Al piano sotterraneo della Ménagere, a Firenze, sorgerà un Gentlemen’s Club esclusivo, dall’accesso soltanto su invito, con lounge bar, biliardo, fumoir e cantina

Ménagere

È la parte meno visibile di quel “luogo dei luoghi” frutto di un restyling che ha creato connessioni e intrecci tra gli spazi a più livelli. Ecco quindi coesistere all’interno della nuova Ménagere di Firenze un’area bar & cocktail, una galleria centrale che fa da “quinta” prospettica alla zona ristorante, con saletta privata che si estende fino allo chef’s table, mentre sull’altro fronte spicca il lunghissimo tavolo comune del bistrot in legno di quercia con una parete di vasi vintage in vetro.

Ma se altre sale sono ispirate alle business lounge aeroportuali anni ’60, è l’intero piano seminterrato a ritagliarsi il ruolo di “spazio nascosto” della nuova Ménagere. Passata la prima fase di rodaggio, infatti, qui infatti sorgerà un Gentlemen’s Club aperto solo ai membri di un circolo esclusivo. Potranno accedere i soci e gli amici di questi ultimi, secondo un sistema di inviti ancora allo studio della famiglia Manfredi, proprietaria della struttura.

Ménagere

In particolare, le fondamenta del locale – una volta adibite a cantine e cucine del palazzo e dove storicamente era ospitato un jazz club – sono state ripensate dalla proprietà come un circolo contemporaneo, ritrovo di un’élite cittadina (e probabilmente anche internazionale), che punta su una serie di attrattive.

Ménagere

A esempio, nella Ménagere nascosta c’è un’importante selezione di distillati, una cantina privata dedicata, una cinematografica sala biliardo nonché su un fumoir e cigar room dove trascorrere serate e dopocena in conversazione. Un ambiente raccolto, ovattato, dove lo studio di architettura e design di Claudio Nardi ha pensato a decori, tappezzerie di ispirazione anni ’40 per una situazione di massima privacy.

Resta da capire quando il Gentlemen’s Club sarà operativo, se funzionerà con un sistema di card rilasciate dalla Ménagere e come trovare un punto d’equilibrio tra l’esigenza di non allargare troppo la platea degli inviti e non limitarla eccessivamente. Un’idea, ad esempio, potrebbe essere di selezionare un numero iniziale di membri cui riconoscere un numero progressivo decrescente di inviti (es. i primi 10 possono invitare 3 persone ciascuno, questi solo 2 e questi ultimi un altro solo ospite, per un totale di 160 potenziali invitati).

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Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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