venerdƬ 2 Ottobre 2026

La tavola di Giovanni Paolo II, il Papa Santo venuto dal freddo

Concludiamo il nostro viaggio alla scoperta del rapporto tra i grandi pontefici della Storia e la tavola conĀ Giovanni Paolo II (1978-2005), al secolo Karol Jozef Wojtyla, il Papa Santo venuto dall’Est che ha rivoluzionato la Chiesa

Giovanni Paolo II 2

Di questo grandissimo Pontefice ā€œSanto subitoā€ a furor di popolo (giaĢ€ prima della canonizzazione) eĢ€ stato detto e scritto tanto e tanto ancora si diraĢ€ e si scriveraĢ€. EĢ€ stato raccontato che era il 264° Papa della Chiesa di Roma, il primo straniero dopo quell’Adriano VII (1522-1523), olandese, alla cui elezione i romani inferociti presero a sassate i cardinali che uscivano dal Conclave. E ancora: il primo slavo, e colui che ha avuto il terzo pontificato piuĢ€ lungo dopo San Pietro e Pio IX. Quello che ha viaggiato piuĢ€ di tutti percorrendo 1.163.865 km nei suoi 104 viaggi in tutto il mondo coprendo una distanza tre volte quella dalla Terra alla Luna. Una specie di globe trotter della fede, in grado di fare 24 volte il giro del mondo. Che era chiamato ā€œl’atleta di Dioā€ per la sua passione per lo sport, per l’alpinismo, lo sci, il canottaggio, il calcio. Che ha indetto due Giubilei e pronunciato 14 encicliche, ma che ha subito 15 attentati (fra cui quelli di Fatima, Manila, Sarajevo e quello devastante di AlI Ağca il 13 maggio 1981 a Roma). Ma si eĢ€ saputo anche che aveva scritto bellissime poesie e che aveva amato la sua missione pastorale come pochi, offrendo la mano aperta al mondo, nella speranza di costruire abbracci di fratellanza e intesa fra popoli, nazioni, religioni. Anche se viaggioĢ€ molto, mai perse la bussola dell’amore per l’umanitaĢ€: quando il 16 ottobre 1978, appena eletto, sorridente aveva esordito in piazza San Pietro di fronte ai romani incuriositi ( ā€œWojtyla…saraĢ€ africano?ā€), incespicando nel suo italiano incerto, disse ā€œse mi sbaglio, mi correggeteā€. Con questo errore da matita blu entroĢ€ immediatamente nel cuore dei suoi concittadini, degli italiani, del mondo. Modestia e grandezza di un Papa che fece della sua ferrea volontaĢ€ di pace, di ecumenismo, di caritaĢ€, perseguite con fermezza e caritaĢ€, la sua linea guida.

WOJTYLA010-1000x600

Quale importanza poteva mai avere il cibo per un tal personaggio? Proviamo a scoprirlo partendo dal suo lato umano e quotidiano: ad esempio, si eĢ€ saputo che durante le molteplici visite pastorali, in cui si radunavano intorno a lui milioni di persone, soprattutto giovani, si temeva che il Papa polacco potesse cadere vittima di avvelenamento. In alcune occasioni era stata prevista la presenza di un ā€œassaggiatoreā€ un chimico speciale che verificasse che il cibo a lui offerto non fosse adulterato. Parco per natura e per storia familiare, Wojtyla aveva vissuto gli anni della giovinezza in una Polonia calpestata dal ruvido tallone nazista, in cui una zuppa di cavolo e cipolle era quanto di meglio ci si potesse permettere per riscaldare l’inverno gelido. Nei suoi viaggi in aereo, tra un fuso orario e l’altro, una minestrina leggera accompagnata da teĢ€ corroborante gli permetteva di arrivare con la mente fresca a destinazione e di baciare, tra l’entusiasmo dei presenti, la terra che lo accoglieva.

Il suo amico Marek Halter ci racconta la tavola di Papa Wojtyla ā€œSi pranza molto presto perché il Papa alle 14 va a riposare (la mattina sveglia alle 5,30, Messa e colazione con teĢ€ e panini imburrati). Quanto al cibo, si cucina polacco: pastina in brodo, scaloppine con verdure, poi composta di frutta. Del buon vino bianco e poi il teĢ€ā€. Per cena, gli avanzi del pranzo. Erano le suore polacche a prendersi cura della preparazione di un menu adatto alla sua salute e alla sua etaĢ€, ma in cui non poteva mancare un tocco di nostalgia del suo amato Paese, come quel dolcetto, diventato ora famoso col nome Papieska Kremowka: si tratta di un semplice pasticcino di pasta sfoglia e crema che ricordava al Santo Padre di quando era solo lo studente Karol Wojtyla che, con gli amici, per festeggiare la maturitaĢ€, organizzoĢ€ una gara a chi ne avrebbe mangiati di piuĢ€. Karol ne mangioĢ€ 18…ma non vinse! Quando andoĢ€ in visita pastorale in Polonia, nel giugno 1993, si recoĢ€ a Wadowice, sua cittaĢ€ natale, e andoĢ€ a cercare quella pasticceria. Purtroppo non esisteva piuĢ€, e con lei era andata perduta la famosa ricetta della Kremowka.

giovanni-paolo II 1

Vale la pena ricordare quanto l’ortopedico dell’ospedale Gemelli di Roma che lo curoĢ€ per la frattura del femore, raccontava ai miei genitori a proposito degli inviti a pranzo da Papa Giovanni Paolo II. Si soffermava sulla semplicitaĢ€ estrema della sua tavola, in cui la minestrina era considerata fondamentale e dove la consueta fettina di carne cotta in olio e burro con le verdurine lesse completava un menuĢ€ che non era cioĢ€ che si dice ā€œmangiar da Papaā€ nell’immaginario collettivo. Ma la gradevolezza della compagnia, la gentilezza, la sublime semplicitaĢ€ del colloquio rendevano tutto squisito, unico, indimenticabile. Un altro episodio, credo inedito, avvenne duranteĀ la sua visita a Siena: in vescovado eraĀ stato organizzato un pranzo in suo onoreĀ con le autoritaĢ€ ecclesiastiche e civili.Ā Aveva avuto l’incarico di studiare unĀ menuĢ€ adatto un ristoratore di piazza delĀ Campo (Ilio Palazzi, ristorante ā€œAllaĀ Speranzaā€) che, trepidante, cercoĢ€ di dareĀ il meglio della sua cucina e della suaĀ esperienza. E ci riusciĢ€ davvero, perché –Ā come racconta il medico – il Santo PadreĀ fece il bis di pennette al pomodoro, tantoĀ da macchiarsi la candida veste (subitoĀ ripulita, ovviamente). Il pranzo senese siĀ concluse con un bicchierino di Brunello diĀ Montalcino, seguito dal familiare teĢ€.

0002

Dunque, la cucina italiana con i suoi sapori decisi entroĢ€ a poco a poco a far parte dei gusti del Papa polacco. Coloro che lo accompagnarono nel viaggio in USA ricordano che al ristorante Giambelli di New York Giovanni Paolo II apprezzoĢ€ molto i saltimbocca alla romana. Anche il 18 maggio 2000, il suo 80° compleanno lo si volle festeggiare con un pranzo tutto italiano nella Domus Sanctae Martae, sotto lo sguardo vigile di Suor Germana, la religiosa che in quegli anni aveva raggiunto una certa fama da chef stellato e che ne curoĢ€ il menuĢ€. Il Papa era ormai stanco, indebolito da malattie e preoccupazioni, ma non vinto, e anche se credo abbia potuto solo assaggiare le delizie pensate per lui, visse sereno questa giornata all’insegna della cordialitaĢ€ e della lieta convivialitaĢ€. Gli fecero gli auguri cardinali, patriarchi, monsignori, semplici preti e amici che, in 150, divisero con lui la sacralitaĢ€ unificante della mensa. Il menu prevedeva antipasto d’aragosta, poi gnocchetti di ricotta alla parmigiana (fortemente raccomandati da Suor Germana), risotto alla crema di scampi, filetto in crosta con asparagi all’agro e nidi di spinaci. Dopo la macedonia di frutta, gran finale con la torta mimosa (ma senza candeline). Vini italiani d’annata come il Santa Cristina 1988 e un Antinori 1988 benedissero questo giorno speciale per il Papa polacco e per tutti coloro che gli volevano bene. L’uomo che insegnoĢ€ al mondo a portare la croce della malattia con fermezza e dignitaĢ€, come emblema di una missione pastorale compiuta fino all’ultimo giorno, moriĢ€ alle 21,37 del 2 aprile 2005 al 9.655 giorno del suo pontificato. Tutto il mondo pianse. Non eĢ€ stato facile per me abbinare la prosaicitaĢ€ del cibo a una figura di tanto alta spiritualitaĢ€ e in qualche momento mi sono sentita davvero inadeguata.

Ho trovato una sua frase con la quale mi sento di chiudere queste mie pagine che gli ho dedicato con molta devota ammirazione:

ā€œCome il sale da sapore al cibo e la luce illumina le tenebre, cosiĢ€ la fede da il senso vero alla vitaā€

Potage alla polacca

 

Ingredienti per 6 persone:

• 1 litro e mezzo di brodo di pollo e manzo, ben filtrato • qualche cucchiaio di farina bianca
• 1 bicchiere di panna
• sale e pepe q.b

• un cetriolo spellato e tagliato a dadini e messo sotto sale a spurgare.

In una padella antiaderente stemperare la farina con un po di brodo freddo e panna, facendo attenzione che non si formino grumi. Aggiungere poi tutto il brodo freddo. Alzare il bollore, aggiustare il sale, pepare e disporre in tazze da consommè. In ciascuna mettere 5 o 6 dadolini di cetriolo spurgato. Servire caldissimo.

Kremowka

Giovanni Paolo II_kremowka

Scaldare in forno a 220° dueĀ fogli di pasta sfoglia e disporliĀ con carta forno su altrettanteĀ teglie, facendo dei bucherelliĀ con la forchetta perché non siĀ gonfino durante la cottura.Ā Cuocere per 15 minuti a 220° senza farli colorire. Poi farliĀ raffreddare. Preparare laĀ crema: in un tegame dal fondoĀ spesso mettere a scaldare 2/3Ā di litro di latte insieme alloĀ zucchero, il burro, lo zuccheroĀ vanigliato fino a che non siaĀ tutto ben sciolto nel latte. InĀ una ciotola mescolare con laĀ frusta per evitare i grumi, i tuorli, le uova intere, la farina, la maizena quindi versare nel latte caldo, e, sempre con l’aiuto della frusta mescolare fincheĢ€ non si raggiunge la consistenza di una crema. Togliere dal fuoco, lasciare intiepidire, aggiungere il rhum e la panna che avrete montato. Versare la crema cosiĢ€ ottenuta sul primo strato di pasta sfoglia e metterlo in una teglia di misura rifoderata di pellicola. Sovrapporre il secondo strato di pasta sfoglia, ripiegare la pellicola e chiudere bene il tutto. Mettete sopra dei pesi per compattare. Tenere in frigo 12 ore. Prima di servire il dolce, tolta la pellicola una volta estratto dalla teglia, tagliarlo a quadrotti con un coltello seghettato e ricoprirlo di zucchero a velo.

Segui Il Forchettiere su Google
Aggiungi Il Forchettiere alle tue fonti preferite per trovare più facilmente i nostri articoli nelle Notizie principali di Google.

Rimani aggiornato: iscriviti!

ARTICOLI SIMILI

In piazza della Signoria, il Bargello invita a guardare oltre l’apparenza: gestione familiare, lo spiedo 'imperiale' e una Bargellata al mese

DELLO STESSO AUTORE

Continua a leggere

Gellivs, a tavola dentro 2.000 anni di storia: la cucina di Alessandro Breda

In Italia si può mangiare bene in tanti posti. Ma soltanto da Gellivs a Oderzo (Treviso) capita di cenare letteralmente sopra duemila anni di storia, alla corte dello chef Alessandro Breda. Ecco la storia dell'unico ristorante stellato al mondo che sorge all'interno di un sito archeologico

Abbiamo provato in anteprima La Milagrosa, la nuova taquerĆ­a di Firenze

Per ragioni biografiche sono particolarmente legato al Messico, alla sua cultura e alla sua gastronomia: ĆØ per questo che accolgo con estrema felicitĆ  l’apertura di una nuova taquerĆ­a, seppur questo avvenga all’interno del Mercato Centrale. Dico "seppur" perchĆ© si...

Quando il cous cous fa quello che la politica non riesce a fare

La vittoria degli chef Shady Hasbun e Tze'ela Rubinstein - palestinese il primo, israeliana la seconda - al Campionato Mondiale di Cous Cous