venerdì 11 Settembre 2026

Il Gusto di Xinge, a Firenze l’avanguardia estetica della cucina cinese

Come per il “Favoloso mondo di Amelìe”, il Gusto di Xinge a Firenze è la rappresentazione estetica dell’immaginifico universo della giovane chef cinese Xinge Liu

Poche tradizioni culinarie al mondo hanno saputo sviluppare e affinare in secoli di pratica un pregevolissimo senso estetico come quella cinese, tanto nel piatto – inteso sia come portata che come supporto materico – quanto in tutto ciò che lo circonda. A Firenze ne è testimonianza l’approccio che ha condotto la giovane Xinge Liu a creare all’inizio del 2023 il Gusto di Xinge in viale Belfiore, evoluzione gastronomica del corner take-away poco distante, diventato un caso mediatico a livello nazionale nonostante uno spazio non superiore a una manciata di metri quadri.

gusto di Xinge

Del resto, l’estetica non poteva far difetto a una personalità come quella di Xin Ge, arrivata in Italia per seguire gli studi di Fashion Design al Polimoda di Firenze, che si è ritrovata a condividere una passione per la cucina con il marito Lapo Bandinelli e a diventare insieme imprenditori della ristorazione. Se non si può dire che i suoi piatti siano disegnati a mano con lo stesso afflato con cui uno stilista progetta un abito, poco – pochissimo – ci manca.

gusto di Xinge

La cura e l’attenzione per la parte visuale dei piatti è evidente in piatti come il Dream of the Red Chamber, un albero di Lychees (foto in alto) da cui pendono polpette di scampi e mozzarelle fritte e acconciate a guisa dei tipici frutti tropicali. Il tutto è un richiamo a un’antica e conosciuta novella cinese che racconta la storia di una famiglia in grado, tramite il dono della condivisione, di superare ogni avversità.

gusto di Xinge

E se la cucina di Xin Ge trae spesso ispirazione da racconti gastronomici legati a territori geografici orientali come il Guangzhou o lo Sichuan, un altro piatto divenuto iconico del suo stile – che l’ha portata a farsi conoscere ben oltre i confini fiorentini – è l’ammiccante Pollo Shibari, legato da una corda, che unisce succulenza ad una non troppo celata ispirazione bondage.

E se alcuni piatti come il Sexy Bones (le costine di maiale cotte al vapore all’interno di una foglia di loto con aglio e fagioli neri fermentati) risultano un po’ ostici all’assaggio sia con le bacchette che con coltello & forchetta, ciò che si può perdere sul versante della fruibilità lo si guadagna – per l’appunto – in estetica.

Per chi ha conosciuto Il Gusto Dim Sum – la già menzionata prima esperienza di Xinge – un assaggio dei tradizionali piattini è un must, e possiamo confermare che il passaggio di sede non ha scalfito la qualità e la varietà dell’offerta. Discorso analogo sul fronte dei Bao, i piccoli e soffici panini rotondi molto popolari in Cina: al Gusto di Xinge vengono proposti con gli ingredienti più vari, dai canonici maiale o gamberi fino al foie gras e al tartufo toscano.

gusto di Xinge

Al di là dei piatti, comunque, ciò che conferisce un valore aggiunto al Gusto di Xinge è l’ambiente. Nonostante le grandi vetrate mostrino a un palmo il poco evocativo traffico fiorentino, l’atmosfera – l’immaginifico mondo di Xinge, potremmo dire, parafrasando il favoloso mondo di Amelìe – resta piacevole ed esotica. Non mancano versioni contemporanee delle lanterne cinesi, arredi vagamente vintage (in primis i vasi cinesi, lontani anni luce dagli stereotipi e dal bric-à-brac) calati nel contesto di un mood a cavallo tra il blu China e il mattone caldo.

gusto di Xinge

Sul versante della drink list, il bancone del Gusto di Xinge è appannaggio della bartender Alessia Di Bartolomeo, dopo la fase di start-up affidata alla consulenza di Julian Biondi: è lei l’artefice di una cocktail list che mescola ingredienti classici ad abbinamenti inusuali, ma sempre con una presentazione in linea con l’offerta gastronomica, ossia all’insegna dell’estetica. Nel Bittersweet dreams, ad esempio, torna il succo di litchee ad impreziosire un Negroni con gin pandan e vermouth cherry blossom.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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