Vino, Umbria sul tetto d’Italia: il Rubesco Riserva “Vigna Monticchio” 2016 di Lungarotti è stato incoronato miglior vino rosso del nostro Paese. Storia, curiosità e aneddoti che ne spiegano il successo

Ogni anno la rivista Gentleman, del gruppo Milano Finanza, incrocia i punteggi di Vini d’Italia (Gambero Rosso), Vitae (AIS), I Vini di Veronelli, Bibenda (FIS), Annuario dei Migliori Vini Italiani (Luca Maroni) e Guida Essenziale ai Vini d’Italia (Daniele Cernilli) e stila la classifica dei migliori 100 rossi italiani: a guidare quella del 2021 c’è il Rubesco Riserva “Vigna Monticchio” 2016 di Lungarotti, ex aequo con il Bolgheri Sassicaia 2017 di Tenuta San Guido.

Il Rubesco, vino di punta di Lungarotti, è un rosso iconico. Nato nel 1962, a partire da un nuovo modo di coltivare la vigna e, in particolare, da una vinificazione innovativa, non più approssimativa ma rigorosa, basata su tecnologie enologiche aggiornate e consapevoli, deve tutto a Giorgio Lungarotti, fondatore dell’azienda. Nello specifico, la Riserva “Vigna Monticchio” è frutto di una grande intuizione di quest’ultimo, che riconobbe per primo lo straordinario valore delle uve sangiovese raccolte nell’omonima vigna sulle colline di Torgiano.

Battezzato con il nome Rubesco – dal latino rubescere, cioè arrossire – dalla moglie di Giorgio Lungarotti, il vino reca da sempre in etichetta un particolare della Fontana Maggiore di Perugia ove è raffigurata la vendemmia, a voler preservare il solido legame con le origini e con la storia. Profondo, strutturato, complesso, di grande concentrazione e lunga persistenza, il Rubesco Riserva “Vigna Monticchio” esprime a pieno il carattere della terra natia e della sua gente, riuscendo a coniugare sapientemente prestanza e garbo, vigoria e amabilità.

L’azienda Lungarotti, guidata oggi dalle figlie di Giorgio Lungarotti, Chiara e Teresa, è stata inserita dal Wine Spectator tra le migliori cantine d’Italia, conta al momento due Tenute – una a Torgiano e una a Montefalco – e, da sempre all’avanguardia sul fronte del rispetto dell’ambiente, ormai da molti anni mette in atto una viticoltura ecosostenibile. Inoltre, su esortazione della moglie di Giorgio Lungarotti, Maria Grazia, l’azienda si è fortemente impegnata nella fondazione di due musei, quello del Vino e quello dell’Olivo e dell’Olio, diventati in breve tempo un vero e proprio case history.

Questo nuovo riconoscimento, quindi, non solo premia il lavoro della famiglia Lungarotti e dei suoi tanti collaboratori, ma dà anche credito a un’intera storia di affermazione e successo. La memoria di quest’ultima è gelosamente conservata nel “caveau” aziendale, una grotta con un lungo corridoio in cui riposano le vecchie annate delle grandi riserve di Rubesco, dai primi anni ’60 ad oggi. Da qui, insieme alle bottiglie, escono ogni volta suggestioni, ricordi, narrazioni.

Il Rubesco Riserva “Vigna Monticchio” 2016 lascerà le cantine aziendali e sarà quindi commercializzato subito dopo l’estate. Anche l’annata 2015, quella attualmente in vendita, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, come il secondo posto nella Top 100 di Gentleman del 2020.

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Martina Franceschi
"Galeotto fu per lei il Montepulciano d'Abruzzo 2009 di Emidio Pepe": così, con una parziale citazione, si potrebbe iniziare a raccontare quello che è stato, per Martina, un cambio di passo. Nata a Terni nel 1984, benché gli studi universitari in Biologia sembravano portarla altrove, Martina infatti ha lavorato qualche anno come autrice televisiva per poi - con quel "famoso" calice in mano - decidere di iscriversi a un corso della Fondazione Italiana Sommelier. Ancora fresca di diploma, si è fin da subito impegnata nella divulgazione enogastronomica e poi è entrata a far parte, in qualità di Editor e Wine Specialist, della grande distribuzione, italiana e internazionale. Oggi, per lavoro e per inclinazione, si occupa in particolare dei piccoli produttori, degli artigiani della vigna e dei loro vini coraggiosi.

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