Partecipare a una degustazione di vino è un’esperienza arricchente, stimolante e utile, oltre che piacevole. Non sempre, però. Soprattutto se incappate in una delle sei situazioni (più una) che andiamo a raccontare, in grado di mettere a disagio anche il degustatore più scafato

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Che si tratti di una piccola cantina o di un colosso dell’enologia, prendere parte a una degustazione di vino (o come si usa dire adesso, un wine tasting) può essere un’esperienza in grado di arricchire il bagaglio sensoriale di chi vi partecipa. Si scopre la texture di un tannino, naturalmente, così come il sentore di asfalto bagnato e altre mirabili note olfattive. Ma ci sono situazioni che rischiano di minare il buon esito di una degustazione, e che rappresentano l’incubo dell’assaggiatore. Perché se il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, non è detto che non faccia anche le bottiglie scordandosi i cavatappi.

1) L’effetto domino

degustazione di vino

Sei lì, nel bel mezzo di una verticale di 12 annate di un pregiato vino rosso (ergo, particolarmente colorante). I calici sono disposti in due file da sei: praticamente un doppio plotone col fucile spianato. Ti distrai un attimo, la mano sfiora lievemente il primo calice sulla sinistra e parte un effetto-domino che in pochi secondi trasforma il tavolo di degustazione nel palcoscenico ideale per ogni surfista californiano che si rispetti. La legge di Murphy applicata al contesto impone che davanti a te, centrata dall’ondata di sangiovese, ci sia la persona con l’abito più costoso di tutto il parterre.

2) L’effetto scampanio

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Variante meno disastrosa del caso precedente. In questo caso la mano del malcapitato sfiora sì i calici, ma con la delicatezza che si richiede a un avvinazzato professionista. Il risultato è che i cristalli iniziano a toccarsi l’un l’altro come le sfere d’acciaio del pendolo di Newton, producendo uno scampanio che potrebbe agevolmente far da sfondo alla transumanza dei pastori della Val Brembana. Moltiplicate l’effetto di un “ding” per tutti i degustatori presenti e in abbinamento alla degustazione di vino avrete il vostro “adagio scampanato ma non troppo” in sol minore.

3) La domanda-non-domanda

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Poche cose possono davvero guastare una degustazione di vino quanto il tipo che – invitato, come tutti, a porre qualche domanda al padrone di casa dopo aver sorseggiato – si alza, afferra il microfono, esordisce con “volevo fare una domanda” e inizia un sermone dedicato all’azienda ospitante. Un monologo che in genere non scende sotto i 12 minuti, passando dalle lodi per la “squisita ospitalità” dei padroni di casa alla “splendida cornice” della location (spesso il salotto), fino a tuffi nel passato come “ricordo che vent’anni fa, mentre ero in vacanza a Chamonix con la mia prima moglie, assaggiai una bottiglia del suo vino che subito individuai come una delle etichette che avrebbero retto il passare del tempo acquisendo vieppiù sentori e note di carattere”. Il corollario è che, in un esercizio di telepatia collettiva involontaria, tutti i presenti penseranno all’unisono una sola parola: sticazzi.

4) L’interrogazione da liceo

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Il caso (quasi) contrario: il padrone di casa, improvvisatosi novello docente da scuole superiori al primo giorno di lezione, passa in rassegna tutti ed ognuno dei partecipanti alla degustazione di vino per chiedere – rectius, pretendere – una dotta valutazione sull’assaggio appena terminato. Se gli sventurati sono già noti, se la caveranno con un rapido passaggio di microfono sottolineando questo o quell’aspetto del vino: in questo caso, il successo dell’interrogazione è direttamente proporzionale all’ordine di chiamata. Il primo avrà svariati argomenti a cui attingere, che si andranno via via assottigliando allo scorrere delle posizioni. Col risultato che l’ultimo a dover parlare, per non ripetere cose già dette, dovrà azzardare un ardito paragone tra il suono cristallino del vino mentre viene versato e lo “sciabordare delle lavandare” di pascoliana memoria. Se i soggetti non sono tutti noti, l’interrogazione sarà preceduta da un interrogatorio: nome, cognome, testata di riferimento. Poi si passa al resto.

5) L’imbucato rivelato

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Tra giornalisti, appassionati, produttori, buyer, enologi, agronomi, wine-lovers, wine-blogger ecc… alle degustazioni di vino dalle maglie più larghe può talvolta aggirarsi un personaggio degno della massima considerazione: l’imbucato. Ne abbiamo parlato qui, ma repetita iuvant. In sintesi, si tratta di un soggetto senza particolari qualifiche o talenti professionali che, spacciandosi per giornalista o blogger, pretende di partecipare a una degustazione con l’unico scopo di arrivare in fondo per due motivi: mettere le mani sulla cena post-degustazione o, in alternativa, sull’immancabile bottiglia cadeau. Si rivela perché è quello con l’occhio annoiato fisso sullo smartphone, nonché il primo alla fila a fiondarsi sull’eventuale buffet e – nel caso dei più arditi – quello che al più prudente silenzio preferisce il racconto di mirabili degustazioni avvenute solo nella sua immaginazione.

6) Il marpio-degustatore

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Trattasi di personaggio di mezz’età, magari con un passato da tombeur de femmes ma con un desolante presente fatto di pancetta (sua, non di maiale…) e denti resi gialli dal passaggio di milioni di sangiovesi. Partecipa alla degustazione di vino con vivo interesse, che però scema rapidamente se a servire il vino è una donna di età compresa tra i 18 e i 45 anni. Tutto il resto non conta, così com’è del tutto indifferente l’avvenenza della fanciulla stretta nella provocante e sexy divisa da sommelier. Il nostro ineffabile marpio-degustatore sfrutterà i pochi secondi di ogni mescita per rivolgere alla sfortunata apprezzamenti, frizzi & lazzi, qualche amena considerazione sulla serata e – all’ultimo giro, costantemente ignorato – magari chiedere il numero di telefono o addirittura un appuntamento. La risposta più probabile? “I don’t speak your language, sorry” detto in evidente dialetto padano.

6 + 1) Il centometrista

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Finora abbiamo passato in rassegna i motivi di disagio di un wine-tasting causati dal degustatore. Ma c’è anche il caso in cui a complicare le cose ci si metta il padrone di casa. Nella foga di raccontare ognuno dei 12 vini presenti, il nostro produttore (o enologo, in subordine) liquiderà la degustazione in circa 15 minuti, dedicando cioè una media di 90 secondi a vino. Mentre lui snocciolerà in sequenza annata, uvaggio, giorno di vendemmia e note varie ed eventuali, per stare al suo passo il degustatore avrà 10 secondi per estrarre dai 12 calici quello giusto, facendo attenzione ai primi due effetti sopra descritti; osservare; annusare; degustare; ingoiare/sputare; riporre il calice nell’apposito scomparto; prendere qualche appunto per l’eventuale punto 4. Questo procedimento viene meglio se eseguito al ritmo di Gioca Jouer.

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