domenica 25 Ottobre 2026
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Certificazione qualità, marchio TCA per l’agroalimentare

La qualità da sola può non bastare, e la certificazione si pone come sia come una garanzia per i consumatori che tutela per i produttori. Da questa esigenza è nata tre anni fa TCA (Toscana Certificazione Agroalimentare), il più grande ente del settore a livello regionale che garantisce i due terzi della produzione vinicola. In tempi di frodi diffuse – ultima quella della carne di cavallo che sta interessando mezza Europa – e di sofisticazioni che coinvolgono anche grandi nomi e gruppi internazionali, serviva la seria e trasparente certificazione di un prodotto ad opera di un soggetto terzo. Ciò vale per tutti i settori merceologici e a maggiore ragione, per quanto è destinato alla tavola, compreso il vino. Un prodotto che, non a caso, ha alle spalle una lunga e corposa storia di sofisticazioni: solo lo scorso anno i Nas hanno sequestrato quasi 20 milioni di chili di prodotti alimentari e bevande per un valore di 468 milioni, di cui il vino e gli alcolici pesano per un 5%.

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Si capisce dunque all’istante la valenza di “Toscana Certificazione Agroalimentare” , che certifica il 63% del vino toscano, ovvero oltre un milione e mezzo di ettolitri di vino e un 1,7 milioni di quintali di uva.. Una garanzia assoluta, il timbro di TCA, per i consumatori e per tutti i produttori “onesti”, ma anche uno strumento di sicura promozione per il vino toscano che, dal più modesto al più blasonato, può presentare così un passaporto di genuinità e di rispondenza ai disciplinari di produzione. Non a caso, dopo il vino TCA si appresta a svolgere uguale compito per l’olio, altro prodotto principe della Toscana, che purtroppo soffre ancor di più di una concorrenza spesso sleale e subdola. E dopo vino ed olio, vere e proprie punte di diamante della produzione nazionale e soprattutto toscana TCA si propone di ampliare la sua attività alla certificazione dei prodotti tipici regionali di maggior rilevanza. Un passo decisivo per mettere al riparo questo immenso e prezioso patrimonio della Toscana dalla concorrenza spuria, sia interna che internazionale, e per valorizzarne ulteriormente l’immagine, perché la certificazione rappresenta una sorta di assicurazione sulla qualità, la provenienza, il processo produttivo, la rispondenza, il rispetto dei disciplinari ove ci si riferisca a realtà “a denominazione”.

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Chi non passa i severi test di TCA, che dalla vigna nel caso del vino arriva alla cantina e spesso anche più oltre, viene “bocciato”, mentre la produzione dell’annata viene congelata senza possibilità d’appello. Solo così è possibile bloccare speculazioni sulla pelle dei consumatori e dei produttori onesti. Anche per questo la certificazione è un’attività che non si può improvvisare e richiede al contrario un’alta specializzazione e una presenza costante sul territorio. Proprio quello che TCA, che “parla” toscano e può vantare un forte radicamento in regione, è in grado di assicurare. “Certificare una produzione – sottolinea il presidente di TCA Ilio Pasqui – rappresenta un’opportunità e un indubbio vantaggio per i il produttore, ma non deve essere un onere eccessivo. Per questo motivo oltre a essere la maggiore realtà regionale del settore, miriamo e riusciamo ad assicurare le tariffe più vantaggiose. E’ la nostra filosofia.

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