Questa è la settimana della FCW, e vorremmo proporvi l’intervista che scrivemmo l’anno scorso ed che è contenuta in Toscana da Bere. è vero, è vecchia di un anno, ma come nel caso dell’intervistata il passaggio del tempo sembra non fare effetto…

“Non mi interessa fare una manifestazione fine a sé stessa, lo scopo di Florence Cocktail Week non è economico, ma culturale. Voglio fare qualcosa che rimanga, mi piacerebbe dare il via a una rinascita di Firenze nel mondo della miscelazione che possa restare nella storia, un movimento che un giorno venga raccontato nei libri”. Ricorderò tutta la vita il pomeriggio in cui Paola Mencarelli mi disse queste parole, seduta al tavolo in legno chiaro di un Bar d’Hotel, mentre sorseggiava un Martini dopo un’interminabile giornata di lavoro. Me le ricorderò tutta la vita perché questa sua dichiarazione scatenò in me due desideri intensi che non mi hanno mai abbandonato: il primo era quello di vederla riuscire nel suo scopo, perché le persone che sono mosse dalla passione sono le uniche che riescono a migliorare il mondo che le circonda, il secondo (arroganza di gioventù) era quello di essere io il primo a raccontare in un libro chi è Paola Mencarelli, e cosa vuol dire Florence Cocktail Week per lei e per tutte le persone che vi sono direttamente o indirettamente coinvolte. All’alba della quarta edizione della manifestazione, sia io che Paola siamo sulla buona strada per realizzare i nostri propositi, lei grazie ad un lavoro incessante e meticoloso che la porta a proporre al pubblico un’edizione ancora più ambiziosa delle precedenti, io con la fortuna di poterla inserire in questo volume e di poterne raccontare la storia.

Nel mondo della miscelazione italiana tutti ormai sanno chi è Paola Mencarelli, forse però a molti può sfuggire il percorso che ti ha portato fino a qui. Come ha fatto una ragazza di Siena a diventare il volto dei Cocktail fiorentini?

Innanzitutto io non mi reputo il volto, ma uno dei volti di questa Firenze. FCW non è merito soltanto del lavoro mio e di Lorenzo Nigro, ma di una città intera che è riuscita a fare squadra a ogni livello, dai Caffè Storici agli Street Bar a ai Bar d’Hotel 5 Stelle, mettendo insieme una proposta unica nel suo genere che in questa sua eterogeneità ha pochi corrispettivi, sia in Italia che all’estero. Tornando alla tua domanda, può sembrare paradossale ma io per buona parte della mia vita sono stata astemia e ho iniziato a bere solo per sete di conoscenza. La mia prima grande passione è stata la cucina, che mi ha portato dalle campagne senesi passando da Firenze fino a Roma per frequentare il Master in Comunicazione enogastronomica di Gambero Rosso. Ogni aspetto di questo mondo mi ha sempre affascinato, partendo dalla materia prima come le farine o l’olio, fino ad arrivare agli aspetti più complessi come la cucina e appunto la miscelazione.

E come entrano i cocktail in questa equazione?

Penso che il mondo della miscelazione si vada perfettamente ad inserire in questo filone, citando un noto  bartender italiano, si tratta di “cucina liquida”. Il mondo che c’è dietro, la ricerca gustativa, la tradizione liquoristica italiana di nicchia (a cui riserviamo sempre uno spazio di riguardo durante FCW) sono perfettamente in linea con quella che è la tradizione enogastronomica del nostro paese. Siamo noi italiani che a volte ci sottovalutiamo, ma i nostri bartender, le nostre ricette e i nostri prodotti sono tra i più amati e conosciuti al mondo.

Com’è nata Florence Cocktail Week, e cosa è diventata oggi?

Tutto è nato da un’idea del mio socio, Lorenzo Nigro, che dopo aver vissuto manifestazioni analoghe all’estero ha intuito il potenziale di proporre un evento del genere anche in Italia e, vista la mia esperienza pregressa nell’organizzazione di eventi, mi ha subito coinvolta. La prima edizione è stata poco più che un’occasione per fare il punto, coinvolgendo pochi locali che conoscevamo. Da lì la crescita è stata molto veloce, già il secondo anno abbiamo coinvolto ospiti internazionali e organizzato appuntamenti dedicati sia ai professionisti che agli appassionati. Siamo oggi alla quarta edizione e sicuramente a livello nazionale ci confermiamo il punto di riferimento. Il prossimo salto è quello del riconoscimento in ambito internazionale, ma anche qui siamo già sulla buona strada.

Cosa vorresti per il futuro della manifestazione?

Ci sono pochi eventi a livello globale che richiamano l’attenzione sia dei professionisti che del grande pubblico. Noi vorremo diventare uno di questi ma in maniera unica, proponendoci come vetrina dell’eccellenza e polo della cultura, aldilà di implicazioni strettamente commerciali.

 

 

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Federico S. Bellanca
Federico Silvio Bellanca, nato l’ultima settimana del 1989 a Fiesole, reputa se stesso la risposta alla domanda di Raf “cosa resterà di questi anni 80”, e si crede simpatico ogni volta che fa questa battuta. Specialista in Marketing del settore Beverage, ha lavorato in quest'ambito per alcuni anni (soprattutto sul mercato francese), per poi passare a ruoli di responsabilità nelle vendite in diverse aziende spaziando dal vino alla birra fino ai prodotti food. Stregato dal fascino del giornalismo ha cominciato a scrivere per riviste tecniche nel 2015, prima su GDOnews e successivamente su Beverfood.com. A fine 2017 inizia a scrivere su il Forchettiere per raccontare la passione di tutti i protagonisti della ristorazione incontrati mentre cercava dati di mercato e trend di marketing. Ama i cocktail in cui gli ingredienti sono creati del bartender, i ristoranti che non fanno razzismo regionale nei vini e tutto quello che viene servito crudo o quasi. Odia i sorrisi forzati nelle foto , gli appassionati morbosi di un singolo prodotto e scrivere di se stesso in terza persona nelle biografie perché non riesce a farlo troppo seriamente…

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