Torna dal 4 al 7 giugno SALE – Sant’Ambrogio in Festival, l’evento – giunto alla sua 4° edizione – nato dalla volontà di Giulio Picchi di proseguire la visione di identità e comunità cara all’indimenticato padre Fabio Picchi. E lo fa con un programma ancora più ricco e articolato, capace di intrecciare cultura, gastronomia, spettacolo e partecipazione collettiva. Il tema scelto per il 2026, “Relazioni”, diventa il filo conduttore di un’edizione che punta a rafforzare il legame tra comunità, territorio e pratiche culturali, all’insegna del Piccolo è bello. Tra le principali novità di quest’anno emerge un’evoluzione significativa nel format degli eventi, con una maggiore integrazione tra le diverse discipline artistiche e i momenti conviviali.

La serata inaugurale di giovedì introduce un focus specifico sulle comunità internazionali presenti a Firenze: protagonista quest’anno sarà la comunità albanese, coinvolta in un’esperienza immersiva tra musica, allestimenti e cucina tradizionale. Un’apertura che arriva dopo il Senegal e rafforza il carattere inclusivo del festival e sottolinea il cibo come linguaggio universale capace di creare connessioni.

Una delle innovazioni più interessanti riguarda la serata di venerdì, dedicata alla memoria di Fabio Picchi. Per la prima volta il programma viene ribaltato: lo spettacolo teatrale “La dispensa dell’amore” precede la cena, trasformando la narrazione scenica in un’introduzione simbolica all’esperienza gastronomica. Questa scelta segna un cambio di paradigma: il teatro non è più un momento accessorio, ma diventa parte integrante del racconto culinario, creando una continuità tra arte e convivialità.

Il sabato si arricchisce ulteriormente con il potenziamento de “L’Orto Volante”, un vero e proprio spazio esperienziale dedicato alla sostenibilità alimentare. Qui produttori, agricoltori e artigiani presentano pratiche innovative legate al cibo, con workshop e degustazioni che mettono al centro il tema della consapevolezza alimentare. Accanto a questo, cresce il coinvolgimento del quartiere: botteghe, librerie e spazi creativi diventano protagonisti di un programma diffuso sempre più ampio, confermando il festival come un laboratorio urbano partecipato.

Un’altra importante novità è il progetto strutturato con la Scuola-Città Pestalozzi, che avvia un percorso educativo annuale culminante nel 2027 con la realizzazione di un ricettario ideato dai bambini. Un’iniziativa che va oltre il festival e si configura come un investimento culturale a lungo termine sull’educazione alimentare.

L’edizione 2026 amplia anche i linguaggi artistici: tra le proposte spicca “CIRO”, progetto teatrale multidisciplinare che combina esperienza digitale interattiva, performance dal vivo e livestreaming immersivo. Una sperimentazione che porta il festival verso nuove forme di fruizione culturale. Anche il reading teatrale “All You Can Eat” introduce una riflessione contemporanea sulle filiere alimentari, mettendo in relazione cibo, sostenibilità e società.

La giornata conclusiva si rinnova con una scelta simbolica: dopo gli chef stellati delle precedenti edizioni, quest’anno saranno le grandi trattorie toscane a firmare la cena di beneficenza in Piazza dei Ciompi, rafforzando il legame con la tradizione popolare. Accanto alla cena per oltre 500 persone, il programma si amplia con attività per famiglie, performance artistiche e una grande festa finale aperta alla città. Cresce infine il numero delle attività collaterali: mostre, workshop artigianali, esperienze partecipative e installazioni coinvolgono l’intero quartiere, trasformando Sant’Ambrogio in un ecosistema culturale vivo e accessibile.

L’edizione 2026 di SALE – Sant’Ambrogio in Festival segna dunque un passo avanti importante: non solo un calendario di eventi, ma un progetto culturale sempre più integrato, capace di connettere arte, cibo, educazione e comunità. Il tema delle relazioni non resta solo un’ispirazione, ma diventa pratica concreta, traducendosi in nuove formule narrative, collaborazioni e modalità di partecipazione che rafforzano il ruolo del festival come esperienza collettiva e identitaria.

