foto di Luca Managlia
È nel cuore dell’Italia centrale, tra l’Umbria e la Toscana, che si gioca un’ipotetica “disfida” dei primi. Due manifestazioni gastronomiche – da un lato I primi d’Italia a Foligno (Perugia), dall’altro Primi dei Primi a Sansepolcro (Arezzo) – che nel giro di appena 70 km in linea d’aria hanno saputo ritagliarsi negli anni un ruolo di primo piano nella valorizzazione della cultura dei primi piatti. Talvolta raccontate come “rivali”, queste due rassegne a 4 mesi di distanza (quella di Foligno va in scena a settembre, quella a San Sepolcro si è appena conclusa) rappresentano in realtà due interpretazioni diverse e – perché no? – complementari di una stessa passione profondamente radicata nella tradizione italiana.

A Foligno, “I Primi d’Italia” è ormai un appuntamento consolidato (siamo alla 27° edizione nel 2026), capace di richiamare ogni anno migliaia di visitatori. Dal canto suo, la kermesse toscana è alla seconda edizione ma il progetto è stato lanciato ufficialmente proprio con l’obiettivo di valorizzare Sansepolcro come “città della pasta” (anche perché la città ospita il primo pastificio industriale italiano, quello della Buitoni, aperto per opera di Giovan Battista Buitoni nel 1827). In quanto a quest’ultimo evento, organizzato da Vittorio Camorri e Terretrusche, non c’è dubbio che il format abbia concentrato l’attenzione su una selezione curata di piatti e chef, con un forte legame al territorio e alle eccellenze locali.

Per tre giorni, l’evento si Sansepolcro ha portato nel centro storico una serie di masterclass ed appuntamenti legati alla pasta: sono stati ben 30 gli chef coinvolti – dagli stellati Davide Canella (Contrada), Luca Marchini (L’Erba del Re) e Andrea Impero (Elementi) ai toscani Gabriele Andreoni e Claudio Lopopolo, l’umbra Catia Ciofo e il veneto Fabio Groppi – più gelatieri del calibro di Sergio Dondoli, Cinzia Otri, Stefano Cecconi e il padrone di casa Palmiro Bruschi, fino a sommelier come Luca Gardini e pasticceri come Iginio Massari, a cui nella prima giornata di festival è stato consegnato il Premio Primi dei Primi, una forchetta dʼargento disegnata dalla creatrice di gioielli Laura Inghirami, originaria proprio di Sansepolcro.

Al netto della vicinanza geografica e dalla sovrapposizione tematica, tuttavia, parlare di competizione in senso stretto può risultare riduttivo. Piuttosto, si potrebbe parlare di una “sana competizione” che ha contribuito a elevare il livello qualitativo di entrambe le manifestazioni. Ognuna ha sviluppato una propria identità, rendendo le due rassegne come facce della stessa medaglia: insieme contribuiscono a promuovere uno degli elementi più iconici della cucina italiana, dimostrando come tradizione e innovazione possano convivere e arricchirsi reciprocamente.
Ecco una gallery di immagini da Primi dei Primi 2026


