La rivista inglese Drinks International celebra il “sorpasso” del Negroni sull’Old Fashioned, sancendo il primato del cocktail italiano ideato 102 anni fa a Firenze dal conte Camillo

negroni ph. Michele Tamasco

Ci ha messo 102 anni, ma finalmente il Negroni è il cocktail più ordinato al mondo. Il drink inventato dall’omonimo conte fiorentino nel 1919 ha scalzato l’Old Fashioned dal trono ed è stato incoronato dagli esperti del magazine inglese Drinks International che ogni anno premia le miscelazioni più amate al mondo. Il 7 gennaio la rivista ha annunciato il passaggio di consegne, riportando i risultati delle interviste ai cento cocktail bar più importanti a livello globale, cui è stato chiesto di segnalare i gusti dei propri ospiti. Nel ranking dei cocktail più bevuti al mondo, quest’anno per la prima volta si celebra l’italianissimo drink, la cui storia sembra fatta apposta per ispirare i romanzieri.

negroni ph. Michele Tamasco

Quella del Negroni, in fondo, è la narrazione di una vita straordinaria – quella del conte Camillo, nato e morto sulle rive dell’Arno – ricca di colpi di scena e passaggi inaspettati. Se l’inizio e la fine della sua epopea si svolgono proprio nel capoluogo toscano, tutto ciò che sta in mezzo è un viaggio che a oltre cent’anni di distanza ancora affascina gli amanti del bere miscelato. Anche dopo un secolo dalla sua nascita, infatti, il cocktail che porta il suo nome non ha perso nulla del suo appeal internazionale: appena poche settimane fa, ad esempio, è stato protagonista di una puntata della serie tv Netflix “La casa di carta”, dove Berlino arriva a distruggere un bar proprio perché gli era stato servito un Negroni non all’altezza.

targa centenario del negroni

E dire che tutto ha origine a Firenze, dove il conte Negroni nasce da nobile discendenza, padre italiano e madre inglese. D’animo romantico e irrequieto, da giovane si mette nei guai per faccende di cuore e – come usava all’epoca – costretto a partire per salvare l’onore. Da qui comincia il suo viaggio, in Wyoming a fare il cow-boy, a New York a insegnare scherma e a Londra a frequentare i salotti dell’alta società. Ritorna a Firenze arricchito d’esperienza e di buon gusto, anche nel bere. Il conte era solito sostare in via Tornabuoni al Caffè Casoni, dove oggi – caso unico in Italia – una targa celebra la nascita del drink.

In un’epoca in cui tutti ordinavano le bevande più alla moda, ossia l’Americano (Vermouth e Bitter), in un pomeriggio di maggio il conte Camillo convinse il giovane barista Fosco Scarselli ad aggiungervi l’inglesissimo Gin, omaggio ai suoi viaggi o alle sue origini, chissà. Per distinguersi dagli altri avventori, il conte amava guarnirsi i cocktail con una fetta d’arancia, tocco finale ideale per quel mix secco e deciso appena inventato. In breve tempo questa versione dell’Americano conquistò tutti. Era il 1919 quando per la prima volta quel cocktail fu servito, e oggi – centodue più tardi – in tutto il mondo lo chiamano con il suo nome: un Negroni, please.

Ma come siamo arrivati al top mondiale? “Nel mondo del bar, come in quello della cucina – spiega l’esperto Federico Bellanca – c’è stata un’evoluzione del palato medio. Se negli anni Novanta si bevevano principalmente cocktail dolci per nascondere la gradazione, oggi invece il mercato è più maturo: la nota amaricante e botanica tipica della liquoristica italiana è sempre più ricercata nella miscelazione moderna. Ciò è per l’Italia non solo motivo di vanto, ma anche fonte di ritorno economico: vermouth e bitter sono due eccellenze made in italy, mentre col boom dei craft gin è possibile bere quasi in ogni bar un Negroni 100% italiano. Infine – conclude Bellanca – il primato dell’Old Fashioned era tenuto su soprattutto dagli Usa, dove il drink a base di whiskey americano è piuttosto diffuso. Il successo del Negroni invece è veramente globale, dalla Cina all’Australia”.

La ricetta: il Negroni d’autore

Fig leaves Negroni

di Dom Carella (Carico, Milano)

3 cl di bitter Amaranto
4 cl di vermouth Nonis Februariis
2 cl di gin Upperhand

Preparare un batch che verrà infuso poi per 48 ore con foglie di fico secche. Una volta pronta l’infusione lavorare 9 cl di prodotto come fosse un Negroni classico. Preparare in stirring o throwing e servirlo in ghiaccio, guarnendo con una foglia di fico fresca modellata a piacimento.

Articolo precedenteCasa Ciabattini, a Firenze la sfida “giovane” della trattoria contemporanea
Articolo successivoFermenthinks, nuova sfida per il distillatore Stefano Cicalese (e due bartender)
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

Rispondi