare all’alba, un gallo nero, e fecero sì che il gallo levasse il suo caratteristico verso nel cuore della notte, dando il via al cavaliere fiorentino con largo anticipo. Fu così che da vero deus ex machina un gallo nero riportò la pace e l’unione in quelle terre martoriate.
La colonna sonora altisonante e la contestualizzazione caricano “La leggenda del Gallo Nero” di alte aspettative, e in 15 minuti effettivamente il film mantiene tono e ritmo in grado di piacere a un pubblico trasversale e internazionale come è – appunto – quello del Gallo Nero. Certo, nessuno in quel periodo storico si sarebbe riferito al territorio chiamandolo “Chianti Classico”, ma è un’evidente e necessaria forzatura funzionale agli scopi per cui il film è stato realizzato, ossia la promozione.

“Il nostro è il Consorzio più antico d’Italia, fondato all’inizio del secolo scorso da 33 coraggiosi e lungimiranti produttori di vino. Per comprendere però come mai questi 33 produttori nel lontano maggio del 1924 scelsero un Gallo Nero come simbolo – ha spiegato il presidente del Consorzio Chianti Classico Giovanni Manetti – bisogna fare un passo ancora più indietro nel tempo. È ampiamente attestato il legame storico del Gallo Nero con le terre chiantigiane fin dal Medioevo, ma è una leggenda che racconta come sia nato questo uso, tutt’oggi in vigore e più forte che mai. Questo è un vero e proprio mito fondativo che narra come un animale comune nelle campagne toscane sia diventato un eroe che pose fine alle contese per il territorio dell’odierno Chianti Classico, unificandolo con una pace duratura tra i due Comuni in guerra, Firenze e Siena. È in questo simbolo che si riconoscono non solo centinaia di produttori di vino e di olio Chianti Classico, ma anche tutta la comunità che abita questo territorio: è sinonimo di un’identità condivisa”.

Il cortometraggio sarà proiettato oggi alla Stazione Leopolda nell’ambito della Chianti Classico Collection: un’anteprima nell’anteprima, in una sala appositamente allestita per la proiezione dalle 10 alle 15 e dalle 16.30 alle 20.

