giovedì 10 Settembre 2026
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San Martino 26, così Elvis Dedi completa la staffetta con Ardit Curri

Dopo due anni di transizione, al San Martino 26 di San Gimignano si completa il passaggio di testimone dal patròn Ardit Curri allo chef connazionale Elvis Dedi, ma lo stile e la visione del ristorante restano invariati

Si potrebbe parlare di un passaggio di testimone, più che di consegne, oppure di una transizione tra chef – e connazionali – che oggi può dirsi completata dopo due anni di “affiancamento”. Nella cucina del San Martino 26, uno dei locali di San Gimignano più frizzanti e vivaci nel settore del fine dining, l’autunno 2024 sancisce il completamento dell’alternanza tra il patròn Ardit Curri (attenzione, la pronuncia corretta suona “Ciurri“, ndF) e il collega Elvis Dedi.

Il primo, classe 1987 e originario di Tirana, è da tempo un volto noto del settore in Toscana: dopo gli studi alberghieri a Cortona, si trasferisce a San Gimignano e lavora al ristorante Perucà, storica insegna della città. Dopo l’esperienza da Joël Robuchon in Francia e altri periodi di formazione in Italia e all’estero, nel 2014 inaugura – insieme a Lidia Rugi e a Fabio Pernarella – San Martino 26 dove oggi riveste il ruolo di direttore e di responsabile della sala.

Dal canto suo il secondo, classe 1994, è nato in Albania e cresciuto in Italia: negli anni Elvis Dedi ha collezionato importanti esperienze, tra cui quella con Andrea Berton al Pisacco, più Eugenio Boer, Mauro Colagreco, Christian Puglisi, Jean-Yves Schillinger, Claire Smith e Norbert Niederkofler.

In linea con l’identità pensata negli anni per San Martino 26 – che quest’anno spegne le dieci candeline – Elvis oggi porta avanti una filosofia di cucina senza vincoli, in cui l’unica regola che vige è quella di creare piatti originali, giocando con la tradizione gastronomica toscana. Non è un caso che oggi San Martino 26 continui a proporre una cucina contemporanea, libera e aperta alle contaminazioni, il cui tratto caratteristico è un approccio personale e non necessariamente ortodosso alla tradizione gastronomica toscana.

Se l’identità del ristorante si è evoluta intorno al pensiero di Ardit Curri che ha posto negli anni le basi per una cucina stagionale, attenta al dettaglio e cosmopolita e che attinge ispirazione dal territorio, dall’anno scorso lo chef-patròn ha deciso di assecondare una “crescita naturale e organica” del locale lasciando le redini della cucina al trentenne Elvis Dedi, chiamato a gestire i 20 coperti del locale aperto sia a pranzo che a cena, cinque giorni su sette.

Il menu segue la micro stagionalità delle materie prime e la sostenibilità, è legato alla disponibilità dei fornitori locali. La carta è composta da quattro antipasti, quattro primi e altrettanti secondi e ogni sezione comprende almeno un piatto a base vegetale. Oltre al menu à la carte, è possibile scegliere fra due percorsi degustazione: “Sofra” – che deve il nome dal desco attorno al quale le famiglie in Albania si radunano per mangiare – comprende 5 portate e costa 95 euro. L’altro è “Ajka” – ossia la panna di affioramento del latte, che metaforicamente rappresenta ‘la creme de la creme’ – con 7 portate al costo di 115 euro. La carta dei vini comprende circa 700 etichette da diverse regioni vinicole europee fra cui dominano Italia e Francia, con un’importante selezione di Champagne (180 etichette), ma anche Germania e Slovenia.

Tra i piatti più significativi del San Martino 26 spiccano il Filetto di Vitello “al latte“, con patata, erbe, limone e la Pasta “Trottole” (in basso) con salsa al cibreo, seppia, uova di pesce, tuorlo affumicato e limone, più alcuni dei signature di Dedi: il Lampredotto di Calamari (foto in alto) con garum, panino e salsa verde e lo Gnocco con ricotta dell’azienda agricola Camporbiano, spinaci e cannella.

In ogni caso, la tradizione viene declinata con uno sguardo cosmopolita: si parte da una materia prima, rievocandone l’idea ma superando l’interpretazione territoriale di un piatto, per arrivare a un concetto di cucina priva di sovrastrutture.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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