lunedì 26 Ottobre 2026
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La lobby degli allevatori di carne

Uno studio appena pubblicato dimostra la sproporzione di forze tra gli allevatori di carne e i produttori di carni vegetale, soprattutto in termini di influenza politica

Se proprio ieri parlavamo di carne a base vegetale, oggi viene reso pubblico uno studio che punta i riflettori sul potere delle industrie della carne e dei latticini nell’Unione Europea e negli Stati Uniti, e su come questi esercitino la loro influenza politica per ostacolare la concorrenza creata dalle innovazioni tecnologiche.

Pubblicato sulla rivista scientifica One Earth, lo studio prende in considerazione la pressione esercitata attraverso il lobbying, i sussidi e la legislazione, e mostra come gli allevatori di bestiame europei hanno ricevuto finanziamenti pubblici 1200 volte superiori rispetto ai produttori di carne a base vegetale. Negli Stati Uniti, gli allevatori di animali hanno ottenuto finanziamenti pubblici 800 volte superiori e hanno speso per il lobbying del loro governo una cifra 190 volte superiore rispetto ai produttori di carne a base vegetale e tre volte superiore ai lobbisti di Bruxelles. Lo studio ha analizzato le principali politiche agricole della UE e degli Stati Uniti dal 2014 al 2020, scoprendo che l’importo di denaro pubblico speso per le alternative a base vegetale era appena di 42 milioni di dollari – lo 0,1% dei 40 miliardi spesi per carne e latticini. In Europa, gli allevatori di bovini hanno ottenuto almeno il 50% del loro reddito da sovvenzioni dirette.

Un’infografica che mostra la differenza di trattamento economico tra allevatori di carne e produttori di carne alternativa

È ormai noto da tempo che la riduzione del consumo di carne nelle nazioni ricche è fondamentale per affrontare la crisi climatica: ridurre il consumo di carne e latticini riduce l’inquinamento, l’uso di suolo e acqua e la distruzione delle foreste, e gli scienziati sono concordi nel sostenere che questo sia il modo più significativo affinché i popoli riducano il loro impatto negativo sul pianeta.

Gli autori dello studio, il belga Eric Lambin e l’italiana Simone Vallone, dell’Università di Stanford, sostengono senza mezzi termini che “il potere del settore dell’allevamento animale, sia negli Stati Uniti che in Europa, e l’influenza politica che hanno è semplicemente gigantesca“. Aggiungono: “Abbiamo scoperto che gli ostacoli straordinari all’espansione delle tecnologie alternative sono legati alle politiche pubbliche che finanziano ancora massicciamente il sistema esistente, quando invece sappiamo che esso stesso è parte del problema in termini di cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e alcuni problemi di salute“. 

“In questo momento, non c’è affatto un campo di gioco equo“, hanno proseguito i due autori: “Al nuovo settore deve essere data la possibilità di espandersi e aumentare l’efficienza. Dopo di ciò, i consumatori giudicheranno se gli piace o no, e gli scienziati giudicheranno se è davvero migliore per l’ambiente e per la salute. Ma se non può nemmeno svilupparsi a sufficienza per poter fare questa valutazione, sarà un‘opportunità persa per passare a un sistema alimentare sostenibile“.

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Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

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