Con l’apertura di Cucina Conviviale lo chef Matteo Di Monte e l’imprenditore Carlo Nigro portano nel quartiere “pop” di Legnaia, a Firenze, un mix di pizza e pesce accompagnato da bottiglie fuori dagli schemi 

Ci sono scelte in cui il tempismo gioca un ruolo decisivo nel delineare scenari più fortunati di altri, in situazioni potenzialmente scoraggianti. Prima del Covid, ad esempio, chi avrebbe lasciato un locale nel cuore di Firenze per aprirne un altro nella periferia “pop” della città? Cos’è successo dopo lo sappiamo tutti, ahimè, ed è per questo che le scelte di Carlo Nigro di aprire Cucina Conviviale a Legnaia si dimostra – almeno ad oggi – vincente.

In cucina c’è Matteo Di Monte (in alto), lo chef di Bottega Conviviale in via Ghibellina, che ha portato in un quartiere finora sostanzialmente privo di locali di buon livello, alcuni dei suoi marchi di fabbrica. Ha voluto il passaggio dalla carne al pesce, in primis, mentre ha dato continuità al filone della pizza e mantenuto invariata l’attenzione a una carta dei vini e delle birre di singolare finezza, con referenze ben lontane dai luoghi comuni. E non era certo un’operazione facile, portare vini con macerazioni importanti in una zona periferica.

Nelle intenzioni dello chef e dell’imprenditore Carlo Nigro – già artefice di FuocoMatto e Vetreria – il menù è equamente diviso tra pizza e cucina, che raccontiamo nelle foto di Luca Managlia. In fondo, al netto della convivialità che resta un fattore comune, il passaggio da Bottega a Cucina rispecchia la volontà di valorizzare l’elemento gastronomico ancor di più. Tra gli antipasti spiccano i crostini di baccalà mantecato con bottarga e sedano caramellato: è quest’ultimo, l’elemento vincente del piatto, in grado di dargli corpo e personalità.

Nella carta di Cucina Conviviale spazio poi ai fritti e alle crocchette di pesce con alici e cipolle di Tropea, nonché ai panini: da un lato quello col lampredotto di baccalà, dall’altro il burger di tonno rosso con burro del Chianti (lardo) e avocado marinato.

In quanto ai primi, da provare sia lo spaghetto triangolare (“La Molisana”) con vongole e pomodoro San Marzano – la sezione inedita dello spaghetto si sente distintamente, al morso – sia la pasta mista all’amatriciana di tonno. Qui si palesano invece le influenze dello chef classe ’77, biellese di nascita e pescarese d’adozione: i legami con il Regno delle Due Sicilie sono evidenti nella scelta di un formato di pasta corta per reinterpretare un grande classico della cucina italiana.

Chiudiamo con la parte “pizza” del menù, con prezzi compresi tra i 7 e i 13 euro: si oscilla tra i classici di categoria e variazioni su tema come quella con tranci di tonno del Cantabrico (allora non ci vivono solo le acciughe…), pomodorini e olive taggiasche, oppure quella con zucca, provola e guanciale croccante.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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