domenica 25 Ottobre 2026
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Tutte le strade portano a Manifattura. Quando l’Italia (ri)diventa un atlante da bere

Tutte le strade portano... a Manifattura. Ecco il nuovo menu del cocktail bar fiorentino che utilizza solo etichette italiane.

«Mi sono perso in queste strade, mi serve un TuttoCittà» canta Franco126 in Brioschi, fotografando quel senso di smarrimento urbano e sentimentale che solo una mappa – reale o emotiva – sembra poter risolvere. Una frase che diventa chiave di lettura perfetta per il nuovo menu di Manifattura: perché anche qui ci si perde, tra strade italiane, ricordi condivisi e deviazioni di gusto, con la differenza che la mappa non è di carta ma liquida, e ogni coordinata conduce a un bicchiere.

Il titolo è dichiarazione d’intenti capace di raccontare da sola tutto lo studio dietro questo lancio: “Tutte le strade portano a Manifattura”. E non è solo una formula evocativa. Nel cocktail bar di Piazza San Pancrazio, la strada diventa racconto, uscita autostradale, memoria da bere. Ogni drink è una tappa, ogni sorso una fermata obbligata in quel Paese lungo e irregolare che è l’Italia, osservata con lo sguardo di chi l’ha attraversata davvero.

A guidare questo viaggio è il team di Manifattura, con il bar manager Francesco De Rosa e l’head bartender Niccolò Desiati, affiancati da Edoardo Fortini, Marco Stefanelli e Kristen Pirot. Insieme hanno costruito una vera e propria geografia liquida, fedele a uno dei capisaldi del locale: l’uso esclusivo di etichette italiane e la valorizzazione dell’artigianato nazionale. Non una scelta di bandiera, ma di coerenza. Perché raccontare l’Italia, qui, significa farlo fino in fondo.

Il percorso si apre tra le altitudini del Trentino–Alto Adige, con un cocktail che profuma di legno, rifugi e aria fredda: Rum Walcher, sciroppo di strudel, acido tartarico e una soda al pino che restituisce la sensazione di una sosta in quota. Poi la strada scende verso la Liguria, tra curve e mare aperto, in un drink che sa di pesto e vento salmastro: Gin Gino, basilico, pinoli e limone, essenziale e luminoso come una terrazza affacciata sull’acqua.

Nel cuore del Paese, la Toscana diventa un sorso più deciso, fatto di stratificazioni e carattere: Trasversale gin, Baldoria rosso, Baldoria dry rosso e Bitter Campari. Un drink che sembra attraversare colline, strade bianche e vecchi bar di paese, dove il tempo si misura in bicchieri. Poi si piega verso sud, fino alla Puglia, con un omaggio diretto al mare e alle sue asperità: Muma gin, pomodoro all’acqua di cozze, Bloody Mary mix, lime e birra. È l’estate del tacco d’Italia, i porti, il sale sulla pelle.

La Sicilia chiude – o forse riapre – il viaggio, come fanno le isole che sono sempre mondi a parte. Grappa Nardini, liquore Etna al fico d’India, latte di mandorla e crema di pistacchio danno vita a un cocktail che mescola dolcezza e forza, lava e zucchero, restituendo tutta la complessità di una terra che non si lascia mai semplificare.

A fare la differenza sono anche le garnish su misura, progettate per ogni cocktail come ultimo tassello del racconto: dettagli che non servono a ornare, ma a guidare il sorso, completare la bevuta e renderla più nitida, più profonda.

A tenere insieme questo racconto è anche l’estetica Seventies, che veste il menu con un immaginario nostalgico fatto di colori morbidi, grafica da viaggio e suggestioni da album di cartoline vissute. Un’apparenza che è più continuità che ricordo; perché in fondo le strade di ieri sono quelle che percorriamo ancora oggi.

Il debutto della nuova cocktail list segna anche l’inizio di una collaborazione food pensata per amplificare l’esperienza. A domeniche alternate, il pizzaiolo José Pereira porterà da Manifattura una selezione di pizzette gourmet, progettate per dialogare con i drink e creare abbinamenti che uniscono impasti, territori e miscelazione. Un’estensione naturale del viaggio: l’Italia nei bicchieri che incontra quella fragrante dei forni.

Manifattura continua così a essere quello che è sempre stata e per cui ha ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali, un luogo profondamente italiano, nei prodotti, nelle idee, nell’immaginario. Un posto dove perdersi è parte del gioco, perché alla fine – come sulle mappe vere e su quelle sentimentali – tutte le strade portano lì. A un bancone, a un bicchiere, a qualcosa che sa di casa.

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Antonio Galdi
Antonio Galdi
Antonio Galdi, classe 00, si laurea nel 2022 in scienze gastronomiche mediterranee presso l’università di Napoli Federico II. Inizia a lavorare come aiuto cuoco in vari alberghi e ristoranti ma dopo un master in critica enogastronomica, inizia a pubblicare i suoi primi articoli. Adora la cultura pop legata al cinema, alla musica e alla letteratura italiana.

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