domenica 25 Ottobre 2026
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Venezia elegge la sua fritola: tradizione e talento in gara al Carnevale

Venerdì 13 febbraio a Venezia si assegna il premio per la miglior "fritola": al lavoro ben due giurie all'istituto aberghiero Barbarigo

Le fritole veneziane (o frìtoe, come le chiamano in dialetto) sono uno di quei dolci che raccontano Venezia meglio di mille cartoline. Nascoste tra calli e campielli, profumano d’inverno e di Carnevale: tonde, irregolari, generose, le fritole non cercano la perfezione, ma il loro fascino sta proprio in quell’aspetto rustico che promette morbidezza all’interno e una leggera crosticina fuori. Nate come cibo popolare, vendute un tempo dai fritoleri ambulanti, erano talmente amate da diventare nel Settecento il dolce ufficiale della Serenissima. L’impasto è semplice ma ricco: farina, uova, zucchero, latte, lievito e immancabili uvetta e pinoli, che esplodono di dolcezza ad ogni morso. Dopo la frittura, una pioggia di zucchero le avvolge ancora calde, trasformandole in una tentazione irresistibile.

Oggi ne esistono molte varianti – con crema, zabaione o mele – ma la fritola classica resta un piccolo rito veneziano, da mangiare lentamente, magari passeggiando lungo un canale. È un dolce che non ha fretta, che sa di casa e di festa, e che continua a ricordarci come la cucina tradizionale, anche nella sua semplicità, sappia essere profondamente elegante.

Adesso il Carnevale vede nascere una nuova celebrazione culinaria, il concorso “La miglior frittella del Carnevale di Venezia”, giunto alla sua seconda edizione. L’obiettivo non è semplicemente decretare la frittella più buona, ma valorizzare questo dolce come patrimonio gastronomico, creando sinergia tra artigiani storici, pasticceri emergenti e realtà formative del territorio. Il concorso si tiene venerdì 13 febbraio 2026 presso l’Istituto Alberghiero Barbarigo di Venezia e si inserisce nel più ampio programma del Carnevale: coordinato da Fabio Busetto, l’evento è parte di un progetto che coinvolge l’Università Ca’ Foscari e studenti di corsi come Tourism Management and Sustainability, insieme all’Università di Pola, grazie al progetto UE Testeat per la valorizzazione del patrimonio enogastronomico.

I partecipanti partono dalla ricetta tradizionale codificata dal gastronomo veneto Giuseppe Maffioli, con l’uvetta sultanina come ingrediente simbolo ispirato al tema del Carnevale 2026 (“Olympus – alle origini del gioco”). La personalizzazione è possibile solo attraverso l’aromatizzazione dell’uvetta, mentre struttura e ingredienti base restano fedeli alla tradizione. Le frittelle in gara vengono analizzate “alla cieca” e valutate da due giurie: una popolare composta da personalità cittadine e una di esperti con con critici gastronomici – incluso un rappresentante della nostra testata – studiosi e professionisti. I criteri di valutazione includono il rispetto della tradizione e del tema, la creatività, qualità delle materie prime, equilibrio di gusto, presentazione e nome della frittella.

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