domenica 25 Ottobre 2026
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Pascoli & formaggi: a Calascio la scuola per formare i pastori del futuro

Nel 2026, che l'ONU ha nominato Anno internazionale dei Pascoli e dei Pastori, sono in partenza ad aprile sei masterclass a cura di Slow Food Italia e D.R.E.Am Italia rivolte ad aspiranti pastori under 40

A Calascio, sulle pendici del Gran Sasso, c’è una scuola dove si studia un mestiere antico guardando al futuro. È la “Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva”, nata da un progetto di Slow Food e D.R.E.Am Italia finanziato dal PNRR nell’ambito delle misure per l’attrattività dei borghi.

Nella scuola di Calascio si studia la pastorizia da molte prospettive: dalla gestione del pascolo alla tutela della biodiversità, dalla produzione alimentare sostenibile fino alla valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti. L’obiettivo è duplice: da una parte offrire strumenti concreti a chi vuole intraprendere o aggiornare l’attività pastorale, dall’altra contribuire a costruire una nuova narrazione del mestiere del pastore, proposto come una figura chiave per la gestione sostenibile dei territori montani. Il piccolo borgo abruzzese, affacciato sugli altipiani del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, diventa così un vero e proprio laboratorio a cielo aperto dove tradizione e innovazione si incontrano.

Dopo le prime due sessioni svolte nell’autunno scorso, la scuola riprende le attività nel 2026 con sei masterclass che alterneranno momenti teorici e attività sul campo. Le lezioni inizieranno il 9 aprile e affronteranno diversi aspetti della pastorizia contemporanea: dalla progettazione delle imprese alla produzione dei formaggi, dalla tutela della biodiversità nei pascoli alla convivenza con i predatori, dal turismo rurale alle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. L’idea è quella di costruire un percorso capace di unire il sapere tradizionale della pastorizia con strumenti e competenze più attuali, indispensabili per affrontare le sfide contemporanee.

La scuola si rivolge a pastori e pastore già attivi, ma anche a chi desidera intraprendere questa professione per la prima volta, oltre che a studenti e studentesse di discipline ambientali e agro-forestali, professionisti del settore, dipendenti pubblici e personale delle aree protette interessati alla gestione sostenibile del territorio. Dà priorità a chi vive in Abruzzo e ha meno di quarant’anni.

Le prime sessioni hanno già raccolto esperienze significative. Tra i partecipanti c’è la giovane Giorgia D’Amato, che ha alle spalle una famiglia abituata a lavorare con animali e greggi. “Ho deciso di iscrivermi a questa scuola per restare al passo coi tempi e per imparare qualcosa in più oltre a quello che mi hanno trasmesso mio nonno e mio papà”, racconta. Per Francesca Paciocco, studentessa in Scienze forestali e ambientali, la scuola rappresenta anche un’occasione per contribuire alla tutela del territorio in cui è cresciuta: “Ho il cuore in Abruzzo, specialmente su queste montagne – spiega – Un’iniziativa come questa è vitale per la sopravvivenza di ambienti preziosi: dobbiamo tornare alla montagna e non solo la domenica per una passeggiata. Occorre far rifiorire ambienti antichi, far ripartire piccole aziende, far capire alle persone cosa c’è intorno a un pezzo di formaggio”. C’è poi chi arriva da più lontano ma con la stessa motivazione. Il trentino Alex Beltempo alleva capre di razza Pezzata Mochena, una varietà autoctona inserita nell’Arca del Gusto di Slow Food: “Sono qui per imparare, perché, come in tutti i settori, occorre essere formati e aggiornati”.

Investire sulla formazione dei pastori del futuro può avere ricadute positive sull’intera comunità. La pastorizia estensiva viene sempre più riconosciuta come un modello di sviluppo sostenibile. Il lavoro dei pastori contribuisce a preservare la biodiversità e contrastare l’abbandono delle terre alte, generando allo stesso tempo nuove economie locali. Non è un caso che l’ONU abbia nominato il 2026 l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, riconoscendo il ruolo strategico degli allevatori montani per la sicurezza alimentare, la tutela degli ecosistemi e il futuro delle comunità rurali.“Il pastore ha un ruolo strategico nella conservazione del paesaggio e della biodiversità – conferma Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia – Per questo occorrono nozioni diverse, oltre a saper gestire bene un gregge, che spaziano dalle scienze veterinarie alla botanica, passando dalla conoscenza delle normative che regolano il settore dell’allevamento e della trasformazione dei prodotti”.

Così, tra pascoli d’alta quota, antiche rotte della transumanza e nuove prospettive professionali, la scuola di Calascio diventa molto più di un semplice percorso formativo: un tentativo concreto di restituire valore a un mestiere antico e di immaginare nuove possibilità per le montagne italiane.

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Silvia Casagrande
Silvia Casagrande
Nata a Verona, si laurea in Comunicazione e giornalismo a Siena e collabora con l'Unità. Dopo varie vite tra Firenze, Bologna e Granada, dal 2024 torna ad occuparsi di giornalismo enogastronomico collaborando con Cibo Today e Il Forchettiere. Non ha mai smesso di interessarsi al cibo, soprattutto quando racconta l'identità di un territorio e la sua evoluzione in ottica multiculturale. È appassionata di cucina vegetale e sostenibile.

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