lunedì 26 Ottobre 2026
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Piantare patate su Marte? Secondo Stefania De Pascale è possibile

Esce oggi, per i tipi di Aboca, il nuovo saggio di Stefania De Pascale, agronoma e "futurologa"

Il riferimento al film di Ridley Scott “The Martian“, in cui un solitario Matt Demon sopravviveva su Marte riuscendo a coltivare patate, è immediato. Ma il nuovo libro di Stefania De Pascale – agronoma dell’Università di Napoli e direttrice di diversi progetti di ricerca con L’Agenzia Spaziale Italiana e la European Space Agency – non è un libro di fantascienza, sebbene non sia privo d’immaginazione. Piantare patate su Marte è un titolo che va preso alla lettera. Un’opera che fonde appunto immaginazione e scienza, e vi aggiunge una profonda riflessione sul futuro dell’umanità.

Secondo la De Pascale, infatti, coltivare patate su Marte non è solo un’idea bizzarra o fantascientifica, ma un simbolo delle potenzialità umane quando scienza e determinazione si uniscono. L’autrice, con il suo stile accessibile e al tempo stesso rigoroso, riesce a catturare l’interesse sia degli appassionati di scienza che di coloro che cercano una lettura stimolante e visionaria.

Il libro è una guida attraverso le molteplici sfide che comporta la coltivazione di cibo in un ambiente così ostile come Marte o la Luna. De Pascale descrive in dettaglio le difficoltà che si devono affrontare, come la mancanza di un’atmosfera respirabile, le temperature estreme e l’intensa radiazione solare. Ma ciò che rende il libro davvero avvincente è il modo in cui queste sfide vengono affrontate con soluzioni innovative e scientificamente fondate

“Non è la tecnologia che ci limita, ma la nostra capacità di immaginare l’uso che ne possiamo fare,”

scrive De Pascale, sottolineando il potere della creatività umana.

Una delle qualità più distintive del libro è il suo approccio multidisciplinare. Non si limita a trattare l’aspetto tecnico della coltivazione su Marte, ma esplora anche le implicazioni etiche e filosofiche di un’impresa del genere. De Pascale si interroga su cosa significhi realmente portare la vita su un altro pianeta e se abbiamo il diritto di trasformare un ambiente alieno per i nostri scopi. Queste riflessioni aggiungono una profondità al libro che lo eleva oltre la semplice divulgazione scientifica, rendendolo una lettura obbligata per chiunque sia interessato al futuro dell’umanità e del nostro pianeta.

La narrazione è supportata da numerose citazioni di studi scientifici e articoli accademici, che conferiscono al libro una solida base di credibilità. Tuttavia, De Pascale riesce a mantenere un tono leggero e coinvolgente, senza mai cadere nella trappola del tecnicismo eccessivo. Questo equilibrio tra precisione scientifica e accessibilità rende il libro una lettura godibile per un pubblico ampio, dai giovani studenti agli adulti curiosi.

Un altro aspetto affascinante del libro è la sua capacità di ispirare. De Pascale non si limita a descrivere ciò che è possibile fare oggi, ma guarda al futuro con ottimismo e audacia.

“Il sogno di coltivare su Marte non è solo un esercizio di fantasia, ma un obiettivo raggiungibile con il giusto impegno,”

afferma l’autrice. Questo messaggio di speranza è particolarmente rilevante in un’epoca in cui le sfide globali, come il cambiamento climatico e la sostenibilità, sembrano minacciare il nostro stesso futuro.

Il libro è ben strutturato, con capitoli che seguono un filo logico e che spiegano passo dopo passo al lettore uno dei futuri possibili dell’umanità. Insomma Piantare patate su Marte è un’opera che riesce a combinare la scienza con la visione, la tecnica con la filosofia. Stefania De Pascale ci offre non solo un’idea di come potrebbe essere il futuro, ma ci sfida a ripensare il nostro rapporto con la natura e il nostro ruolo nell’universo. È un libro che ispira, che stimola la mente e che ci ricorda che, con sufficiente ingegno e determinazione, anche le sfide più grandi possono essere superate.

“Su Marte, come sulla Terra, tutto è possibile,”

conclude l’autrice, lasciandoci con una nota di speranza e ambizione che risuonerà a lungo dopo l’ultima pagina.

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Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

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