venerdì 11 Settembre 2026
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24 luglio: Giornata Internazionale del Tequila

Si celebra oggi, 24 luglio, la Giornata Internazionale del Tequila. Qualche consiglio su come gustarlo al meglio.

Si celebra oggi, 24 luglio, la Giornata Internazionale del Tequila, il distillato più rappresentativo del Messico. A partire dallo Stato di Jalisco, centro nevralgico della produzione mondiale di tequila, con degustazioni, conferenze, e persino attività per i più piccoli, fino ad arrivare all’ingombrante vicino del Messico, gli Stati Uniti d’America, dove da tempo ormail il tequila è in cima alla lista delle preferenze dei consumatori, sorpassando il whisky e rimanendo secondo solo alla vodka. Il grafico delle vendite degli ultimi venti anni parla chiaro:

I volumi di vendita, in migliaia di litri, del tequila in USA dal 2004 al 2022. Fonte: Statista.com

In Italia le cose stanno in maniera diversa: di tutti i distillati, quello derivato dall’agave blu è forse quello che più di tutti ha patito una serie di pregiudizi e luoghi comuni nel nostro paese. La scarsa distribuzione, la lontananza geografica dei centri di produzione e un immaginario cinematografico e iconografico che aveva buon gioco a perpetuare gli stereotipi sono tutti fattori che ne spiegano il limitato successo, sebbene negli ultimi anni la tendenza sembri invertirsi. Cosa è importante sapere, allora, del tequila?

Foto di David García Sandoval su Unsplash

In primo luogo che il tequila si produce esclusivamente a partire dall’agave azzurro (nome scientifico: Agave Tequilana Weber) in una zona ben delimitata che comprende lo Stato di Jalisco e alcune aree limitrofe. Qualsiasi altro distillato di qualsiasi altro tipo di agave si chiama invece mezcal.

Tequila e mezcal sono molto simili in termini chimici e per ciò che riguarda alcuni processi produttivi ma sono diversi per storia, geografia e regolamentazioni. Il tequila è una denominazione di origina controllata sottoposta alle regole del Consejo Regulador del Tequila (Consiglio Regolatore del Tequila) dagli anni ’70 (sebbene i primi tentativi di normazione risalgono agli anni ’40) e a una apposita legislazione nazionale. Il mezcal è invece un distillato che deriva da molteplici altre varietà di agave, ed è prodotto in vari altri stati della federazione messicana. Anch’esso è diventato una denominazione di origine intorno alla metà degli anni ’90.

Entrambi i distillati sono – per l’appunto – distillati! E vanno dunque trattati come tali: berremmo alla goccia un bicchiere di cognac? Rinunceremmo mai a degustare uno scotch? Il tequila sconta ancora i residui di un immaginario che lo percepisce come bevanda economica, di basso livello, utile a un rapido e facile intossicamento. Si tratta di un immaginario duro a morire e che non fa certo giustizia alla complessità e alla profondità di un distillato di alto spessore.

Foto di Garreth Paul su Unsplash

Come va bevuto, dunque, il tequila? Si tratta ovviamente di una questione di gusti: un buon tequila reposado o un añejo offrono una complessità tale che berli da soli è di per sé un’esperienza di grande soddisfazione. Un tequila blanco, più versatile, si sposa bene con succhi dolceamari, come il pompelmo o la sangrita (una miscela variabile di succo d’arancia, melograno, lime e peperoncino). Ma il tequila è anche la base di cocktail classici come il Margarita o il Tequila Sunrise, e già da diversi anni la mixologia sperimenta i più estrosi accostamenti, dimostrando che il tequila è un distillato che non ha solo una storia esotica e misteriosa ma soprattutto un futuro vivo e interessante.

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Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

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