sabato 24 Ottobre 2026
HomeLibri/cine/tv"Il gusto dell’ospedale"...

“Il gusto dell’ospedale” nel nuovo appuntamento di Mangiarsi le Parole

Mangiarsi le Parole torna il 20 novembre con A. Osea Mansi, autore di Semolino, purè, mela cotta; Viaggio sapienziale tra i sapori d’ospedale

“Mangiarsi le Parole” torna giovedì 20 novembre con il suo settimo -e penultimo- appuntamento, ospitando all’Istituto Alberghiero Aurelio Saffi di Firenze (via del Mezzetta 15, San Salvi) Antonio Osea Mansi, autore di Semolino, purè, mela cotta – Viaggio sapienziale tra i sapori d’ospedale (Bookabook). A dialogare con lui saranno Domenico Guarino e Rossella Bartolozzi. La presentazione inizierà alle 17.00 seguita, come di consueto, alle 19.00 dalle degustazioni ispirate al libro, ideate e preparate dagli studenti delle classi quarte e quinte.

Il gusto dell’ospedale: Mansi protagonista del nuovo appuntamento di Mangiarsi le Parole

Il nuovo appuntamento della rassegna parte da una frase che tutti abbiamo pronunciato almeno una volta: “Sembra cibo da ospedale”. È proprio da questo luogo comune che si sviluppa il racconto di Mansi, nato durante un ricovero improvviso e trasformato dall’autore in un viaggio ironico e sorprendente nel mondo del vitto ospedaliero.

Semolino, purè, mela cotta

Nei suoi capitoli – narrati come un reality gastronomico, un romanzo di formazione e un diario febbrile illuminato dagli effetti del cortisone – il cibo più semplice diventa occasione di riflessione, memoria e cultura. Tra semolini mistici, polpettoni rassicuranti, mele cotte che sfidano la pazienza e fagiolini dal comportamento sospetto, Mansi indaga con intelligenza e autoironia la capacità del gusto di aprire mondi inattesi. Ogni piatto diventa spunto per digressioni che oscillano dalla poesia alla fisica, dalla filosofia alla cultura pop, ribaltando lo stereotipo del vassoio ospedaliero come simbolo di tristezza e rinuncia.

Come sempre accade in “Mangiarsi le Parole”, la lettura si tradurrà poi in esperienza concreta: gli studenti dell’Alberghiero Saffi proporranno la loro reinterpretazione gastronomica dei sapori del libro, trasformando semolino, purè e mele cotte in un percorso di degustazione capace di mostrare come anche la semplicità più assoluta possa diventare creatività.

Ideata da Domenico Guarino e prodotta da Pamela Panico, la rassegna prosegue così il suo viaggio tra parole e cucina, ribadendo un principio fondante: il cibo non è spettacolo, ma cultura, memoria, convivialità. Il 20 novembre, tra le corsie di un ospedale trasformate in letteratura e una cucina che dà nuova voce ai piatti più umili, “Mangiarsi le Parole” invita ancora una volta a nutrirsi davvero: di storie, sapori e relazioni.

Segui Il Forchettiere su Google
Aggiungi Il Forchettiere alle tue fonti preferite per trovare più facilmente i nostri articoli nelle Notizie principali di Google.

Rimani aggiornato: iscriviti!

Antonio Galdi
Antonio Galdi
Antonio Galdi, classe 00, si laurea nel 2022 in scienze gastronomiche mediterranee presso l’università di Napoli Federico II. Inizia a lavorare come aiuto cuoco in vari alberghi e ristoranti ma dopo un master in critica enogastronomica, inizia a pubblicare i suoi primi articoli. Adora la cultura pop legata al cinema, alla musica e alla letteratura italiana.

ARTICOLI SIMILI

Rifiutare un pezzo di carne può significare cose molto diverse: può essere una prescrizione religiosa, una forma di disciplina del corpo, una scelta dettata...

DELLO STESSO AUTORE

Continua a leggere

Essenza, con Stefano Cavallini a Borgo Pignano il girarrosto torna protagonista

Lo chef Stefano Cavallini, primo italiano a conquistare una stella Michelin all’estero, torna a Firenze alla guida del ristorante di Borgo Pignano Florence: una cucina essenziale tra cotture allo spiedo, servizio al tavolo e memoria gastronomica.

50 Best, Ana Roš si sfila: «Preferisco investire nel ristorante, non nella visibilità»

La chef slovena di Hiša Franko non andrà alla cerimonia di Lima del 4 novembre. Nel mirino non c'è la qualità dei colleghi, ma il tempo e le risorse che i ristoranti devono dedicare a eventi, viaggi stampa e campagne promozionali per restare nel radar della gastronomia internazionale.

Antropologia della pizza tonno e cipolla. Storia di un pregiudizio napoletano

Venticinque anni fa, in una pizzeria di Verona, la mia allora fidanzata ordinò una pizza tonno e cipolla. Io rimasi scioccato. E non mancai di farglielo notare, con quella fastidiosa sicumera che soltanto un napoletano convinto di conoscere tutto...