Da mesi i gel per le mani sono entrati con prepotenza nella nostra igiene quotidiana. Vuoi vedere che presto arriverà la figura professionale di sommelier ad hoc? Ecco come sarebbe la sua attività, con un pizzico d’ironia

Immaginate di avere davanti il flacone con dosatore, quello cui ormai da mesi abbiamo imparato a prendere confidenza. Visualizzatevi adesso mentre vi accingete ad apporre una mano sotto l’erogatore, mentre con l’altra state per spingere con delicatezza il dosatore e liberare la sostanza incolore che da uno sfregamento all’altro vi proteggerà dal Covid19. Ora pensate a quante volte vi siete ritrovati le dita irrimediabilmente invischiate, e a quanto avrebbe fatto comodo sapere più nel dettaglio cosa contenesse il flacone.

Non in termini troppo tecnici, per carità – che per quanto il Coronavirus ci ha trasformati in una nazione di virologi, ancora non ci ha fornito molte delle nozioni di base – bensì con parole vicine a un mondo che il lettore medio magari bazzica un po’ di più, quelle dell’enologia. A conti fatti, aiutare a districarci nella miriade di gel igienizzanti potrebbe essere l’abilità più ricercata della figura professionale emergente: il sommelier di gel per le mani, ossia colui che come nessun altro può accompagnare il cittadino nella scelta dell’igienizzante più adeguato.

Eccolo quindi versarne una stilla nel tasteCovid (versione aggiornata del tastevin, ndF) e sfregare i polpastrelli con consumata abilità, decantandone poi le caratteristiche: “Viscosità elevata, al naso presenta sentori balsamici e una spiccata alcolicità: adatto a mani curate, affusolate, per signore che non hanno tempo da perdere”. Oppure: “Densità quasi liquida, esprime decise e prolungate note floreali: scompare dopo pochi secondi, per l’uomo che non deve chiedere mai”. E ancora: “Lattiginoso e persistente, profumi intensi con leggeri sentori di pino silvestre, necessita di sfregamenti prolungati per essere assorbito: per mani attive, abituate all’operosità”.

In fondo molti gel per le mani sono a base alcolica, per cui un legame seppur flebile con il sommelier classico potrebbe anche starci. I più abili potranno spingersi un po’ più in là, cercando non solo le note aromatiche ma – come si fa col vino, ricercandone il vitigno di origine – persino la composizione. “Mmm… questa dev’essere un’Amuchina millesimata 2017″ oppure “Dalla consistenza direi un Manipur annata 2018, o al massimo un Lysoform non ancora al top” e “Non fatevi ingannare dalla viscosità, questo è senza dubbio uno Sterilman del 2019″.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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