Di questo grandissimo Pontefice āSanto subitoā a furor di popolo (giaĢ prima della canonizzazione) eĢ stato detto e scritto tanto e tanto ancora si diraĢ e si scriveraĢ. EĢ stato raccontato che era il 264° Papa della Chiesa di Roma, il primo straniero dopo quellāAdriano VII (1522-1523), olandese, alla cui elezione i romani inferociti presero a sassate i cardinali che uscivano dal Conclave. E ancora: il primo slavo, e colui che ha avuto il terzo pontificato piuĢ lungo dopo San Pietro e Pio IX. Quello che ha viaggiato piuĢ di tutti percorrendo 1.163.865 km nei suoi 104 viaggi in tutto il mondo coprendo una distanza tre volte quella dalla Terra alla Luna. Una specie di globe trotter della fede, in grado di fare 24 volte il giro del mondo. Che era chiamato ālāatleta di Dioā per la sua passione per lo sport, per lāalpinismo, lo sci, il canottaggio, il calcio. Che ha indetto due Giubilei e pronunciato 14 encicliche, ma che ha subito 15 attentati (fra cui quelli di Fatima, Manila, Sarajevo e quello devastante di AlI AgĢca il 13 maggio 1981 a Roma). Ma si eĢ saputo anche che aveva scritto bellissime poesie e che aveva amato la sua missione pastorale come pochi, offrendo la mano aperta al mondo, nella speranza di costruire abbracci di fratellanza e intesa fra popoli, nazioni, religioni. Anche se viaggioĢ molto, mai perse la bussola dellāamore per lāumanitaĢ: quando il 16 ottobre 1978, appena eletto, sorridente aveva esordito in piazza San Pietro di fronte ai romani incuriositi ( āWojtyla…saraĢ africano?ā), incespicando nel suo italiano incerto, disse āse mi sbaglio, mi correggeteā. Con questo errore da matita blu entroĢ immediatamente nel cuore dei suoi concittadini, degli italiani, del mondo. Modestia e grandezza di un Papa che fece della sua ferrea volontaĢ di pace, di ecumenismo, di caritaĢ, perseguite con fermezza e caritaĢ, la sua linea guida.
Quale importanza poteva mai avere il cibo per un tal personaggio? Proviamo a scoprirlo partendo dal suo lato umano e quotidiano: ad esempio, si eĢ saputo che durante le molteplici visite pastorali, in cui si radunavano intorno a lui milioni di persone, soprattutto giovani, si temeva che il Papa polacco potesse cadere vittima di avvelenamento. In alcune occasioni era stata prevista la presenza di un āassaggiatoreā un chimico speciale che verificasse che il cibo a lui offerto non fosse adulterato. Parco per natura e per storia familiare, Wojtyla aveva vissuto gli anni della giovinezza in una Polonia calpestata dal ruvido tallone nazista, in cui una zuppa di cavolo e cipolle era quanto di meglio ci si potesse permettere per riscaldare lāinverno gelido. Nei suoi viaggi in aereo, tra un fuso orario e lāaltro, una minestrina leggera accompagnata da teĢ corroborante gli permetteva di arrivare con la mente fresca a destinazione e di baciare, tra lāentusiasmo dei presenti, la terra che lo accoglieva.
Il suo amico Marek Halter ci racconta la tavola di Papa Wojtyla āSi pranza molto presto percheĢ il Papa alle 14 va a riposare (la mattina sveglia alle 5,30, Messa e colazione con teĢ e panini imburrati). Quanto al cibo, si cucina polacco: pastina in brodo, scaloppine con verdure, poi composta di frutta. Del buon vino bianco e poi il teĢā. Per cena, gli avanzi del pranzo. Erano le suore polacche a prendersi cura della preparazione di un menu adatto alla sua salute e alla sua etaĢ, ma in cui non poteva mancare un tocco di nostalgia del suo amato Paese, come quel dolcetto, diventato ora famoso col nome Papieska Kremowka: si tratta di un semplice pasticcino di pasta sfoglia e crema che ricordava al Santo Padre di quando era solo lo studente Karol Wojtyla che, con gli amici, per festeggiare la maturitaĢ, organizzoĢ una gara a chi ne avrebbe mangiati di piuĢ. Karol ne mangioĢ 18…ma non vinse! Quando andoĢ in visita pastorale in Polonia, nel giugno 1993, si recoĢ a Wadowice, sua cittaĢ natale, e andoĢ a cercare quella pasticceria. Purtroppo non esisteva piuĢ, e con lei era andata perduta la famosa ricetta della Kremowka.

Vale la pena ricordare quanto lāortopedico dellāospedale Gemelli di Roma che lo curoĢ per la frattura del femore, raccontava ai miei genitori a proposito degli inviti a pranzo da Papa Giovanni Paolo II. Si soffermava sulla semplicitaĢ estrema della sua tavola, in cui la minestrina era considerata fondamentale e dove la consueta fettina di carne cotta in olio e burro con le verdurine lesse completava un menuĢ che non era cioĢ che si dice āmangiar da Papaā nellāimmaginario collettivo. Ma la gradevolezza della compagnia, la gentilezza, la sublime semplicitaĢ del colloquio rendevano tutto squisito, unico, indimenticabile. Un altro episodio, credo inedito, avvenne duranteĀ la sua visita a Siena: in vescovado eraĀ stato organizzato un pranzo in suo onoreĀ con le autoritaĢ ecclesiastiche e civili.Ā Aveva avuto lāincarico di studiare unĀ menuĢ adatto un ristoratore di piazza delĀ Campo (Ilio Palazzi, ristorante āAllaĀ Speranzaā) che, trepidante, cercoĢ di dareĀ il meglio della sua cucina e della suaĀ esperienza. E ci riusciĢ davvero, percheĢ –Ā come racconta il medico – il Santo PadreĀ fece il bis di pennette al pomodoro, tantoĀ da macchiarsi la candida veste (subitoĀ ripulita, ovviamente). Il pranzo senese siĀ concluse con un bicchierino di Brunello diĀ Montalcino, seguito dal familiare teĢ.
Dunque, la cucina italiana con i suoi sapori decisi entroĢ a poco a poco a far parte dei gusti del Papa polacco. Coloro che lo accompagnarono nel viaggio in USA ricordano che al ristorante Giambelli di New York Giovanni Paolo II apprezzoĢ molto i saltimbocca alla romana. Anche il 18 maggio 2000, il suo 80° compleanno lo si volle festeggiare con un pranzo tutto italiano nella Domus Sanctae Martae, sotto lo sguardo vigile di Suor Germana, la religiosa che in quegli anni aveva raggiunto una certa fama da chef stellato e che ne curoĢ il menuĢ. Il Papa era ormai stanco, indebolito da malattie e preoccupazioni, ma non vinto, e anche se credo abbia potuto solo assaggiare le delizie pensate per lui, visse sereno questa giornata allāinsegna della cordialitaĢ e della lieta convivialitaĢ. Gli fecero gli auguri cardinali, patriarchi, monsignori, semplici preti e amici che, in 150, divisero con lui la sacralitaĢ unificante della mensa. Il menu prevedeva antipasto dāaragosta, poi gnocchetti di ricotta alla parmigiana (fortemente raccomandati da Suor Germana), risotto alla crema di scampi, filetto in crosta con asparagi allāagro e nidi di spinaci. Dopo la macedonia di frutta, gran finale con la torta mimosa (ma senza candeline). Vini italiani dāannata come il Santa Cristina 1988 e un Antinori 1988 benedissero questo giorno speciale per il Papa polacco e per tutti coloro che gli volevano bene. Lāuomo che insegnoĢ al mondo a portare la croce della malattia con fermezza e dignitaĢ, come emblema di una missione pastorale compiuta fino allāultimo giorno, moriĢ alle 21,37 del 2 aprile 2005 al 9.655 giorno del suo pontificato. Tutto il mondo pianse. Non eĢ stato facile per me abbinare la prosaicitaĢ del cibo a una figura di tanto alta spiritualitaĢ e in qualche momento mi sono sentita davvero inadeguata.
Ho trovato una sua frase con la quale mi sento di chiudere queste mie pagine che gli ho dedicato con molta devota ammirazione:
āCome il sale da sapore al cibo e la luce illumina le tenebre, cosiĢ la fede da il senso vero alla vitaā
Potage alla polacca
Ingredienti per 6 persone:
⢠1 litro e mezzo di brodo di pollo e manzo, ben filtrato ⢠qualche cucchiaio di farina bianca
⢠1 bicchiere di panna
⢠sale e pepe q.b
⢠un cetriolo spellato e tagliato a dadini e messo sotto sale a spurgare.
In una padella antiaderente stemperare la farina con un po di brodo freddo e panna, facendo attenzione che non si formino grumi. Aggiungere poi tutto il brodo freddo. Alzare il bollore, aggiustare il sale, pepare e disporre in tazze da consommeĢ. In ciascuna mettere 5 o 6 dadolini di cetriolo spurgato. Servire caldissimo.
Kremowka

Scaldare in forno a 220° dueĀ fogli di pasta sfoglia e disporliĀ con carta forno su altrettanteĀ teglie, facendo dei bucherelliĀ con la forchetta percheĢ non siĀ gonfino durante la cottura.Ā Cuocere per 15 minuti a 220° senza farli colorire. Poi farliĀ raffreddare. Preparare laĀ crema: in un tegame dal fondoĀ spesso mettere a scaldare 2/3Ā di litro di latte insieme alloĀ zucchero, il burro, lo zuccheroĀ vanigliato fino a che non siaĀ tutto ben sciolto nel latte. InĀ una ciotola mescolare con laĀ frusta per evitare i grumi, i tuorli, le uova intere, la farina, la maizena quindi versare nel latte caldo, e, sempre con lāaiuto della frusta mescolare fincheĢ non si raggiunge la consistenza di una crema. Togliere dal fuoco, lasciare intiepidire, aggiungere il rhum e la panna che avrete montato. Versare la crema cosiĢ ottenuta sul primo strato di pasta sfoglia e metterlo in una teglia di misura rifoderata di pellicola. Sovrapporre il secondo strato di pasta sfoglia, ripiegare la pellicola e chiudere bene il tutto. Mettete sopra dei pesi per compattare. Tenere in frigo 12 ore. Prima di servire il dolce, tolta la pellicola una volta estratto dalla teglia, tagliarlo a quadrotti con un coltello seghettato e ricoprirlo di zucchero a velo.




