A Nibbiaia (Livorno) lo chef Michele Martinelli ha trovato nella sua Locanda Martinelli un buen retiro dopo anni al servizio delle famiglie reali d’Europa e Medio Oriente

Sarà stato il richiamo della sua Toscana, sarà stata la voglia di tornare a riassaporare il gusto delle coste dell’alto Tirreno, sarà che dopo passati a fare il globetrotter a un certo punto subentra forte l’esigenza di riallacciare i rapporti con le proprie radici. Non sapremo forse mai fino in fondo le motivazioni che hanno portato Michele Martinelli a lasciare l’incarico di chef alla corte di famiglie reali – l’esperienza più importante, quella maturata al servizio della regina Rania di Giordania – ma sappiamo dov’è ora, e sappiamo che ci sta piuttosto bene.

Insieme alla moglie Evelyn Frassi, conosciuta già prima del servizio alle tavole reali, da oltre una decina d’anni lo chef Michele Martinelli ha trovato nel piccolo borgo toscano di Nibbiaia – appena 700 anime nell’immediato entroterra della costa degli Etruschi, seguendo l’Aurelia appena oltre Castiglioncello, il suo personalissimo buen retiro, la Locanda Martinelli. Varcandone la soglia, si fa ben più che entrare nel suo ristorante: è un po’ come aprire il cassetto dei ricordi di Michele Martinelli, riscoprendo alle pareti le testimoniane di anni trascorsi a soddisfare palati regali nei contesti più esclusivi, dal deserto della penisola araba, ai piccoli principati del Benelux o a Buckingham Palace.

Quella di Michele Martinelli è stata la scelta di ritirarsi nella tranquillità della Toscana meno battuta, ma non quella di abdicare al ruolo di interprete di una cucina elegante e raffinata ma allo stesso tempo lineare, pulita, lontana da bizantinismi, mode e complessità fini a se stesse. Per capire l’ultimo capitolo della vita dello chef di Locanda Martinelli, occorre però fare un passo indietro e ripercorrere la sua inusuale carriera. Originario di Massa, classe ’74, all’alberghiero conosce Evelyn con cui inizia un sodalizio sentimentale e professionale: insieme, i due iniziano a viaggiare le grandi città d’Europa, dagli alberghi a 5 stelle di Parigi, insieme al maestro Angelo Paracucchi, alla Germania.

Ed è proprio qui che nel 1999 avviene l’incontro che gli cambierà la vita: è quello con il principe saudita Bin Turki Bin Abdul Aziz Al Saud, nipote del re Fahad, che ingaggia Michele Martinelli affinché cucini per sé e la sua corte. E’ un lavoro senza orari né programmazione: bisogna essere pronti a cucinare qualsiasi cosa e agli orari più strani, ogni volta che il principe e il suo numeroso seguito hanno fame. Dopo tre settimane, il principe – soddisfatto dell’efficienza dello chef italiano – chiede al direttore dell’albergo di poter portare via Martinelli e prenderlo come personal chef per l’intera durata del suo soggiorno in Europa.

E così il nostro inizia a viaggiare al seguito del principe spostandosi nelle maggiori città del Vecchio Continente, imparando a condividere le cucine con i resident chef, a volte accomodanti, altre meno. Le esperienze più memorabili sono state raccolte da Federico Bellanca per il Gambero Rosso: “Come quella volta che Gordon Ramsay provò a estrometterlo dai suoi fornelli a Londra fino al momento in cui gli spiegarono che era al seguito di un cliente da 4 milioni di dollari di spesa, oppure quando – per soddisfare il desiderio di pasta fresca – dovette chiamare tutti i ristoranti italiani della Svizzera affinché qualcuno gli prestasse la macchina per farla, e andò a prenderla in limousine scortato dalle guardie del corpo, lasciando interdetto il povero generoso ristoratore che gli stava dando mano“.

A nemmeno 26 anni, per Michele Martinelli arriva così il momento di trasferirsi ad Amman, conquistando presto il ruolo di executive chef presso la corte della regina Rania, prendendo in carico tutte le cucine dei palazzi reali con una brigata di 26 cuochi di diverse nazionalità. Fu lì che scoprì come i reali di Giordania fossero in realtà palati “educati” in grado di cogliere le sfumature del fine dining contemporanea.

Non a caso, alle pareti della Locanda Martinelli ancora oggi fanno mostra di sé i menù rimandati indietro dalla regina Rania dopo ogni pasto con i suoi appunti, apprezzamenti o suggerimenti. Ne spicca uno, che recita: “The fish and the mushrooms were excellent tonight. Thank you, Rania“.
Durante i due anni in Giordania, Martinelli non si limita a gestire la quotidianità della corte, ma impara a cimentarsi con la ritualità di pranzi e cene di Stato, tra presidenti e teste coronate del mondo, tra cui, la regina Elisabetta d’Inghilterra a Windsor Castle, il re Muhammad IV del Marocco, il presidente George Bush, l’emiro del Qatar e quello del Bahrain, Sheik Zaied degli Emirati Arabi, fino ad arrivare a un altro toscano come il presidente Carlo Azeglio Ciampi in visita istituzionale.
Ma tutte le storie finiscono, e all’alba del nuovo millennio Michele Martinelli ed Evelyn abbandonano Amman per accasarsi alla corte (letteralmente) della famiglia reale del Lussemburgo, e poi dedicandosi al ruolo di chef freelance per diversi clienti vip in giro per il mondo. Nel 2010 il ritorno in Toscana, sulla Costa degli Etruschi, dove nasce Locanda Martinelli: appena 18 coperti, due sale, e una brigata ristrettissima per un menù che viene aggiornato periodicamente alla lavagna. Due le opzioni per ogni partita, terra e mare. Tra i piatti signature, la terrina di foie gras con panbrioche, i ravioli di baccalà e astice con carciofi e crema di burrata, o la Piuma di pata negra cotta a bassa temperatura.
I nuovi progetti di Locanda Martinelli
Ma al di là di una cucina pulita ed elegante c’è un aspetto, nel buen retiro di Michele Martinelli, che merita un approfondimento. E’ l’interessamento per le bevande, e in particolare per una bollicina analcolica destinata a far parlare di sé: è Fermento Vivenda, una bevanda fermentata a base di tè verde ed erbe aromatiche che crescono spontanee sui colli toscani. Nasce da una ricetta esclusiva dello chef e dal suo incontro con Acqua San Carlo e il suo titolare, quell’Eugenio Alphandery che in riva all’Arno collegano ancora ai fasti dell’Officina Profumo Farmaceutica Santa Maria Novella. La produzione di Fermento Vivenda avviene infatti presso lo stabilimento di San Carlo Terme a Massa, e l’acqua oligominerale San Carlo fonte Aurelia, leggera e microbiologicamente pura, ne è ingrediente principe. Il processo di fermentazione naturale avviene attraverso la Madre, coltura di lieviti e probiotici che vivono in simbiosi tra loro, trasformando la miscela in una bevanda fermentata piacevolmente frizzante. Dagli studi, è emerso che Fermento Vivenda aiuta nella digestione, contribuisce al benessere dell’apparato gastroenterico ed è un ottimo alleato delle difese immunitarie.
E non è tutto, perché dalla liaison con Michele Martinelli – vincitore anche dei Forchettiere Awards 2023 – è nata quest’anno anche la Bag in Box di Acqua San Carlo: un formato da 10 litri, pratico, di comodo trasporto. Non dimentichiamo la bag in plastica riciclata, comprensiva di rubinetto, ha un peso nettamente inferiore rispetto a una singola bottiglia di plastica da 2 litri.





