La tavola dei Papi: Leone XIII, il Pontefice… con la doppietta

Nell’anno del Giubileo, continua il nostro viaggio sulle tavole dei pontefici più importanti della storia: oggi tocca a Leone XIII, (1878-1903), al secolo Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci

Leone XIII 1

Forte è il rischio di sembrare irriverenti, nel raccontare questo grande Papa e il suo lungo pontificato – con cui ebbe il non facile compito di traghettare la Chiesa nel nuovo secolo, che ebbe a 90 anni la forza di indire il primo Giubileo del ‘900 e il coraggio di pronunciare 86 encicliche tra cui la “Rerum Novarum” – sul quale già tanto è stato scritto da illustri studiosi ed esperti vaticanisti. Ci limiteremo qui a raccontarlo in tono minore, attraverso le memorie affettuose, i ricordi genuini di persone semplici, di personaggi modesti che gli furono accanto durante il suo lungo mandato. Dal “Sor Cesare” il giardiniere al Baldassarri, fido cameriere, dal guardiacaccia fino al vignaiolo: tutti costoro sono stati testimoni dei suoi momenti privati, quando libero dalla pressione degli impegni pontifici amava parlare con loro delle vigne, del passo delle allodole, della semina, della vendemmia. Del resto era rimasto in lui quel tratto del gentiluomo di campagna, amante della natura e della caccia, che gli proveniva dalla famiglia di origine, della piccola nobiltà rurale di Carpaneto nei dintorni di Roma.

Leone XIII 2

Lo mise subito in chiaro quando, appena eletto Papa (20 febbraio 1878) il fido Baldassarri, che lo aveva seguito dalla sede vescovile di Perugia, ancora euforico per l’elezione, gli si presentò con il vassoio con il pranzo (perché lui amava mangiare su un vassoio, sopra un pliant) più ricercato del solito, pensando di adeguare il menu al nuovo rango. Ebbene, Leone XIII rimandò velocemente indietro il vassoio per continuare a seguire la solita rigorosa dieta: “Se sono diventato Papa…che c’entra il mio stomaco”, disse. Col Sor Cesare parlava di sementi, fiori, aiuole, trattamenti da fare alle vigne, così come del vigneto realizzato sul Colle Vaticano che riteneva un magnifico esemplare, un vero campione di alta enologia. Sua Santità si era fatto mandare dalla Francia i più selezionati vitigni di Bordeaux, e quindi potature, ramature e quant’altro dovesse portare alla gloria della vendemmia (guai a chi toccava un grappolo prima di quel momento) erano motivo di accesi scontri tra i due. Nonostante tali amorevoli cure ed attenzioni da parte del Papa, i documenti ci raccontano che quel vino non era esattamente un elisir….bensì un modestissimo vinello! Però quando Leone XIII orgoglioso lo offriva versandolo dalle preziose bottiglie di cristallo agli ospiti, ai parenti, agli amici, per le consuete riunioni di Carnevale, accompagnandolo a zuccherose frittelle, tutti – falsi come Giuda – ne intessevano grandi lodi. Tutti sapevano però che dopo sarebbe stata loro regalata una bella e buona bottiglia di quel Bordeaux tanto amato dal Santo Padre, vino che spesso era precluso allo stesso pontefice: solo ogni tanto l’archiatra pontificio concedeva a Leone XIII di bere qualche sorso per integrare l’altrimenti ferrea e rigorosa dieta.

Vin Mariani lable French

Come ci racconta il fedele Baldassarri, il Papa dormiva pochissimo e non mangiava quasi niente: a mezzogiorno, appena una tazzina di brodo ristretto, un’ala di pollo e qualche verdurina. La sera, nessuna modifica al registro: petto di pollo o gli avanzi del pranzo, e solo ogni tanto qualche pezzo di torta casalinga e un bicchierino di terapeutico Vino Mariani. Questo era un tonico molto in voga all’epoca: era stato inventato dal chimico francese Angelo Mariani che lo realizzava facendo macerare foglie di coca del Perù nel Bordeaux. Era considerato una vera panacea per tanti mali e un prodigioso ricostituente. Apprezzato dallo zar di Russia, da re e regine, non veniva disdegnato neanche dal Santo Padre, che anzi onorò l’inventore con una pergamena di elogi e una medaglia d’oro. Leone XIII trasgrediva alla rigorosa routine di questi magri pranzetti con qualche schidionata di uccelletti arrosto, frutto della sua passione per la caccia e della ben oliata doppietta pontificia di marca belga, regalo e ricordo della sua nunziatura a Bruxelles. Papa Pecci condivideva l’avventura venatoria nella vigna pontificia con tale Cecchini, il più fido delle sue guardie, che aveva anche il permesso di sparare con l’amatissimo fucile. Così a questi uccelletti di poco pregio, che cadevano sotto i papali colpi della doppietta, veniva riservato l’onore di finire arrosto sulla tavola del Santo Padre. Dunque, la tavola di questo grande papa era forse più modesta di quella di qualche parroco di campagna o di quei curati delle borgate romane, che tra battesimi, cresime e matrimoni finivano sempre a godersi delle belle abbuffate.

Eletto quando già aveva alle spalle 68 primavere, Leone XIII si presentava gracile e deboluccio, e dagli osservatori veniva ritenuto un Papa di “transizione” , che non sarebbe durato a lungo sul soglio di Pietro. Invece la sua dieta severa, rigorosa ma sanissima, lo fece vivere ben 93 anni e 140 giorni. Fu il primo Papa a mandare via radio la benedizione, nonché il primo a incidere, con la sua voce, l’Ave Maria in latino: grazie alle innovazioni del XX secolo, la parola del Papa potè arrivare ai cattolici di tutto il mondo.

La ricetta: sogliole alle mandorle alla moda di Leone XIII

Leone XIII_Sogliole alle mandorle

Questa è la ricetta di uno chef dell’Hotel des Covriers di Troyes, cittadina francese. Pare che Papa Leone XIII, quando era nunzio a Bruxelles, si sia fermato qui a mangiare apprezzando molto questo piatto.

Ingredienti per 6 persone:
• 6 sogliole
• 1 dl d’olio
• il succo di 2 limoni
• gr 250 di mandorle (metà amare metà dolci) • gr 100 di burro
• 3 cucchiai di farina
• sale e pepe q.b.

Pulire, lavare, asciugare le sogliole cospargendole di sale e pepe e infarinarle. Sistemarle in una grande padella, quando l’olio comincerà a essere caldo. Dorare le sogliole da ambedue le parti, rivoltandole una sola volta durante la cottura (5/6 minuti). Scolare l’olio dalla padella, senza togliere le sogliole, spruzzare col succo di limone, disporle su un piatto da portata caldo. Nella stessa padella sciogliere il burro, aggiungere le mandorle e farle dorare a fuoco vivo. Condire con sale e pepe e versare sulla sogliola. Servire subito.

Lavinia Rinaldi

Lavinia Rinaldi

Da sempre appassionata di cultura, arte, storia e gastronomia. Col tempo l’interesse e la curiosità mi hanno spinto ad approfondire questi temi attraverso il cibo e le tradizioni culinarie. Dal 2006 mi occupo della comunicazione delle relazioni esterne per la Fondazione Palazzo Strozzi

Be first to comment

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.