venerdì 9 Ottobre 2026
HomeFine DiningLa cucina di...

La cucina di Gabriel Collazzo: come si mangia in uno dei migliori fine dining umbri

Lunedì 9 marzo i Forchettiere Awards Umbria 2026 hanno confermato che il ristorante Radici di Borgo La Chiaracia è attualmente uno dei migliori indirizzi fine dining della regione. Scopriamo insieme la cucina del giovane Gabriel Collazzo.

Lunedì 9 marzo i Forchettiere Awards Umbria 2026 hanno confermato che il ristorante Radici all’interno di Borgo La Chiaracia è attualmente uno dei migliori indirizzi fine dining della regione. A decretarlo è stato proprio il pubblico locale che, votando per tutto il mese di febbraio, ha premiato la cucina del ristorante all’interno del resort di lusso assegnandogli il People’s Choice Award di quest’anno.

Gabriel Collazzo
Chef Gabriel Collazzo

Ma bisogno partire dalla storia di un giovane prodigio per raccontare bene la proposta che troviamo disponibile. Stiamo parlando di quella di Gabriel Collazzo, chef ormai da qualche mese è al comando del ristorante Radici a Borgo La Chiaracia. Aveva pochi anni d’età quando già con il fratello si divertiva a mettere le mani in pasta, lì cresceva la sua passione che a 14 anni lo fece poi partire per la Francia, alla ricerca di sapori, tecniche che ritroviamo oggi nella sua cucina. Il luogo dove ha trovato modo di esprimersi è ora nel bel mezzo della campagna ternana. Lui che è stato nominato negli anni passati, appena 25enne, Talent Chef of the Year, il premio per i professionisti under 30 di Grande Cucina. Una passione forte che si è alimentata con esperienze in stellati francesi, dal 3 stelle Maison Lameloise con Eric Pras, Nama con lo Chef nipponico Yuki Mamizuka e poi al Santa Elisabetta con Rocco De Santis, 2 stelle a Firenze. Alla fine le ossa se l’è fatte, e belle solide. “È vero è stata dura, ma oggi a 25 anni tengo testa a 16 persone in cucina e quattro alla plonge (tutti giovanissimi). Vuol dire sapere come funziona la cucina“.

Uno dei tavoli con vista all’interno di Radici Borgo La Chiaracia

Ogni esperienza gli ha dato qualcosa di diverso. “Da Firenze ho portato via la voglia dello chef Rocco De Santis di mettersi in gioco, di continuare a lavorare su uno stesso piatto perché si modifica nel tempo, non esiste mai una monotonia. In Francia ti insegnano la tecnica, il rispetto per l’ingrediente, la precisione. Il Giappone mi ha aperto la mente sul dettaglio, ma anche sul rapporto umano con il cliente; anche se hanno un servizio molto freddo, ti davano una leggera spiegazione e poi uscivano, si inchinavano come per dirti “Grazie di essere con noi”. In quei pochi gesti si crea un rapporto, una storia. È un dettaglio a volte, ma è proprio quel dettaglio che ti fa sentire una persona importante e spesso penso che nella nostra ristorazione manchi la voglia di creare un legame con i clienti, di creare un rapporto che si possa mantenere nel tempo. Sono questi piccoli dettagli che provo a portare anche nella mia cucina”.

Come si mangia da Radici – Borgo La Chiaracia

Ma come si mangia nel nuovo mondo di Gabriel? Il percorso gastronomico si apre con un richiamo immediato al territorio attraverso un’ostrica resa croccante da una panatura al panko, accompagnata da lardo di Mangalitza e da una vellutata di spinaci. La naturale sapidità del mollusco si intreccia con la rotondità del lardo. La solidità tecnica dello chef si mette in evidenza piatto dopo piatto: l’animella di vitello viene proposta con cime di rapa, pinoli e tartufo nero pregiato. Qui la precisione si percepisce nella costruzione della salsa, che lega e valorizza tutti gli elementi del piatto.

Uno dei signature dello chef: Spaghetto sotto le nuvole

Tra le creazioni simbolo dello chef e, senza dubbio, uno dei migliori assaggi, compare poi lo Spaghetto sotto le nuvole, reinterpretato con suggestioni umbre e nato dal ricordo di uno spaghetto assaggiato da Rocco De Santis. Il piatto unisce burro al finocchietto selvatico, luccio e bottarga di lavarello a elementi più eterei come aria di yuzu, plancton ed essenza di bergamotto. Il gusto colpisce per il dialogo tra la dolcezza del burro e le sfumature iodate del plancton e dei pesci di lago. La portata di carne vede protagonista un delizioso capriolo alla Bourguignonne servito con una millefoglie di patate e tartufo nero. A completare il piatto arriva anche un accompagnamento particolarmente goloso: uno spezzatino di capriolo con spuma di patate e caviale di tartufo, che amplifica ulteriormente l’intensità del sapore.

La parte salata della degustazione si conclude con uno dei piatti più rappresentativi di Collazzo: il piccione maturato in cera d’api con umeboshi prodotto in casa, aglio nero ed estrazione di alloro. La ricetta nasce dall’esperienza dello chef in Francia. La carne viene conservata per sessanta giorni in cera d’api, un processo che rompe la fibra, rendendola più tenera e consentendo una cottura volutamente rosata.

Il finale dolce arriva con un raviolo al cacao farcito con gianduia e nocciola, accompagnato da una cialda al cacao e da tartufo bianco. Un dessert intenso con un profilo aromatico veramente gustoso.

Segui Il Forchettiere su Google
Aggiungi Il Forchettiere alle tue fonti preferite per trovare più facilmente i nostri articoli nelle Notizie principali di Google.

Rimani aggiornato: iscriviti!

Norma Judith Pagiotti
Norma Judith Pagiotti
H collaborato con il Corriere dell'Umbria e Piacere Magazine. Scrive per Gambero Rosso, Identità Golose, Falstaff Italia e James Magazine. Laureata in lettere moderne e immersa nei racconti e nei libri da sempre. Un'apprendista sommelier italo messicana con la voglia di imparare sempre qualcosa di nuovo.

ARTICOLI SIMILI

Nel ristorante stellato Casa Mazzucchelli a Sasso Marconi (Bologna) il grano resta ma non è più un vincolo: Aurora e Massimo Mazzucchelli aprono una nuova stagione al vegetale, senza rinunciare ai piatti-manifesto che hanno costruito la storia del ristorante. Così ananas, tortelli, maccheroni e “La Colazione” raccontano un’idea di cucina in continua evoluzione

DELLO STESSO AUTORE

Continua a leggere

Figli d’arte, ma non fotocopie: la nuova generazione della ristorazione toscana

Dalla cucina alla sala, dalla pasticceria alla gestione: sempre più figli di chef e ristoratori stanno entrando nelle aziende di famiglia. Ma il passaggio di testimone non significa necessariamente replicare il mestiere dei genitori. Ecco 10 storie, tra quelli già affermati e chi si sta facendo le ossa

Da Pitagora a Gandhi. La lunga storia dell’idea vegetariana secondo Massimo Montanari

Rifiutare un pezzo di carne può significare cose molto diverse: può essere una prescrizione religiosa, una forma di disciplina del corpo, una scelta dettata dalla salute, una posizione morale nei confronti degli animali o perfino un gesto politico. È...

Cambiare senza tradire: a Casa Mazzucchelli la tradizione non sta mai ferma

Nel ristorante stellato Casa Mazzucchelli a Sasso Marconi (Bologna) il grano resta ma non è più un vincolo: Aurora e Massimo Mazzucchelli aprono una nuova stagione al vegetale, senza rinunciare ai piatti-manifesto che hanno costruito la storia del ristorante. Così ananas, tortelli, maccheroni e “La Colazione” raccontano un’idea di cucina in continua evoluzione