Aspettando il giubileo di dicembre, continua il nostro viaggio nella storia dei papi e del loro rapporto con la tavola: dopo Clemente VII e Bonifacio VIII adesso tocca a Martino IV, il pontefice passato alla storia come il “Papa goloso” (e che morì di indigestione)

Martino IV (1210-1285), il più goloso di tutti

Nella storia del Papato, Simon de Brion de Maipincien dei Conti di Champagne, salito al Soglio di Pietro col nome di Martino IV – sostenuto, anzi spinto, dal potente Carlo d’Angiò re di Francia – non è ricordato dagli studiosi delle case vaticane per il suo impegno pastorale (pare fosse disastroso) ma per il suo notevole appetito e per la sua ingordigia e per essere morto di “grassezza e indigestione” di anguille di Bolsena alla vernaccia. Almeno così ci racconta l’attendibilissimo storico fiorentino commentatore di Dante, Cristoforo Landino (1424-1498), tra l’altro precettore di Lorenzo il Magnifico. Dal peccato di gola, annoverato tra i vizi capitali insieme a superbia, lussuria, ira, invidia, pigrizia, avarizia, e severamente giudicato dalla morale cattolica, questo Papa gaudente sembra autoassolversi allegramente. Non sfugge però al Purgatorio dantesco, dove lo troviamo a scontare la sua ingordigia e la sua passione per le anguille e la vernaccia. “…purgo per il digiuno l’anguilla di Bolsena e la vernaccia” (Purgatorio, Canto XXIV – VV20-24) Malvisto dai romani, perché considerato forestiero e troppo vicino ai francesi, mai poté celebrare la sua solenne incoronazione a Roma, ma dovette trasferirla a Orvieto che, con Montefiascone – luogo di ottimo vino e buon pesce del lago di Bolsena – divenne la sua popolare residenza. Martino IV Pur provenendo dalla terra dello champagne, il Santo Padre ben presto si affezionò ed apprezzò la Vernaccia, dorato gioiello enologico che insieme alle grasse, saporite, tenere anguille del lago di Bolsena arricchiscono i suoi lauti menu. Ancora una volta sono i polverosi registri delle spese delle cucine papali e darci un’idea più precisa delle abitudini gastronomiche di Papa Martino IV. Risulta infatti, che gli acquisti di pesce rappresentavano più del 10%, che era destinato ai giorni canonici di penitenza, ma anche ritenuto adatto al sabato e alla vigilia di feste di Santi importanti come S.Lorenzo (10 agosto) e S.Andrea (30 novembre). Il pesce dunque trionfava sulla tavola del Papa, in mille stuzzicanti ricette, ma la sua prediletta era quella delle anguille alla Vernaccia. Le verdure arrivavano fresche quotidianamente dalle campagne vicine. Il pane, quello preparato con le farine scelte e particolari si cuoceva due volte alla settimana. Zucchero e spezie, erano molto spesso omaggi di ambasciatori o visitatori stranieri. Ma non solo Dante Alighieri e Cristoforo Laudino parlano dello smodato appetito e della gozzoviglia di questo ingordo pontefice. C’è anche Jacopo della Lana, detto Laneo (1290-1365) commentatore francescano della Divina Commedia che, con particolari agghiaccianti, degni di un film horror, lo descrive così: “Fu molto vizioso della gola e per altre ghiottonerie nel mangiare ch’elli usava. Faceva tòrre le anguille del Lago di Bolsena e quelle faceva annegare e morire nel vino (!!!) della Vernaccia, poi fatte arrosto le mangiava ed era tanto sollecito a quel boccone  che continuava a volerne e farle curare ed annegare nella sua camera

Molti secoli dopo, ancora un altro illustre commentatore dantesco come Niccolò Tommaseo (1802-1874) torna a dire la sua su questo Papa mangione e ghiottone, ricordando un epitaffio tra il serio e il faceto, che si diceva fosse stato scritto sulla lapide della sua tomba alludendo alla gioia delle anguille per la sua morte: “Gaudent anguillae quod mortuus hic jacet ille qui, quasi morte reas, excorticabas eas” (Gioiscono le anguille perché giace qui morto colui che, quasi fossero colpevoli di morte, le scorticava). MartinoIV Insomma di Papa Martino IV ci siamo fatti un idea un po’ più precisa: gaudente, goloso, bevitore e sempre pronto a soddisfare la gola in modo così clamoroso da lasciare la sua immagine indissolubilmente legata soprattutto alle anguille! Molto per il suo aspetto simile al serpente, per la sua carne, morbida, grassa, bianca, tenera, l’anguilla rimanda all’idea del peccato e simbolo della ghiottoneria…anche pontificia. Tra un boccone d’anguilla e un bicchiere di troppo di Vernaccia, Martino IV, si barcamenò, alla meglio, tra i suoi doveri pastorali, sempre sotto l’occhio vigile di Carlo d’Angiò, distribuendo a destra e a manca, scomuniche, per salvaguardare il potere. Scomunicò anche tutti i Siciliani, che con i Vespri del 1282 si erano ribellati al dominio Angioino. Il Papa più goloso di tutti concluse la sua esistenza morendo a Perugia, il 28 marzo 1285, per una potentissima indigestione (di anguille?) che gli archiatri pontifici non riuscirono a curare. La sua grassa salma fu preparata per il rigoroso cerimoniale funebre, dopo essere stata ben lavata con Vernaccia di eccellente annata, scaldata e aromatizzata con erbe e aromi speciali secondo una ricetta segretissima dello speziale e del farmacista papali.

Aspettando il Giubileo – La ricetta: Anguilla alla Vernaccia

Anguilla Per 6 persone: gr 850 di anguilla, cipolla, aglio, olio extravergine d’oliva per i soffritto, ½ litro di Vernaccia, un po’ di brodo di carne (qualche mestolo), un cucchiaio abbondante di farina, sale, pepe q.b. Dopo aver spellato e tagliato a tocchetti l’anguilla, farla ben marinare nella Vernaccia, poi cuocerla nel soffritto preparato con cipolla, aglio, aggiungendo qualche cucchiaio della marinata alla Vernaccia e qualche mestolino di brodo. Quando saranno cotti, i tocchetti servirli su un piatto caldo, ricoprendoli con la loro salsa alla Vernaccia, che, se è necessario, si può rendere più densa con un po’ di farina. Da accompagnare con un ottima, corroborante Vernaccia….papale.

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