Il nostro off-topic di oggi è dedicato all’architettura applicata all’arredamento, nonché a certi cliché duri a morire ma estremamente dannosi nel loro autoreferenziale alimentarsi nei contesti culturali. Il più dozzinale tra questi merita di essere riproposto dalla viva voce del “professionista” di turno: ci troviamo davanti alla parete bianca nel corridoio di un albergo 5 stelle appena inaugurato sulle colline sopra Firenze, una parete che aspetta di essere riempita di quadri. Alla mia domanda circa il modo in cui l’architetto intende abbellire la parete, la risposta è stata la seguente: “Arriverà presto un gruppo di pittori americani, che realizzerà una serie di paesaggi tipicamente toscani”. A stento trattengo una smorfia, sorrido e glisso, ma ciò che avrei voluto dire era: “Possibile, o architetto, che con tutti gli artisti fiorentini – giovani e meno giovani, affermati o meno – ci sia bisogno di andare a pescare oltreoceano un pittore in grado di dipingere un paesaggio toscano?”. Al di là del caso specifico, la risposta data alla mia domanda è paradigmatica di un certo modo di pensare la cui utilità, al di là dell’ossequio a una diffusa tendenza esterofila, francamente ci sfugge. Perché pagare artisti d’oltreoceano, in un periodo di crisi economica, chiamandoli a fare ciò che gli artisti toscani hanno da sempre nel loro Dna?

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La scena del “crimine” – già, perché secondo me non ci sono molti termini politically correct per definire una scelta del genere – è Villa Tolomei, appena inaugurata sulle colline di Marignolle. Una struttura potenzialmente in grado di competere con alcuni (non tutti) hotel a 5 stelle già presenti sul mercato fiorentino. Peccato per le scelte estetiche, che in tutta onestà hanno lasciato il sottoscritto – così come una serie di colleghi, anch’essi presenti all’inaugurazione – piuttosto perplessi. Alle pareti affrescate sono stati piazzati due grossi quadri del pittore brasiliano Britto, calati dall’alto con due catene di metallo da ferramenta, proprio accanto allo stemma nobiliare che sovrasta la porta.

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Divani di colore blu elettrico, poltrone in ecopelle e altri complementi d’arredo di gusto (?) contemporaneo in un contesto di tutt’altro tenore. “La mia è stata una scelta di rottura – spiega l’architetto e progettista – in cui ho voluto inserire elementi di contemporaneità per sdrammatizzare (sic!) e non appesantire troppo con arredamento classico una struttura già classica nelle decorazioni”. L’esperimento, francamente, non pare riuscito.

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Il problema sono i dettagli, le sfumature, che non lasciano intravedere particolare cura. I battiscopa non sono a livello di una struttura 5 stelle, così come i pavimenti in ceramica: l’obiettivo – conferma l’architetto illustrando le camere ad alcuni ospiti – era trovare qualcosa di simile a una pietra serena, ma crediamo che la ricerca avrebbe potuto dare esiti decisamente migliori. In quanto agli affreschi, al netto dell’ottimo lavoro svolto dalle restauratrici, ci ha colpito la decorazione in una camera: siamo stati a lungo a guardarla cercando di capire se fosse dipinta o se si trattasse del percorso dei fili elettrici.

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Possibile che una struttura di foggia antica, appena restaurata, abbia bisogno di una “rottura” così netta? Il culmine sono i soffitti, spesso affrescati: la scelta di un lampadario moderno come quello nella foto è francamente difficile da comprendere.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.