“Y volver, volver, volver…” cantava l’idolo mariachi Vicente Fernández nel 1973 – e, in maniera più casereccia, i nostri Vinicio Capossela e Paolo Rossi venti anni dopo. E “tornare, tornare, tornare” è la risposta che la chef Angela Tucci della Locanda Collazzi usa per rispondere alla domanda su quale sia la sua più grande soddisfazione rispetto ai clienti.
L’emozione più grande sono le persone che tornano con la famiglia perché si sono sentite a casa, e pur trovando sempre qualcosa di diverso, però ritornano ritornano e ritornano…
Originaria di Arezzo, Angela Tucci ha lasciato la Toscana per perfezionare la sua arte culinaria, studiando prima presso la Scuola Internazionale di Cucina Italiana Alma – dove, ricordiamolo, è stato rettore per 14 anni Gualtiero Marchesi – e poi, per quasi un decennio, facendosi le ossa tra cucine di altissimo livello – dal “Le Petit Bellevue” a Cogne fino a “El Coq” di Vicenza.

Angela ha però sentito il richiamo della sua terra natale. “Per esigenze familiari e per amore della mia terra, ho scelto di tornare in Toscana,” racconta. Da quattro anni, Angela è l’anima della Locanda Collazzi, un ristorante nato all’interno dell’azienda vitivinicola omonima. Qui, la chef ha trovato la libertà di ricercare l’equilibrio perfetto tra tradizione e innovazione, dando vita a un menù che cambia tre volte l’anno, rispettando la stagionalità e valorizzando i prodotti del territorio.

Alla Locanda Collazzi – più bistrot che locanda, con un’elegante cucina a vista – ogni piatto è espressione diretta dei prodotti locali: “Uno degli ingredienti che amo di più è la polenta ottenuta da sette tipologie di mais coltivate sulle colline dell’Abetone e macinate a pietra. Ogni elemento del piatto gira intorno al prodotto principale, per farlo risaltare: questa è la nostra filosofia.” Due i menù degustazione: il “Tradizione” a 75€, dove spicca proprio la polenta di mais toscano, e lo “Sperimentando”, a 95€, in cui la cucina regionale strizza l’occhio ai classici della haute cuisine come l’anatra e il piccione per poi tornare al cibo “povero”, come la ciaccia fritta impreziosita però col tartufo. La chef, infatti, enfatizza l’importanza di mantenere viva la tradizione toscana, ma con un tocco personale e tecnico: “Unisco un po’ di tradizione alle tecniche moderne che ho appreso nel mio percorso, creando qualcosa che sia autentico e al contempo innovativo.”

La Locanda Collazzi si è affermata come meta prediletta per gli amanti della buona cucina che cercano un’esperienza intima e autentica. Con soli 40 coperti, divisi su tre sale, il ristorante offre un’atmosfera privata e accogliente. “Il nostro successo si basa molto sul passaparola. È un’emozione unica vedere clienti che tornano, portando con sé amici e familiari,” confida Angela. Nonostante la posizione leggermente decentrata, sopra le colline di Tavarnuzze, non mancano né clienti italiani né stranieri, che, soprattutto durante la bella stagione, approfittano anche del bel giardino esterno.

Una menzione finale meritano i vini Collazzi, che accompagnano coerentemente le scelte della chef: vitigni non necessariamente autoctoni – come il Fiano di Ottomuri o il Petit Verdot di Ferro – che affiancano un Chianti Classico DOCG come Bastioni. Insomma, tradizione e sperimentazione, proprio come i menù di Angela Tucci.

