Si tratta senza dubbio del prodotto italiano più imitato al mondo, con decine di falsi che nel tempo sono spuntati come funghi dalla Germania all’Ecuador alla Cina. Combattere contro le imitazioni è uno dei compiti principali del Consorzio Parmigiano Reggiano, soprattutto attraverso azioni legali.
In occasione del Summer Fancy Food Show di New York si è tornato a parlare di sicurezza alimentare e contraffazione: il Consorzio ha diffuso i risultati della sua collaborazione con due aziende, l’olandese Kaasmerk Matec e l’americana p-Chip Corporation, per il lancio di un’innovativa etichetta digitale allo scopo di rendere ancora più tracciabile e sicuro il Parmigiano Reggiano DOP. La nuova tecnologia digitale offre una garanzia in più sull’autenticità del formaggio, nell’interesse dei produttori, di tutta la catena distributiva e del consumatore finale.

Come funziona? Si tratta di un microchip – più correttamente un micro-transponder – grande come un granellino di sale, che viene inserito nella placca di caseina di ogni forma di parmigiano. Sulla placca, realizzata con proteine del latte e quindi edibile e sicura, è già presente un codice alfanumerico unico e progressivo e un QR code: costituiscono la carta d’identità del formaggio che, in ogni momento e in ogni luogo, rende possibile identificarne l’origine.

Ora, questo sistema viene portato a un livello superiore grazie proprio a un micro-transponder digitale integrato nella placca di Caseina. L’innovazione consiste nella combinazione della placca di caseina con il micro-transponder: questo nuovo “tag” è scannerizzabile, altamente resistente ed offre una tecnologia di tracciabilità di nuova generazione al Consorzio del Parmigiano Reggiano.
La digitalizzazione del processo di tracciabilità è stata progettata per “trasmettere il valore del nostro prodotto a livello globale e distinguerlo da prodotti simili presenti sul mercato che non soddisfano i nostri severi requisiti di produzione e area di origine”, ha affermato in il presidente del Consorzio Nicola Bertinelli.

