martedì 27 Ottobre 2026
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Dopo la candidatura della cucina italiana all’Unesco scoppia la polemica

In un'intervista al Financial Times il Professor Alberto Grandi smonta alcuni dei capisaldi della cosiddetta tradizione italiana.

Il tempismo è per lo meno sospetto, tanto da non poter escludere la premeditazione: dopo solo due giorni dalla candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco il Financial Times pubblica una lunga intervista al Professor Alberto Grandi – storico dell’economia e dell’alimentazione dell’Università di Parma – in cui questi smonta diversi capisaldi di ciò che è comunemente ritenuto come parte della tradizione gastronomica italiana.

Un estratto dell’articolo sul Financial Times

E non a caso l’articolo incriminato lo definisce un myth buster, un demolitore di miti. La carbonara? L’hanno inventata i soldati americani nel primissimo dopoguerra. Il Parmigiano? Quello originale lo fanno ancora solo nel Wisconsin. La pizza? Nata in America e re-importata a Napoli. Si tratta ovviamente di semplificazioni – perchè le testimonianze storiche su cui si basa Grandi sono narrazioni ben più complesse – ma sufficienti a far gridare alla lesa maestà.

La prima indignata risposta è arrivata dalla Coldiretti, che parla di “fantasiose ricostruzioni“, roba da ridere insomma, se non ci fosse in gioco proprio la candidatura della cucina italiana all’Unesco. O, in altri termini, la tutela del settore agroalimentare dalle contraffazioni, ossia lo scopo ultimo della candidatura stessa. Continua Coldiretti: “La mancanza di chiarezza sulle ricette made in Italy offre infatti terreno fertile alla proliferazione di falsi prodotti alimentari italiani all’estero dove le esportazioni potrebbero triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine“.

Argomentazione, questa, difficile da negare, in effetti. Se da un lato il riconoscimento della cucina italiana da parte dell’Unesco potrebbe generare effetti positivi in termini di tutela dalla contraffazione, dall’altro rischia di cristallizzare un insieme di pratiche, di ricette e di procedure rendendo così impossibile ogni innovazione. D’altra parte, non ha torto Alberto Grandi quando sostiene, nell’articolo incriminato, che “la tradizione non è altro che un’innovazione che ha avuto successo”.

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Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

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