lunedì 26 Ottobre 2026
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Jan Švankmajer, l’istinto, la fame e il cibo. Per stomaci (molto) forti

Cibo e cinematografia trovano nel regista praghese Jan Švankmajer un punto d’incontro tutt’altro che comodo. Il cortometraggio Food (1992) affronta il tema delle relazioni interpersonali attraverso la lente di una nutrizione che diventa al tempo stesso rito, strumento e metodo di sopraffazione. Per stomaci molto forti
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Parlare di cibo può significare raccontare luoghi e personaggi, è vero, così come film o libri che trattano una delle mille sfaccettature di questo sempiterno universo. Tuttavia talvolta capita che il punto di osservazione cambi radicalmente, e che tutto ciò che abbiamo sempre dato per scontato possa per un attimo cedere il passo a una visione alternativa del cibo e di cosa esso rappresenti. Questo è più o meno ciò che accade con chi si trova per la prima volta faccia a faccia con l’opera del regista ceco Jan Švankmajer: il cibo e la cinematografia trovano nell’anziano artista praghese un punto d’incontro tutt’altro che comodo.

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Švankmajer si è guadagnato una reputazione internazionale dopo diversi decenni di lavoro e grazie alla sua tecnica dello stop-motion, oltre che per la capacità di creare immagini surreali, da incubo, e tuttavia in qualche modo buffe. Se alcuni suoi lavori sono più prossimi al genere horror – pensiamo a Šílení, ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe e del Marchese de Sade – altri toccano più da vicino il mondo del cibo. Qui si ritrovano alcune delle caratteristiche dei film di Švankmajer, ossia i suoni esasperati e che creano sempre un effetto assai strano in tutte le scene in cui qualcuno si ciba; sequenze molto accelerate quando le persone camminano o interagiscono tra loro; oggetti inanimati che prendono improvvisamente vita attraverso la stop-motion.

Jan Švankmajer

Il cibo e l’atto del mangiare, nelle opere di Švankmajer, ricoprono un ruolo fondamentale: come il sesso e l’evacuazione, in fondo, è ciò che ci ricorda che siamo bestie. Il regista lo utilizza in maniera satirica per dipingere un’umanità in preda ad istinti brutali, al di là delle differenze di classe e di qualsiasi sovrastruttura. Ecco allora come il cortometraggio Food (1992) affronta il tema delle relazioni interpersonali attraverso la lente di una nutrizione che diventa al tempo stesso rito, strumento e metodo di sopraffazione. Per stomaci molto forti. Il cortometraggio è diviso in tre episodi: la colazione, il pranzo e la cena.

La colazione di Jan Švankmajer

Jan Švankmajer

Nel primo caso (qui il video) un uomo è… letteralmente chiamato a fornire la colazione al prossimo, con costui in attesa di diventare a sua volta fornitore di colazione per l’avventore successivo, e così via in un circolo senza fine. Un grigio sistema a catena di montaggio che poco ha a che fare con la colazione in sé – ridotta a mero pasto fugace, meccanico, impersonale, stereotipato – ma che spinge a riflettere sull’alienazione del rapporto tra uomo e uomo, sulla mercificazione e sulle differenti prospettive.

Il pranzo di Jan Švankmajer

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Nell’episodio centrale (qui il video), dedicato al pranzo, i due commensali non conoscono altra dimensione che la fame sconfinata, a fronte dell’incomunicabilità con il cameriere, quasi un Godot senza occhi né orecchie. Ma l’estrazione sociale tra i due è palesemente differente, e alla fine sarà il borghese uomo d’affari, con un trucco subdolo, ad avere la meglio – anche qui, letteralmente – sul vagabondo.

La cena di Jan Švankmajer

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Il terzo e ultimo episodio (qui il video) ricorda – almeno nella fase iniziale – un celebre sketch dei Monty Python, quello del signor Creosoto (anch’esso poco adatto a stomaci delicati o ad educande) ma poi prende una piega decisamente cruda. Anche qui, tutto gira intorno all’atto del mangiare che passa da quotidiano momento di nutrizione a paradossale e cinica metafora dell’umanità intera.

Al di là di Food, il cinismo dell’animatore praghese emerge in maniera dirompente anche nel folgorante Meat Love (Zamilované maso, 1988), ironica declinazione della vanitas e del memento mori.

 

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