Del Castello di Querceto abbiamo parlato più volte, raccontando di volta in volta diversi aspetti di una delle aziende più storiche del Chianti Classico (basti pensare che alla casata François appartenevano le uniche due donne che firmarono il documenti che sancì la nascita del Consorzio del Chianti Classico, nel 1924). Ad esempio, in occasione del suo 120° compleanno. Stavolta però ci soffermiamo sul dualismo tra Il Picchio e la Corte, le due anime più importanti della produzione vinicola della cantina guidata da Alessandro François.

In parte lo avevamo già fatto (qui) ma col passare del tempo il Picchio – una cuvée di Sangiovese (95%) e Colorino (5%) frutto di un singolo vigneto di 4,5 ettari a circa 450 metri con orientamento a est/sud-est, ricchi di argilla (circa il 35%), calcare e microelementi quali ferro, magnesio e manganese – è evoluto: nato nel 1988 è stato promosso da Chianti Classico Riserva a Gran Selezione con la nascita della categoria, nel 2011.

Ne abbiamo verificato la trasformazione mettendo a confronto alcune annate peculiari, in una verticale che ha permesso di muoversi da quelle più “recenti” (2018-2015 e 2011) fino a una bottiglia 1990 che ancora esprime interessante vitalità.

Rispetto al Picchio, la Corte è un Sangiovese in purezza che prende forma in un vigneto di circa 4 ettari, in prevalenza sabbiosi ed esposti a ovest/sud-ovest, dai 440 ai 470 metri. Il suo ingresso nella famiglia del Chianti Classico Gran Selezione ha segnato il coronamento di un percorso di eccellenza e di ricerca lungo tutto il XX secolo: il vigneto di La Corte fu infatti impiantato con Sangiovese e vinificato in purezza, sin dai primi del ‘900.

Insomma, le due Gran Selezioni del Castello di Querceto sono il vino più antico e quello più importante. A detta della famiglia François, inoltre, il Picchio sarebbe più indicato – e apprezzato – dai palati anglosassoni, mentre per un pubblico più europeo (al netto delle infinite sfaccettature di questa definizione e di un’ovvia esigenza di semplificazione) la Corte è il vino più confacente al palato. Del primo si producono circa 22mila bottiglie, della seconda “appena” 15mila.

E se proprio questi due vini tendono un filo ideale nella storia della famiglia François, è proprio ad Alessandro che abbiamo chiesto un ricordo. In fondo, il Picchio è una sua creatura, che inizia a prendere vita nel 1980 quando l’imprenditore decise di lasciare Milano e tornare nella sua Toscana. “Stavo cercando un appezzamento di terra senza già una vigna – racconta – dove creare un Chianti Classico che risultasse di qualità superiore alla media. Trovati un terreno incolto dove nel 1983 impiantai le viti, chiamato così perché erano presenti diversi nidi di quell’uccello”.

